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Benedetta Catanzariti - Contra(t)tempo Stampa
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Scritto da Tartamella   
Venerdì 10 Giugno 2011 08:13

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


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CONTRAT(T)TEMPO

di Benedetta Catanzariti
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 3 aprile 2011





Non riesco a guardarlo.
Due impietosi dardi conficcati sulle tre meno venti; il ghigno sbilenco delle lancette mi avverte che anche l'ultimo orologio funzionante, quello che porto al polso, è fermo.
Stop. Si rifiuta di continuare a svolgere il suo lavoro frustrante. Costretto da sempre a vivere il tempo attimo per attimo, senza oblio, senza errore, piegato al ritmo incessante della vita. Per poi ritornare senza posa all'istante di partenza.
Come darti torto?
E io, del resto, sono un cliente davvero poco gratificante, non mi curo molto del tuo pretenzioso singhiozzo: talvolta l'istante è eterno, talvolta le ore sono brevi.
Affanno o sospiro.
Sai, dovresti proprio prenderti una pausa, respirare. Improvvisare.

Chissà che ore saranno.
Dopotutto a noi uomini il tuo ticchettio è indispensabile per trovarci là fuori. Non ti rivolgiamo mai tanta attenzione come quando aspettiamo qualcuno o qualcosa, e tu, risentito, ti fai beffe di noi, sembri addirittura rallentare!
E non sei nemmeno molto generoso: «Un-bel-gio-co-du-ra-po-co», rintocchi. Da buon chaperon giudizioso che si rispetti ci dividi dal piacere e ci riaccompagni a casa.

Saranno circa le cinque, cinque e mezza. Il solo comincia a calare. Anche se, adesso che ci penso, da qualche giorno vige l'ora legale. Un pallido tentativo di fermare le ore di luce e di gioia, di illuderci che il tempo si possa dominare. Che tu non sia altro che un vecchio maniaco senza nipoti che ascoltino i tuoi borbottii senili.
Esco  a comprare una batteria nuova. Uno virgola cinquantacinque Volt.
«Sono tre euro». Il commesso me ne da due di resto.
E così, camminiamo di nuovo insieme, ma ognuno con il suo ritmo.
Nei momenti di quiete, di noia o di angoscia, con il polso vicino all'orecchio ti chiedo consiglio. Le tue risposte però sono quasi sempre le stesse, e di poco aiuto:
«è tardi!»
«è presto»
«Sbrigati, non stai combinando niente!»
«ogni cosa a tempo debito»

Torno a casa. Avevo ragione, sono quasi le sei.
Mi sdraio sul divano, prendo un libro in mano e intanto accendo, per abitudine, il portatile.
Dovrei studiare, lavorare. E forse anche prendere un appuntamento dal dentista.
Guardo l'orologio, le sei e venti. Il ghigno si è ormai trasformato in una smorfia di disaprovvazione.
Mi sfilo l'orologio dal polso. Stacco la batteria e apro il libro.



 
 
 

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Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:57 )
 

 



 

 

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