The printpage preview is generated by JE PrintPage component Hide

              Tratto da Cascina Macondo www.cascinamacondo.com

 


 

Antonella Filippi - Perla, ovvero ciò che il mondo chiama perla, per l'ostrica è un mal di testa Stampa
Votazione Utente: / 0
ScarsoOttimo 
cassetto degli articoli - armadio degli articoli
Scritto da Tartamella   
Venerdì 30 Novembre 2012 07:41

 

 
SMETTERE O CONTINUARE...?

Hai letto questo testo di Scritturalia?
Esprimi il tuo apprezzamento, da scarso a ottimo.
Non è un concorso. Non c’è nessun premio. Tu e l’autore non vincerete nulla.
Perché votare allora? Semplicemente perché il tuo giudizio di lettore anonimo,
onesto, schietto e disinteressato, potrà essere utile all’autore.
La tua disponibilità a un semplice click come stimolo per lo scrittore/scrittrice
a ripensare e a migliorare la propria scrittura…

 

scritturaliafoto

Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

che cos’è SCRITTURÀLIA


LEGGI I RACCONTI DI SCRITTURALIA



possibilità di pernottamento
presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
a costi di Bed and Breakfast

 

LOGO
Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 


PERLA
ovvero ciò che il mondo chiama perla,
per l’ostrica è un mal di testa

di Antonella Filippi
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 18 novembre 2012

 

 


È un’irritazione costante, un pensiero che si insinua quando meno te lo aspetti, anche di notte, svegliandoti al pari di un sogno molesto che ti resta nella mente come un retrogusto fastidioso in gola.
Ho nella testa una radiosveglia, la sento suonare a ore improbabili e quasi mai piacevoli canzoni, più spesso i jingle pubblicitari o le produzioni canore di cantanti detestati.
Non è cominciato da molto, anche se non so dire il momento preciso o la causa apparente. Ho provato a ricostruire l’evento, a ricordare se e quando possa essere successo qualcosa (una indigestione? un’ubriacatura? un trauma?) che ha dato inizio a questa “modulazione sonora intracranica”, come l’ha definita il neurologo scettico dal quale sono andato per trovare spiegazione e sollievo. Con aria tranquilla mi ha terrorizzato con adenomi ipofisari, tumori dell’ipotalamo, aneurismi congeniti, salvo poi dirmi che di tutto ciò non c’era traccia, dopo risonanze e scintigrafie.
Così mi ha spedito dallo psichiatra, con un cenno delle mani che mi ha ricordato la scelta di Pilato.
Lo psichiatra, un falso bonaccione, mi ha rivoltato la psiche come un antico calzino, giungendo infine a non formulare alcuna diagnosi, ma a darmi un’antipatica serie di farmaci.
Calmanti. Al di là di principi attivi e parole, solo calmanti.
Ecco che nella testa per un attimo risuona “Pensieri e parole”, poi di nuovo la serie di orribili gorgheggi melensi di una canzone d’amore del momento.
Ho preso le medicine con devozione canina anche a questo camice bianco, ma senza alcun risultato.
La musichetta suona imperterrita, ogni tanto varia come se qualcuno cambiasse la modulazione di frequenza, sempre educatamente a volume adeguato, per disturbare poco, sembra.
Allora ho provato con le tecniche di rilassamento, di visualizzazione, di meditazione, quanto meno per non essere svegliato nel bel mezzo della notte o di un raro sogno, ma il disturbo, al di là di un temporaneo ulteriore abbassamento del volume, che è diventato simile a un ronzio, il disturbo, dicevo, non è scomparso.
Mi è sembrato però di sentire delle parole, inframmezzate alle sequenze di note, parole che sembravano venire da più lontano ancora, da tempi passati, da ricordi.
Ovviamente tempi e ricordi spiacevoli: i giorni in cui i miei genitori litigavano con grande impegno e molta e malevola furia e io avevo paura che volessero lasciarsi, anche se a quei tempi ancora non si parlava di divorzio; il primo anno delle scuole medie, fatto più di tagli che di presenze e finito con una bocciatura, in cui ero diventato il vice-capo di una banda di ragazzini, emuli dei Teddy Boys (e, manco a dirlo, il capo si faceva chiamare Teddy); la prima ragazza, che mi aveva lasciato per il mio migliore amico; il lavoro perso, la malattia di mia madre,..
Rabbrividisco.
Un ricordo su tutti: io e Antonio al fiume, abbiamo deciso di fare una nuotata insieme, per sfuggire al caldo e alle ombre che hanno toccato la nostra amicizia, ci buttiamo gridando alla nostra giovinezza e a tutti i sogni, i sottotitoli della nostra vita, poi lui annaspa, mi chiama, e io lo guardo sparire nel gorgo, impietrito.
La musica riprende, le canzoni si susseguono, poi un fruscio come se la sintonizzazione fosse difettosa.
Non mi accorgo subito del cambiamento, poi scuoto la testa, do dei colpetti alle orecchie, senza risultato.
È il segno dei tempi: scuotiamo la testa e rimandiamo le rivoluzioni.
L’abitudine, lenta e perversa, rende tollerabili anche le cose strane e pericolose.
Mi sembra quasi meglio il peggio di prima di questo nuovo cambiamento.
Il fastidio auricolare aumenta e diminuisce, un’onda di sussurri che mi ricorda la discesa con gli sci dello scorso inverno, quando mi sono rotto il polso.
Prendo appuntamento con un otorinolaringoiatra, che mi scruta, tocca in profondità, sento un gran male e poi un sollievo improvviso. Con una pinzetta estrae qualcosa. Una perla.
Tutto potrebbe nascere dalle orecchie. Se vuoi gli occhi li chiudi e lasci fuori ciò che non gradisci, se vuoi serri le mani e non tocchi quello che ti spaventa, se vuoi stringi le labbra e non senti il gusto amaro di ciò che non ti piace. Ma le orecchie? non puoi impedire loro di ascoltare, di udire il fuori e analizzare il dentro.
Tutto risuona e diviene pietra.
La musica, il fruscio, cessano di colpo. Resta un silenzio che mi dà un brivido di spavento.
Il programma è finito, nessuna trasmissione.



                                     

COME COLLABORARE CON CASCINA MACONDO
 
5x100
 
 
 

 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
I RACCONTI DI SCRITTURALIA
 
 
 
 
Ultimo aggiornamento ( Venerdì 30 Novembre 2012 10:04 )
 

 



 

 

Tratto da Cascina Macondo www.cascinamacondo.com