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              Tratto da Cascina Macondo www.cascinamacondo.com

 


 

Elena Bonassi - un incontro d'amore Stampa
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Scritto da Tartamella   
Lunedì 02 Luglio 2012 15:18

 

 

  SMETTERE O CONTINUARE...?

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UN INCONTRO D'AMORE

di Elena Bonassi
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 17 giugno 2012

 

 


Era entrata nel computer shop  col suo passo morbido ed elegante, flessuoso, e si era messa ad attendere il suo turno appoggiando il peso del corpo sulla gamba destra. Il braccio sinistro  ad angolo retto, la mano attaccata alla cinghia della borsa, la testa leggermente piegata, conferivano alla sua figura ,di giuste proporzioni,  un’armonia che richiamò l’attenzione del commesso e lo indusse ad avvicinarsi a lei con il più affabile dei sorrisi.
“In che cosa posso servirla”,le chiese sollecito.
“Voglio un portatile”
“Sì, ma come?”
“Come, come?”
“Tipo, grandezza?”,fece lui  adeguandosi rapidamente alla percezione della sua incompetenza.
“Vediamo”,disse lei genericamente.
Lui,che aveva intuito che lei non ne aveva mai posseduto uno, incominciò a spiegarle che doveva decidere se ne voleva uno più grande,che consente un dominio migliore del testo,o uno più piccolo che ha il vantaggio di essere meno pesante e più facilmente trasportabile, anche in una borsa.
“Mah” fu tutta la sua risposta.
Allora lui  la portò in uno spazio del negozio dove c’erano  due portatili chiusi, campioni delle due diverse tipologie.
Guardando il marchio HP impresso nell’angolo in basso a destra del riquadro lei sibilò “ma è al contrario!” nel tono critico e sprezzante di chi trasforma la propria ignoranza in superiorità
Lui le fece notare, un po’ meno affabilmente di prima, che la scritta era fatta per essere letta correttamente a tastiera aperta
“Che sciocchezza”,sentenziò lei nel più antipatico dei modi, a cui lui replicò un po’ piccato. Gli scambi successivi avvennero con crescente reciproca iritazione, finche lei uscì senza comprare niente, e lui restò dispiaciuto per il fatto che una donna  così graziosa e femminile, così apparentemente dolce, potesse invece sputare tanto veleno.
Fin che si tratta del mancato acquisto di un computer passi, ma il fatto è che qualcosa del genere succedeva anche con gli uomini e Melissa rimaneva sempre sola.
A volte li spaventava semplicemente raccontando . “Che hai fatto domenica?”
“Un trekking”,rispondeva lei semplicemente, ma poi veniva  fuori che  impresa eroica era stata.
 O semplicemente sparendo  in mare, per delle ore, appena la barca a vela buttava l’ancora. Ormai dava per scontato che nessuno l’avrebbe seguita.
Nell’ultima vacanzina  un tale aveva dichiarato di essere un gran nuotatore.
 “Davvero?”, replicò lei con nuovo entusiasmo, “così  questa volta non andrò sola” E il giorno dopo  eccoli arrivare sopra la baia, uscire dalla macchia  e poi scendere - lei per prima- lungo il sentiero ripido e arrivare  alla spiaggia. Un attimo per posare lo zaino, tirare fuori la maschera e il boccaglio e poi  “Andiamo?”
“Veramente io…” Era un altro di quelli ,praticamente tutti, che prima hanno bisogno di star lì, prendere il sole, fare questo e quello , qualunque cosa pur di non entrare subito in acqua , al richiamo della quale invece Melissa  non può resistere neanche un minuto.
“Va bè, allora ci vediamo dopo” era stato tutto quello che lei aveva detto senz’ombra di  delusione,  registrando  semplicemente che, anche quella volta era come tutte le altre.
 Era poi sparita per due ore, a esplorare la costa e i fondali e al ritorno lui si stava  preparando al bagnetto con gli altri.
“E’ fredda?”
“No, si sta bene..poi tu che nuoti..”
“Sta minchia!” fu  l’irritato commento di lui che,fidandosi, si era azzardato un po’ troppo, “ma è un  ghiaccio!”
Un’unica altra volta avevano nuotato insieme al largo, come lui aveva detto che gli piaceva fare, ma Melissa doveva sempre aspettarlo, perché  dopo un po’ di bracciate veloci si fermava, ed era chiaro che questo  non gli piaceva.
La volta che aveva raccontato della Superga –Crea-, settanta chilometri  in tre giorni zaino in spalla e tutto appresso,il tipo avava commentato:
 “25 chilometri al giorno,ma tu li spaventi gli uomini”
 Erano piuttosto amici  e Melissa aveva replicato:
“ potrei anche fare qualcos’altro!”
Ma lui comunque non si era fatto avanti.
La sua impressione era che gli uomini volessero tutti essere corteggiati. Ciò di cui non si accorgeva era che lei non dava l’impressione di essere davvero interessata a loro.
Così con tutta la sua femminile dolcezza, a conoscerla meglio,si rivelava essere un buon vino diventato aceto.
Un fidanzato una volta le aveva regalato davvero una acetiera. Molto bella e ben funzionante.Tutti e due erano abbastanza ecologisti, e,realisticamente,è un ottima idea farsi l’aceto in casa con un vino genuino. Non si sa se fossero consapevoli del significato simbolico del dono. In  ogni caso la loro storia non durò a lungo.
 Poi finirono anche le storie brevi e  Melissa , amiche a parte , era  veramente sola.
 Desiderava trovare qualcuno  ma quando poteva fare una vacanza  si cercava situazioni tipo trekking sulle montagne della mongolia, con tipi abbastanza orsi, dove si dorme in tenda, in posti assurdi e non certo favorevoli agli incontri amorosi. 
Villaggi turistici, club mediteraneé, semplici soggiorni marini o montani e viaggi  normali venivano sempre scartati : troppo noiosi.
Quell’anno, anche se sapeva che non ne sarebbe uscito niente, perché gli altri partecipanti  erano due coppie e altre due donne, aveva finito per iscriversi a un trekking in Groenlandia: circolo polare artico.
 Ma anche la terra  che era stata verde milioni di anni fa, e che tornerà verde, nel ciclo infinito delle glaciazioni e dei disgeli. Come resistere al desiderio di andare là, dove nascono gli iceberg, prima che spariscano? Melissa era fatta così.
Continuava  a dirsi “ Non dovrei farlo”, ma intanto si preparava.
Primo volo Malpensa – Islanda,poche ore di sonno in un albergo di Rejkiavich ,poi il grande balzo: montagne e ghiaccio, e piccole barche per raggiungere, con le tende, lande disabitate dove stare giorni e giorni in totale autonomia. Acqua solo quella da bere.
 Ma prima dell’ immersione nella natura glaciale, l’incontro con gli inhuit, in qualche villaggio al confine del mondo.
Melissa fu colta dalla straordinaria dolcezza con cui lui le sorrise. Un sorriso che diventava sempre più una risata, leggera e quasi timida che contagiava gli occhi, la faccia e che poi  si estendeva a tutto il corpo. Melissa  era trovata avvolta  in un abbraccio di braccia, di risa e di  baci che le cadevano sulla fronte  sulle guance e sulle labbra.  SI fa cos’ prima di andare nel ghiaccio?Ci si tocca così per portarsi via tutto il calore possibile, anche nell’anima?
Ghiaccio bollente.  Caldo dappertutto. E i piccoli occhi neri, come tanti spilli,le pungerevano la pelle  delicatamente con  piccole punture eccitanti che  le risvegliavano il sangue. E Il  sangue correva  nellesue  vene  su automobili da corsa,verso l’infinito.
“Che cos’è?” si chiedeva Melissa in cammino nel fiordo. Ospitalità? Prima di partire aveva cercato il dvd di   Ombre Bianche  e lo aveva guardato.
“Ridi con mia moglie!”, diceva Antony  Queen, molto serio all’ospite missionario che indietreggiava scandalizzato.
“Ridi con mia mogie”, gli ripeteva minaccioso. Chi oserebbe rifiutare il più meraviglioso dei doni, la cena imbandita con i cibi più rari e pregiati? Il farlo sarebbe un’offesa mortale. E il missionario non sapeva più a che legge ubbidire.
La barca li stava portando dove il ghiaccio non è ghiaccio ma vita plasmabile in mille forme,e  i blocchi vaganti sono anime  in cammino, il fragore dei crolli la loro voce.
E  nessuna parola
Dopo 5 giorni di tutto e di niente  ritornarono al campo.
Lui li aspettava nello stesso posto, vestito di pelli. I capelli neri, lucidati col grasso erano raccolti in due lunghissime trecce ,impreziosite da cerchi colorati, che scendevano davanti alle spalle larghe e dritte.
Nella sua mole,aspettava fermo. Non rideva.
Melissa salì su per  la montagna fino ai laghi neri .
Si tolse i vestiti e si tuffò.
Nessuna parola,nella notte, tra i sorrisi.    


 
 
 

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Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
I RACCONTI DI SCRITTURALIA
 
 
 
 
 
 
Ultimo aggiornamento ( Lunedì 02 Luglio 2012 15:24 )
 

 



 

 

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