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L’IMMAGINE NEL PENSIERO AUTISTICO E NELLA POESIA HAIKU di Giorgio Gazzolo Stampa
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Scritto da Tartamella   
Venerdì 16 Dicembre 2011 18:10

 

 

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L’IMMAGINE

NEL PENSIERO AUTISTICO E NELLA POESIA HAIKU

ORDINE DEI MEDICI DELLA PROVINCIA DI GENOVA

Conferenza tenuta il 9 giugno 2011
dal dr. GIORGIO  GAZZOLO
 
per gentile concessione dell'autore

 

Vi proporrò alcune osservazioni riguardo alla possibile relazione esistente
fra la produzione mentale di immagini nel soggetto che presenta i segni
della Sindrome di Asperger e le immagini che si ritrovano nell’antico
genere poetico giapponese, che va sotto il nome di “Haiku”.

Con questo intendo limitare il vastissimo campo riferibile sia alla S.A.
sia alla poesia Haiku, occupandomi soprattutto della presenza di
immagini e della loro non comune correlazione.



basho
Iniziamo da questo ritratto del poeta Basho, il più celebre autore di Haiku.
Poi vedremo le immagini nei suoi Haiku, ma ora possiamo soffermarci sulla
figura di lui stesso. Vedete un monaco, raccolto, in solitudine. Sono
presenti alcuni modestissimi oggetti: una grossa ciotola e un piccolo tavolo;
si vedono anche due ideogrammi: forse il “mare” e la “risaia”. Osservando
lo sguardo si capisce che il poeta non sta osservando qualcuno o qualcosa…
l’espressione fra l’ironico e il sorridente non sembra rivolta ad una persona,
ma perdersi nel vuoto, fissare una sorta di nulla. E questa è la ragione per
la quale propongo questa figura, quasi potesse rappresentare un personaggio
che ha una particolare visione di chi lo circonda. Qualcuno che ricorda in
qualche modo un soggetto autistico ?

Consideriamo le immagini che appaiono nelle opere poetiche di Basho e di altri haijin.

Esaminiamo 6 Haiku:

           vecchio stagno                         per anni luce
           una rana si tuffa                      di messaggi d’amore
           rumore d’acqua                      ti struggi lucciola
 


           mare agitato -                          infagottata
           lo spazio vuoto                        vado urtando nel freddo
           nella corda per saltare            figli non miei
 
 
 
           sera d’autunno                         sono vecchio oramai
           scende un filo di miele             sento tra i denti
           nella tazza di the                      l’erba e la terra

 
 
Ciascuna di queste strofe mostra immagini: sia nei tre H. a sinistra,
sia nei tre a destra. Nella prima composizione, assai nota, troviamo
una modestissima rana colta nell’atto di tuffarsi in uno stagno.
Ma è nella seconda che ci viene proposta una immagine davvero insolita:
la poetessa (Niji Fuyuno) ha “fermato” la raffigurazione di quello spazio
vuoto creato da una corda fatta girare da due bambini, dove entra
saltando un terzo bambino. Quanto questa immagine sia minuziosa,
circoscritta e insolita risulta evidente. Infine una immagine assai delicata,
dolce e monocroma: si tratta della composizione di Zinoviev Wayman,
un russo residente a New York. La immediatezza, la peculiarità e
l’originalità di queste immagini non richiede altri commenti. Vedremo
in seguito la possibilità di collegarle con quelle del pensiero autistico.

Nelle terzine disposte a destra notiamo qualcosa che in quelle di sinistra
non c’era: la presenza dell’io, del poeta che scrive. La lucciola
(il trisillabo hotaru) è presente in molti Haiku giapponesi come segno della
natura, ma qui evidentemente rappresenta l’Autrice stessa (Silvia Zoico).
Nella seconda la donna che passa nel freddo urtando figli non suoi è certo
Momoko Kuroda, poetessa dei tempi nostri, che ha scritto questo Haiku.
E infine il vecchio che percepisce (con una immagine indimenticabile)
la propria vecchiaia è ancora il poeta Basho, autore del primo Haiku a sinistra.

Incidentalmente vi posso far osservare che ho mescolato H. di autore antico
e H. scritti da poeti moderni, viventi… potete notare che la qualità
dell’immagine è in qualche modo la stessa. Non si tratta di figurazioni ampie
o altisonanti: tutte appaiono come umili dettagli o particolari insoliti.

Venendo a considerare adesso la produzione mentale di immagini nel soggetto
autistico (di quei personaggi il cui autismo è detto high functioning ) dobbiamo
notare che queste persone “pensano per immagini”. Vale a dire che il loro
cervello formula incessanti sequenze fotografiche dove la realtà appare in un
modo tutto speciale. Ovviamente non è che un soggetto affetto da S.A.
non possa derivare un giudizio, una idea, una astrazione in rapporto con la
realtà: il punto è che l’immagine prevale, si presenta prima e più efficacemente.
Ci sono casi in cui questa straordinaria facoltà si può rendere in qualche modo
utile e trasmissibile. Si consideri la vita della biologa americana Temple Grandin
e la sua capacità di intuire delle “possibilità” ricavandole dall’abilità del suo
cervello a pensare per immagini.

Fra parentesi faccio notare che qui si considera la S.A. e l’Autismo H.F.
come se si trattasse della stessa affezione, mentre non pochi Autori le
considerano entità ben distinte.

La creazione di immagini (comprese le fantasie sessuali) è dunque ricchissima.
Tuttavia in certi casi l’immaginazione del soggetto Asperger può apparire
stereotipata, ancorata a meccanismi ripetitivi, legata alla formazione di liste,
schemi (talvolta senza senso) e risultare in qualche modo difficilmente afferrabile.
Può altresì implicare attenzione esagerata per dei particolari, magari insignificanti
a giudizio dei soggetti neurotipici. Ma anche essere suggestiva, come nel caso
del “vuoto” nella corda per saltare che abbiamo ritrovato nella composizione
della Fuyuno, sia pure in una maniera tanto poco comune da essere quasi
patologica.

Restiamo nel campo dell’immagine e supponiamo di aver mostrato ad un
soggetto Asperger una farfalla ad ali aperte. Uno studioso italiano
(Armando Bertone della Università di Montreal) ha notato che i soggetti autistici
rivolgono la loro attenzione non alla leggerezza, alla bellezza “poetica” di una farfalla,
ma al fatto che il disegno dell’ala sinistra si ripeta nella destra con perfetta e
assoluta simmetria. Ci troviamo dunque di fronte alla percezione dell’immagine
in un suo “dettaglio”, o meglio di fronte al fatto che questo tipo di “lavoro”
mentale volto a cogliere la simmetria, vince, domina quello che comporterebbe
una visione più ampia. Risulta evidente quanto il soggetto autistico H.F. debba
faticare in un tentativo di metter ordine, di stabilire priorità nel disordine delle
troppe immagini che affollano la sua mente.

Un aspetto divertente e molto particolare che fa luce sul modo di immaginare
da parte del soggetto Asperger riguarda le frasi idiomatiche. Il loro uso è
comune e frequente; quasi “istintivo”. Per inciso possiamo ricordare che Proust
(“Un amore di Swann”) ci offre il ritratto del dottor Cottard, descrivendolo
come uno che non afferra il senso delle locutions, che risponde con un sourire
conditionnel et provisoire a frasi come “la beauté du diable”, “avoir du sang bleu”,
“une vie de bâton d’chaise” ecc. E’ facile pensare che Proust si fosse trovato
davanti un soggetto autistico H.F.  esitante, che temeva d’esser considerato
ingenuo in quanto non capiva esattamente se il discorso che gli veniva rivolto
era serio o faceto. (M. Proust “Alla ricerca del tempo perduto”
ed. Mondadori - vol I - pag 243 e seguenti.)

Si può notare che il soggetto Asperger poco riesce proprio dove i neurotipici
non hanno problemi e sembra che abbiano imparato senza sforzo tutte le
buone regole del vivere e del comunicare. Questo apprendimento sembra
essere quasi impossibile nel soggetto autistico, anche se l’evoluzione della
sua malattia fortunatamente avesse preso la strada meno patologica, più
aperta, lasciando un certo spazio a possibilità ragguardevoli,
sia pure in settori circoscritti.

Dicevamo delle frasi idiomatiche: sono espressioni che contengono
una immagine in genere vivace e alludono a ben altro, portano
immediatamente a comprendere il senso metaforico, ciò che si nasconde
dietro l’immagine proposta. “Andare a letto con le galline.” “Essere al settimo
cielo”. “A carte 48…” Chiunque comprende cosa si vuol far capire. Siamo
fra la gente comune, fra coloro che si intendono subito e facilmente.
Ma se questo senso nascosto tarda ad arrivare? se l’immagine prevale
e non fa posto al significato che tutti percepiscono? Occorre valutare
questa possibilità nel soggetto Asperger. Immaginerà pollame nel suo letto,
un (auspicabile) ritorno al sistema Tolemaico e si domanderà dove sono finite
le 4 carte mancanti dal mazzo.

Pur essendo “bravo” (high functioning) e non certo un ritardato mentale
chi è affetto dalla S.A. potrebbe restare alquanto soverchiato dal peso di
queste immagini. Consideriamo ancora un’ultima frase idiomatica:
“Prendere la palla al balzo…” L’immagine della palla non abbandona la mente.
Esiste una facezia che fa seguito a questa frase: “Prendere la palla al balzo…
come diceva quello che castrava i canguri.” Il soggetto Asperger sa afferrare
la comicità di questa immaginifica battuta; ma… c’è il rischio che la racconti
al funerale di sua madre!

Ecco, con questo arriviamo al punto importante. Perché il comportamento
di un soggetto Asperger (“Aspie” se si volesse sdrammatizzare)
risulta “strano”? o incomprensibile? e in certi casi assolutamente “intollerabile”?

Consideriamo il vocabolo tedesco Einfülhung. In italiano si traduce: “empatia”.
Mi è stato così tradotto (da qualcuno che non conosceva il preciso vocabolo
italiano corrispondente) e la traduzione è stata illuminante:
 
 
IO VEDO TE DENTRO DI ME
 

La mancanza di empatia è il dato più importante della vasta costellazione
di sintomi che portano a definire Asperger un soggetto che ne presenta
una ricca percentuale. Con questo ci allontaniamo dal tema che volevo
limitare alla “immagine” e ci addentriamo, sia pure in breve, nel labirinto
del comunicare emozioni, argomento centrale se si parla
in generale dello “spettro autistico”.
 
 
COMUNICARE EMOZIONI AGLI ALTRI
CONDIVIDERE EMOZIONI CON GLI ALTRI
RICONOSCERE EMOZIONI NEGLI ALTRI


Notate le tre preposizioni; esse specificano un rapporto comunicativo
che è sempre arduo. Gli “ALTRI”… il vero problema del soggetto Asperger,
gli ALTRI che lui desidera e che non comprende, e - soprattutto - dai quali
non è compreso. Gli ALTRI, una folla che preme attorno, indecifrabile…
un poco come le stesse immagini che via via continuano a
stiparsi nel suo cervello.

Passando ora al campo della poesia Haiku. Qui una immagine
(spesso riferita alla stagione) è sempre presente: abbiamo visto esserci una
delicata relazione fra l’ “io scrivente” e l’esile materia scritta (17 sillabe).
La funzione di “controllo” da parte del poeta sembra doversi ridurre al minimo;
e affiancare in questo modo “virtuoso” l’immagine proposta, in genere non
prorompente, legata al quotidiano e alla semplicità. La presenza di un “io”
che tende a controllare le afferenze, la realtà o i discorsi degli altri senza
conoscere le regole base della comunicazione è il problema cruciale nel caso
di autismo o di S.A. Curiosamente sembra essere “sentito” anche dagli haijin,
da coloro che hanno scelto una severa disciplina nella formazione delle loro
immagini poetiche. Quindi sono due i punti rimarchevoli nella relazione fra
l’immagine del pensiero autistico e quella presente nella poesia Haiku:
il primo riguarda appunto il moltiplicarsi di molte raffigurazioni (talvolta le
17 sillabe del Haiku contengono due e perfino tre immagini) e il secondo
tocca un tema più sottile: quello del “controllo”, azione che nel caso di un
soggetto Asperger può diventare una sorta di ossessione.
Nell’universo Haiku sembra esserci una sorta di suggerimento
(quasi terapeutico) che induce a tenere il proprio io appartato,
a vincere l’istanza narcisistica di poter esercitare un certo dominio su
quanto si vede, accade o dovrebbe accadere. E inoltre occorre notare
che la “comunicazione” rintracciabile in un Haiku, o in una serie di H.
è fra le meno eclatanti.

Potrei concludere con un accenno alla eziologia della S.A. Tutti gli Autori
moderni sono d’accordo  per una causa organica; le “sconsiderate ipotesi
psicodinamiche” (Schopler e coll. “Sindrome di Asperger e Autismo H.F.”
ed. Erickson 1998 - pag 314) sono messe da parte. Il complicato e
vastissimo quadro della S.A. vedrebbe la sua origine in certe imperfezioni
cromosomiche o alterazioni delle connessioni nervose.

Tornando al nostro tema, cioè alle immagini che si formano nella mente
di un Asperger, potremmo concludere che sono presenti in grande quantità,
e talvolta in forma utilizzabile. Ma il più delle volte questo patrimonio
(in qualche modo prezioso) rimane inerte, o peggio proposto
in modo del tutto inadeguato.

Vorrei ancora ricordare una osservazione di Roland Barthes: nella parte finale
di un suo lungo saggio (“La préparation du roman” ed. du Seuil 2003)
fa notare che nella poesia Haiku non raramente l’immagine porta ad una specie
di… esclamazione: “Toh, guarda, è davvero così…” Come se l’immagine proposta
in modo tanto preciso e regolato avesse il potere di risvegliare
una attenzione distratta.

Nel cervello di un Asperger, si può sviluppare un alto grado di consapevolezza;
viene citato il verso di un giovane autistico: My greatest fear is myself…
(Tony Attwood  “Guida alla sindrome di Asperger” ed. Erickson, pag 160).
Nello stesso modo anche una immagine (magari insolita e bizzarra, tipicamente
“Asperger” ) potrebbe arrivarci veicolando un suo alto grado di poetica magia
e portare la nostra mente verso qualcosa a cui non avremmo pensato,
proprio come fa notare Barthes parlando di Haiku.

Termino con le parole di Tony Attwood, nella sua affermazione
(peraltro abbastanza discutibile) con la quale conclude un suo testo, già citato:

“La nostra civiltà sarebbe estremamente noiosa se non avessimo
persone con Sindrome di Asperger…”

 
Giorgio Gazzolo
 
 
 
 

 

Ultimo aggiornamento ( Martedì 27 Dicembre 2011 17:37 )
 

 



 

 

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