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Leggere l'haiku, vivere l'haiku - di Grazia Valente Stampa
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Scritto da Tartamella   
Lunedì 25 Giugno 2012 14:39

 

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Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
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LEGGERE L'HAIKU, VIVERE L'HAIKU

di Grazia Valente

giugno 2012





Introduzione

In questo breve “esercizio sull’haiku”, scritto apparentemente  con intento  didattico, in realtà per amore di questo genere poetico e conseguente desiderio che esso venga apprezzato come merita, ho analizzato 12 haiku di mia composizione tratti dalla raccolta dal titolo “Il respiro degli alberi”, che comprende 50 haiku scritti nel corso degli anni.

Con il titolo  “Leggere l’haiku, vivere l’haiku”  ho tentato,  attraverso un’analisi la più dettagliata possibile ( facilitata evidentemente dal fatto di essere io stessa l’autrice delle composizioni)  di entrare nello spirito di questo genere poetico, molto praticato in Giappone ma poco conosciuto e compreso in Italia.
Osservare e meditare sono, a mio giudizio, i due elementi necessari alla composizione di haiku.

E’ utile inoltre ricordare quali sono gli stati d’animo fondamentali    che, secondo i giapponesi, devono essere presenti nell’haiku:

il silenzio (sabi)
l’inatteso (wabi)
la tristezza (sabishisa)
il mistero (yugen)
la nostalgia , la transitorietà (aware)
la delicatezza (hosomi)
l’ombra (shiori)
la leggerezza, l’innocenza (karumi)


Per comprendere e apprezzare un haiku nel corso della lettura è necessario, a mio giudizio,    entrare nell’immagine, percepirla come se fosse reale. “Viverla”, appunto. In questo caso l’ operazione è stata effettuata, superfluo dirlo, “a posteriori”. Ed è stata un’autentica scoperta anche per me.



n. 1

piccoli corvi
in lieve pigolare
frescura d’erba


La frescura dell’erba ci svela che i corvi non stanno volando, bensì camminando sull’erba. Logica vuole che, non essendo ancora in grado di volare (“piccoli corvi”)  abbiano il nido a livello del terreno. Quindi si trovano in una località “sicura”, dal momento che la loro madre ha nidificato così in basso (i corvi solitamente nidificano in alto). Quindi siamo in un luogo tranquillo, non frequentato da rapaci. I piccoli corvi si direbbe che siano nati da poco. Quello che il lettore non sa, ma conosce solo il compositore di questo haiku, è che essi sono sbucati da un cespuglio. Purtroppo la brevità dell’haiku costringe a limare fino all’inverosimile l’immagine e fatalmente qualcosa si perde. Rimane comunque l’impressione di trovarci di fronte a una scena che suscita tenerezza. L’immagine, così come descritta, si è fissata nella memoria del compositore, compreso il suono del pigolio dei corvi che accompagna il loro cammino. Sono qui presenti gli elementi legati all’Inatteso (wabi), alla delicatezza (hosomi) e all’innocenza (karumi).



n. 2

guizzi di lucci
sul lago a primavera
rive ombrose


Entrando nell’immagine, si presume che l’osservatore stia probabilmente seduto su una riva ombrosa, da dove vede il luccicare dei lucci sul lago. E’ una giornata serena, il sole splende sul lago.  E’, quello dei lucci,  uno spettacolo indimenticabile, che contrasta visibilmente con la quiete di chi, seduto in un prato accostato al lago, ne osserva il guizzare veloce e accecante, sotto il sole. Come se in qualche modo venisse trafitto da quei lampi di luce. Si nota il contrasto tra il momento meditativo dell’osservatore, accentuato dalla presenza dell’ombra, che suggerisce calma e silenzio,  e quello vivo e vitale dei lucci. Anche qui è presente l’inatteso (wabi) , l’ombra (shiori) e la delicatezza (hosomi).



n. 3

a quell’arancia
dalla pelle sottile
ah! somigliare



Entriamo nell’immagine. Subito si percepisce che la protagonista di questo haiku è una donna. La donna osserva un’arancia che non è alla sua portata (altrimenti non avrebbe detto “quella” ma “questa”.) Forse l’ha vista  nella vetrina di un fruttivendolo, in bella mostra come fosse una primizia. L’arancia si presenta liscia, rotonda, senza imperfezioni, dal colore dorato. La donna forse vede riflessa la propria immagine nella vetrina,  fa il confronto ed esprime, con vena ironica, il suo desiderio, sapendo trattarsi di un desiderio irrealizzabile.  Inoltre, l’arancia è un frutto dolce e succoso e, nel desiderio di somigliarle, la donna vorrebbe, oltre alla pelle, possedere anche queste altre caratteristiche del frutto. Gli stati d’animo presenti in questo haiku sono la nostalgia per la giovinezza  (aware), un’ironica delicatezza  (hosomi)  e un pizzico di innocenza (karumi).



n. 4

piccole foglie
sulle scarpe bagnate
una a una



Il protagonista-osservatore è probabilmente reduce da una passeggiata ed è stato sorpreso dalla pioggia. Ha evidentemente attraversato un giardino e le sue scarpe hanno raccolto, insieme all’acqua, le foglioline che si sono staccate dai cespugli. Ed ecco l’osservazione e la successiva meditazione: queste piccole foglie,  rimaste sulla superficie delle scarpe, nel momento in cui vengono staccate con una operazione di delicata attenzione (per non sciupare le scarpe frammentando troppo le foglie) porta alla scoperta della loro conformazione. In quel momento, all’improvviso,  il protagonista avverte una vicinanza nuova, inaspettata, alla natura, attraverso quelle foglie che hanno concluso la loro vita … sulle sue scarpe. L’inatteso (wabi), la delicatezza (hosomi), la transitorietà (aware).



n. 5

neve ghiacciata
una scia di coriandoli
sotto il sole



Quanta gioiosa semplicità in questa immagine! Bisogna innanzitutto sentire  il freddo del ghiaccio sotto i piedi, visto che evidentemente l’osservatore sta camminando lungo una strada. E’ una giornata d’inverno ma soleggiata, sia pure del tiepido sole invernale. Ed ecco la sorpresa: nel bianco paesaggio manciate di coriandoli multicolori segnano un altro percorso, tracciano una allegra scia sulla neve illuminata dal sole. Non è difficile immaginare la gioia e il divertimento dei ragazzini che, incuranti di tutto, hanno festeggiato il Carnevale lanciandosi coriandoli, alla fine della scuola. Innocenza (karumi), inatteso (wabi).



n. 6

fitta la neve
la luce dei lampioni
accende i fiocchi



Ci troviamo in una sera invernale. Non è chiaro se  l’osservatore stia percorrendo una strada cittadina, illuminata dai lampioni, o se osservi da una finestra i fiocchi cadere fittamente (spesso l’haijin lascia spazi di indeterminatezza, per accentuare il senso di mistero e consentire al lettore di introdurre anche un proprio punto di vista). Lo sguardo  cattura i fiocchi mentre si trovano nel cono di luce di un lampione. Ed ecco che la neve si trasforma, i fiocchi sembrano accendersi e moltiplicano la luminosità della strada, rifrangendo la luce delle lampade. C’è un effetto di magico incanto, esaltato dal silenzio che sempre accompagna le nevicate. Silenzio (sabi), inatteso (wabi).



n. 7

contro il muretto
pratoline addossate
brivido d’aprile



Un muretto non è un muro, ma una sorta di parapetto, che probabilmente costeggia una strada, Ed ecco la visione improvvisa di gruppi di pratoline, un fiore particolarmente delicato nella sua forma minuscola. Questi piccoli fiori sono spuntati proprio lì, in un luogo protetto dal vento, un venticello primaverile che però è ancora freddo, visto che fa rabbrividire l’osservatore. E si direbbe che il suo brivido si trasferisca sui fiori, dal momento che stanno addossati l’uno contro l’altro,  come per proteggersi. Nell’insieme, una scena che suscita tenerezza. Sono presenti la delicatezza (hosomi) e l’inatteso (wabi).




n. 8

foglie screziate
un passero sul viale
quasi calpesto



Siamo in autunno, una stagione che ispira particolarmente il poeta di haiku, sia per lo spirito malinconico che accompagna la fine dell’estate, che per lo spettacolo della natura che si trasforma (le stagioni più amate dagli haijin sono proprio quelle che ne vedono le maggiori trasformazioni, come la primavera e l’autunno). L’osservatore sta camminando lungo un viale pieno di foglie, il suo procedere è distratto, forse dai suoi pensieri oppure dallo spettacolo dei colori autunnali degli alberi,  e non si accorge del passerotto che, con i colori bruniti delle ali, confuso tra le  foglie screziate cadute, intralcia il suo passo. Trasalimento e sospiro di sollievo. Il passerotto è salvo, il poeta può continuare il suo cammino. La percezione è quella di un unico essere vivente: il passante, il passerotto, la foglia caduta, ciascuno nel proprio “ruolo”. Tutto è durato pochi istanti, ma tanto basta a comporre un haiku!  L’inatteso (wabi) e la leggerezza (karumi).


n. 9

sulla tovaglia
le cicale dipinte
quanto silenzio!



Entrando nell’immagine, si suppone che il poeta stia apparecchiando il tavolo con una tovaglia particolare, che riproduce nel suo disegno  la cicala, insetto tipico della Provenza. E’ probabilmente  il souvenir di una vacanza, quindi porta con sé una nota di malinconica nostalgia, supponendo che ci si trovi ormai a casa, e non in quella regione della Francia. E le cicale non sono reali, con il loro suono assordante.  Si intrecciano così la nostalgia della vacanza lontana, con  i suoni che la accompagnano, e la malinconia per quelle creature ridotte al silenzio. Nostalgia (aware) e silenzio (sabi).



n. 10

polline arioso
ecco la primavera
nel mio starnuto!



L’haijin ricorre spesso all’umorismo, nella composizione di haiku:  un genere  poetico che non è mai sussiegoso, anche quando si colora di malinconia. L’haijin ama ridere di se stesso, e in questo haiku ottiene un doppio effetto: smitizzare la primavera e umanizzare la propria persona,  rimandandone la fragilità. L’ironica leggerezza (karumi)  è il sentimento dominante.



n. 11

l’ombra del gatto
dietro il folto dei rami
vola veloce



L’osservatore nota il gatto tra i rami di un albero, anzi, la sua ombra, talmente il felino si muove veloce. Il suo salto,  rapido e improvviso, non permette di vedere  che cosa si nasconde tra le foglie, anche se si può immaginare trattarsi di un uccellino (e l’uso del verbo “volare” lo adombra). Sembra qui che il poeta voglia quasi trattenere quel salto ,  immedesimandosi inconsciamente nella preda. Anche se non è escluso che il poeta desideri invece trasformarsi in gatto e balzare anche lui tra i rami. Qui gli elementi prevalenti sono l’ombra (shiori) e il mistero (yugen).




n. 12

di legna arsa
lo scirocco d’inverno
profuma l’aria



Questo è un haiku da odorare e da sentire sulla pelle, attraverso il profumo della legna bruciata. e il calore dello scirocco che soffia talvolta in inverno, particolarmente caldo perché ci sorprende vestiti con abiti invernali.  Siamo probabilmente in città, anche se, come detto precedentemente, la brevità dell’haiku costringe spesso a molte omissioni anche se l’haijin, lo ripetiamo,  non disdegna una certa indeterminatezza, che conferisce fascino e mistero alla composizione.  Non si sa da dove arrivi quel profumo, forse da un incendio nei boschi. Mistero (yugen) e un lieve senso di nostalgia  (aware) per la vita in campagna.


                       

Nota biografica

Grazia Valente è nata a Torino, dove vive.
E’ autrice di numerose poesie, alcune delle quali sono state pubblicate su riviste e antologie. Nel 1999 ha vinto il premio nazionale Haiku Contest (Roma). Un suo racconto, vincitore di un concorso della R.A.I., è stato inserito in un’antologia  (Edizioni ERI). Attualmente fa parte del gruppo culturale “Poesia in Progress” che, nel corso del 2008,  ha presentato al Circolo dei Lettori di Torino un programma su vari temi legati alla poesia e alla letteratura in genere.

Della stessa autrice:

“Cow-boys, guerrieri Maasai e Indios d’Amazzonia” (poesie)   - agosto 2008
“Saltando siepi di distici e quartine” (poesie) – dicembre 2008
“Ambaradonna”  (poesie) -  marzo 2009
“Fillide amorosa” (poesie) – dicembre 2009
“Se un filo d’erba” (poesie) – maggio 2010
“La fatal quiete” (poesie) – novembre 2010
“Anatomia del Travet” (prose) – settembre 2011
“Elegia per mio padre” (poesie) –  gennaio 2012
“Boccioli di neve” (haiku) -  gennaio 2012
“Il respiro degli alberi” (haiku) – febbraio 2012
      
Tutte le opere sono state stampate a cura dell’autrice

 

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 25 Giugno 2012 14:54 )
 

 



 

 

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