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Annette Seimer - calura Stampa
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Scritto da Super Amministratore   
Lunedì 25 Luglio 2011 16:00

 

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CALURA

estratti da un diario estivo

di Annette Seimer
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 29 giugno 2003





Calore. Energia della materia dipendente
dall’energia cinetica del moto disordinato
delle particelle che la costituiscono.


Zingarelli, 10a edizione, 1970

 
 
 
Finalmente è arrivata l’estate
In realtà siamo ancora in primavera, appena a metà giugno. Ma fuori ci sono più di 30 gradi. Via i maglioni, via le calze di lana. Gonna e camicia vanno bene. Solo la sera, quando esco, mi porto una maglia, non si sa mai.
Anche in casa si inizia a star bene. Dopo un lungo inverno di lotta contro gli spifferi di porte e finestre, un po’ di sollievo.
Il termostato in corridoio ha superato i 25 gradi. Meno male che i muri spessi delle case d’epoca tengono comunque il fresco.

3 giorni dopo
In casa siamo arrivati a 27 gradi. Fuori sempre più di 30. È vero che per la condizione fisica un po’ di movimento mi farebbe bene. Ma con questo caldo decido che è pericoloso sforzarsi troppo. Non so cosa intende lo Zingarelli con “energia della materia”, a me la sento calare.

28°C in corridoio

La mia casa è orientata a Nord e a Sud. Dall’una in poi il sole batte sul lato della cucina. Lavare i piatti dopo pranzo, per esempio, diventa impossibile. Io almeno trovo l’acqua calda più efficace per sgrassare, ma immergerci dentro le mani quando la temperatura ambiente è quasi sullo stesso livello secondo me aumenterebbe l’energia cinetica del moto, cosa mai lo Zingarelli volesse dire con questo, io non lo so. I piatti aspetteranno.
Meno male che la stanza di lavoro invece guarda verso Nord. Così almeno al computer si sta bene...

29°C
Peccato che tutte queste gonne e camicie estive richiedano di essere stirate. Già di per sé stirare non è tra le mie attività preferite, ma con questo caldo il ferro da stiro è ancora meno invitante. L’unica possibilità è farlo la sera tardi.
Dopo aver lavato i piatti naturalmente.
L’unico lavoro in casa adatto alle circostanze è lavare i panni. Tanto fa tutto la lavatrice. Lavo il piumone e i plaid del divano, lavo le tende e i tappettini: sul balcone tutto asciuga che è una meraviglia.

29,8°C
Il termostato in corridoio me lo comunica con precisione elettronica. È salito piano piano, decigrado per decigrado. Di notte un passo indietro, di giorno tre in avanti. Rinuncio a gonne e camicie e indosso pantaloncini e magliette. Meno male, così non devo neanche stirare, spendo meno energia del moto. Al mattino presto apro tutte le porte e finestre, invoco gli spifferi dell‘inverno e osservo il termostato per vedere se gli fa effetto. Magari... Saranno i muri spessi che adesso gli impediscono lo scambio delle particelle...

30°C
Oggi inizia veramente l’estate: 21 giugno. E io ho già 30°C in casa. Come finirà quest’estate se comincia così?
Nel giornale vedo pagine intere con inserzioni per ventilatori e condizionatori.
Se ci pensassi anch’io? Ma no, sono sempre stata a favore di una vita naturale, senza voler dominare la natura. La natura va accettata così com’è. E le calamità naturali le avrà causate l’uomo con tutti i suoi interventi tecnici: che adesso ne paghi le conseguenze! E poi, se oggi comprassi un ventilatore, probabilmente da domani pioverebbe ininterrottamente fino a Settembre...

30,1°C
Invece no: il termostato in corridoio ha superato questa incredibile soglia magica. Più di 30 gradi in casa. Ecco una novità da raccontare ai parenti in Germania.
Meno male che io lavoro al computer. Almeno è un’attività che non richiede sforzi fisici. Ma ormai le mie particelle sono un po’ disordinate. Deve essere quello che intendeva lo Zingarelli. Soprattutto quelle del cervello. Le particervelle praticamente. Ma ovviamente non sono l’unica. “Come stai con questo caldo?” mi chiede una collega al telefono che, oltre a questo, mi deve chiedere una consegna urgente “riesci a lavorare?”. Sono tentata a dire di no.

30,3°C
E questi solo in casa, nel corridoio per la precisione. Fuori sono 34, 35. Il giornale mi offre i valori di tutto il paese. Rispetto al Centro Italia siamo ancora fortunati qui al Nord! Nel supermercato scarseggiano le scorte d’acqua. Per non parlare dei ventilatori nel reparto casalinghi...

30,5°C
Meno male che lavoro in casa. Rinuncio alle magliette e mi metto in canottiera. Tanto non mi vede nessuno, qui davanti al computer. Togliermi anche i pantaloncini invece mi sembrerebbe indecente. Voglio sentirmi presentabile quando mi chiamano i clienti. È pur sempre un lavoro.
Nel giornale leggo che nelle grandi città ci saranno dei black-out. La gente consuma troppa energia con i condizionatori. Meno male che io non ce l’ho!

30,7°C
Questo era il culmine. Ma era ieri, e non lo sapevo ancora. Guardavo incredula il termostato in corridoio. Forse le sue particelle erano un po’ in disordine? Anche perché il cielo era grigio. Aprivo tutte le finestre sperando nel desiderato calo di temperatura. Ma c’era l’afa. Non si sentiva un filo d’aria. Così la temperatura dentro era salita ulteriormente.

E stamattina è arrivato il temporale. Proprio quando ero uscita a fare la spesa. Con questo consumo di acqua non si può fare a meno, bisogna trovare quest’energia di moto. Mentre uscivo dal supermercato le prime gocce cadevano sul marciapiede. La gente si riparava nell’ingresso o nei bar vicini. Io non ci ho pensato due volte: con la borsa della spesa mi sono messa in cammino. Al primo semaforo ero già bagnata. Che gioia sentire le gocce fresche sulla pelle! A metà strada grondavo acqua dappertutto. Che rinfresco per corpo e anima. Le particelle si mettono in ordine, l’energia torna. Che bella l’estate!




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Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 07:36 )
 

 



 

 

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