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Flavio Massazza - una storia di sabbia (1 m3) Stampa
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Scritto da Tartamella   
Giovedì 21 Luglio 2011 06:19

 

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UNA STORIA DI SABBIA (1 m3)

di Flavio Massazza
Cascina Macondo - Scritturalia domenica 8 novembre 2009




La betoniera ruggiva, lo stridio del motore che pompava il cemento nella lunga proboscide sembrava il verso di un antico animale dal collo lunghissimo che riversava i suoi umori sulle alte impalcature di ferro a merletti.
Giorgio sentì una corrente di aria fredda e alzò gli occhi dal tavolo scassato che serviva da scrivania, il suo vice entrò trafelato.
Lo guardò con aria interrogativa, voleva dirgli di chiudere la porta, ma fu interrotto:
“Capo, siamo senza sabbia”
“Ma se c’è una betoniera con venti metri cubi di cemento, cosa ne fai della sabbia?”
“È per la calce, per quel lavoro da fare sul vecchio muro di confine, abbiamo promesso di farlo oggi, se no il proprietario del muro, il colonnello, va in escandescenze e ci fa i dispetti ed è l’ultima cosa che vogliamo”
“Ma chi usa ancora la calce?”
“Bisogna farlo all’antica con grassello e sabbia, il grassello c’è, ma la sabbia no, bisogna ordinarla subito, almeno un metro cubo”
“Va beh… ci penso io, costerà una fortuna il trasporto. Chiudi la porta quando esci, che qui fa un freddo cane.”
Il capo cantiere alzò la cornetta, ma nessun suono uscì dall’apparecchio, schiacciò nervosamente il pulsante più volte, ma non succedeva nulla. La linea era di nuovo interrotta e il suo cellulare era a casa.
Ne approfitto e vado a prendere un caffè, pensò.
Nel primo pomeriggio il sole aveva scaldato il terreno e l’aria era tiepida. Giorgio camminava lentamente respirando a pieni polmoni nel viale che costeggiava il cantiere e si chiedeva perché il box che gli faceva da ufficio fosse stato sistemato apposta per essere sempre in ombra.
Il bar era deserto, solo un uomo di spalle era appoggiato al bancone.
Quando sentì la voce di Giorgio che ordinava il caffè si voltò verso di lui, lo guardò un attimo e sorrise: “Giorgio, come stai, saranno più di dieci anni che non ci si vede.”
Giorgio lo guardo terrorizzato, non si ricordava più minimamente chi fosse e come si chiamasse. Gli rispose a monosillabi stando sul generico e bevve il caffè velocemente chiedendo subito al barista dove era il telefono.
“Mi spiace, è guasto, ma c’è una cabina nella piazza, saranno cento metri a destra.”
Giorgio pagò, fece un cenno all’amico mai visto e via verso la cabina.
Ora il suo passo era più veloce e accelerava scoprendo che i centro metri del barista dovevano essere moltiplicati almeno per sei.
Naturalmente la cabina era guasta, ossia aveva il filo che unisce l’apparecchio alla cornetta tranciato di netto.
Giorgio cominciava a essere nervoso.
Vide un signore distinto che si avvicinava.
“Mi scusi ho una emergenza, può prestarmi il suo telefonino per fare una telefonata?”
L’uomo lo squadrò dalla testa ai piedi:
“Dove?”
“Qui, adesso.”
L’uomo lo guardò irritato
“Dove vuol telefonare?”
“Solo qui, in città, devo solo ordinare un metro cubo di sabbia.”
L’uomo lo guardo con sospetto.
“Va bene, però il numero lo compongo io” e lo fissò con aria interrogativa.
Il numero. In quel momento Giorgio si rese conto che non aveva il numero del fornitore, era rimasto in ufficio sull’agenda.
“Come non detto.”
Lo sguardo dell’uomo diceva che era soddisfatto, era convinto di non essersi fatto fregare dal solito furbo che voleva chiamare chissà dove dal suo telefonino.
Giorgio si avviò rapidamente verso il cantiere, ora il suo passo era veloce e il respiro cominciava a farsi sentire.
Appena entrato nel recinto, mentre stava entrando nell’ufficio, il vice lo apostrofò:
“La sabbia?”
“Arriva, arriva, ma tu hai un cellulare?”
“Si”
“Me lo presti?”
“Ma cosa ne vuoi fare?”
“Giocarci a palla.”
“Per la palla va bene, ma se vuoi telefonare non è possibile, perché è scarico”
“Non fa niente “ disse Giorgio, lo guardò con astio e si precipitò fuori.
Dopo aver girato con il fiato grosso e le gambe sempre più stanche trovò finalmente un bar con telefono funzionante.
Compose il numero tenendo la cornetta pericolosamente in bilico sulla spalla, mentre con la sinistra teneva il foglietto.
Il numero era occupato.
Un uomo robusto con grandi baffi neri lo guardava fisso a un metro di distanza.
Giorgio compose tre volte il numero, poi abbandonò la cornetta all’uomo.
“È occupato, faccia lei, poi riprovo.”
Neanche grazie, pensò, che cafone, mentre l’uomo afferrava la cornetta strisciando il microfono sul bavero della giacca mentre componeva il numero.
L’uomo cominciò a parlare e con lo sguardo fece capire a Giorgio che non gli garbava essere ascoltato, sicuramente sarebbe stata una lunghissima telefonata.
Giorgio si allontanò verso la vetrina e guardò fuori. In quel momento una donna con un cappotto rosso camminava stretta a uomo con una giacca blu e un berretto di tela.
Il cuore di Giorgio che già batteva forte per l’attesa del telefono diede un balzo ancora più grande. “Ma quella è Sara, mia moglie, cosa ci fa qui con un uomo?” disse ad alta voce.
Un avventore si voltò e disse “Succede.”
Giorgio si precipitò fuori, ma nel frattempo la copia era sparita dietro l’angolo.
Quasi di corsa svoltò l’angolo, un auto stava lasciando il parcheggio,
Giorgio si mise a correre contando di raggiungerla al semaforo rosso, ma quando stava per scrutare all’interno il semaforo passò al verde e l’auto spari rapidamente nel traffico.
Forse non era Sara, in fondo l’ aveva vista solo di spalle, era troppo nervoso.
Si voltò e vide che lontano, in fondo alla strada, spiccava una cabina telefonica.
La raggiunse quasi correndo, mentre il fiato e le gambe diventavano sempre più ostili.
Infilò una moneta nella gettoniera e compose il numero di casa.
Il telefono squillò a lungo, Giorgio era sempre più nervoso, stava per riagganciare quando sentì la voce di sua moglie.
“Pronto? ah, sei tu” rispose con voce allegra.
Allegra per cosa, si chiese Giorgio?
“Guarda che hai lasciato a casa il cellulare.”
“Sì, lo so”disse l’uomo mentre una fitta dolorosa gli attanagliava lo stomaco.
“È da molto che chiamavi? sono appena rientrata, ho ancora il cappotto indosso.”
“Il cappotto, ma quale cappotto?”
“Ma quello rosso.”
“Puttana!” urlo Giorgio nel telefono.
Dall’altra parte silenzio. L’uomo si accorse che la comunicazione era stata interrotta. Non sapeva se per la fine delle monete o se era stata la moglie ad abbassare la cornetta.
Stasera chiarisco tutto, disse tra sé.
La sabbia! Si frugò in tasca. ma non aveva più nessuna moneta.
Pigiò ripetutamente il pulsante di aggancio, ma nessuna moneta cadde nella vaschetta.
Uscì dalla cabina, aprendo la porta con violenza.
Un uomo con la faccia sorridente e un giubbotto di tela bianco si stava avvicinando.
Giorgio lo apostrofò: “Mi scusi avrei bisogno di monete per telefonare” disse mentre si frugava in tasca cercando di estrarre il portafoglio incastrato nella tasca dei pantaloni.
Il viso dell’uomo si trasformò in una maschera di disprezzo. Lo squadrò dalla testa ai piedi.
“Vai a lavorare” disse con voce tonante, mentre si allontanava mandandolo via con un eloquente gesto della mano.
Giorgio rimase un attimo in mezzo alla strada con la mano ancora infilata nella tasca dei pantaloni che stringeva il portafoglio.
Basta, basta disse, adesso basta, me ne torno in cantiere prendo l’auto e me ne vado a casa dalla mia famiglia, se ne ho ancora una.
Ora era sudato, camminava in fretta e quando arrivò al cantiere si avviò subito verso l’auto.
In quel momento vide da lontano, vicino al vecchio muro, il colonnello che, alto e imponente con la folta barba bianca, discuteva con due operai agitando le braccia.
Giorgio senti una rabbia incontenibile sorgere dallo stomaco e invadergli il corpo e partì come un razzo verso il gruppetto.
Incrociò il vice che cercò di dire qualcosa, ma fu sopraffatto dall’urlo di Giorgio.
“Al diavolo la sabbia!”
Vedendolo arrivare gli operai si scostarono rapidamente dal Colonnello allontanandosi felici che il capo si occupasse di quell’energumeno.
Quando Giorgio arrivò quasi di fronte al colonnello vide l’uomo con la faccia spaventata e gli occhi sbarrati che indietreggiava rapidamente di fronte a lui.
Giorgio si fermò ansimando. Si chiese se era così arrabbiato da spaventare il colonnello.
Sentì il vice che urlava
“Volevo solo dirti che ho ordinato io la sabbia.”
Giorgio non udì l’ultima sillaba perchè una forza immane lo colpì sulla nuca e sulle spalle mentre il colonnello guardava paralizzato il fiume di sabbia che scendeva dal cassone di un grosso autocarro che svettava nel cielo proprio dietro le spalle del capocantiere.
L’ultimo pensiero di Giorgio fu: “Altro che un metro cubo di sabbia, saranno dieci, chissà cosa mi costa.”







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Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
I RACCONTI DI SCRITTURALIA

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:25 )
 

 



 

 

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