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Gabriella Amelio - Bossi al potere possibili scenari... PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Lunedì 25 Luglio 2011 14:51

 

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BOSSI AL POTERE, POSSIBILI SCENARI...

di Gabriella Amelio
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 9 novembre 2003




Ho fatto tardi. È già buio, la strada poco illuminata che porta a casa è veramente poco rassicurante. La scuola dove insegno è vicina a casa, d’accordo, ma quando ci sono i corsi d’aggiornamento fino alle sette di sera, i pochi passi che mi separano dal tepore casalingo sembrano non finire mai. Chissà se poi servirà questo aggiornamento, molti di noi sono troppo stanchi e vecchi per capire il cambio di rotta, la netta separazione. Ma il Senatùr è stato irremovibile: anche i bambini del Sud dovranno imparare il milanese. Ma mica tutti, eh, solo i più meritevoli, quelli che dimostreranno di avere spirito di sacrificio, voglia di lavorare, intelligenza e civiltà.
Molti si sono chiesti il vero perché di questa decisione, visto che la versione ufficiale (“per dare la possibilità ai bambini del Sud di imparare una lingua necessaria per andare avanti nella vita”), non ha convinto. Si vocifera infatti che il Senatùr volesse “rimarcare la supremazia della Padania Ovest sulla Padania Est”, vista la recente nascita di alcuni movimenti separatisti.
Così, a scuola stiamo dividendo ciascuna classe in due differenti, quella dove si impara il milanese, dove andranno i futuri cittadini Padani, e quella italiana dove si cercherà di insegnare qualcosa ai bambini più svantaggiati.
Naturalmente gli insegnanti padani del milanese non stanno facendo a botte per venire al Sud, alcuni l’hanno presa con animo missionario, altri hanno deciso di venire scandalizzati dalla proposta dei precari del Sud disposti a imparare il milanese pur di poter lavorare.
Sono arrivata al cancello. Perché compro sempre queste borse così grandi? Per trovare le chiavi di casa poi ci metto un’eternità.
Entro, saluto. C’è nessuno? Faccio un giro per la casa. Mio marito e mia figlia sono concentrati davanti al computer.
“ehilà…” faccio, sfoggiando l’unico sorriso possibile dopo una dura giornata di lavoro.
“ciao, sei stanca?” risponde mio marito alzando gli occhi e gli occhiali dal monitor.
“un po’…” rispondo con voce chiara.
“mamma, devo ripassare la grammatica” supplica mia figlia.
“va bene, andiamo in cucina che cerco di aiutarti.”
Ancora la solita tortura. Alba è stata selezionata per imparare il milanese e io faccio quello che posso per aiutarla, ma non è un lavoro facile.
“dunque vediamo… i pronomi possessivi… dimmi tutto il maschile singolare…”
“Vabbè è facile… mé, tò, sò, nòst, vòst, sò” mi dice tutto di un fiato.
“ok, ok… allora vediamo un po’ i verbi ausiliari… terza persona singolare del verbo essere….”
“emh…aspé…” sussurra qualcosa tra sé e sé, fa un conto con le mani e poi dice: “lù/lee l'è!!”
“ e la terza singolare del verbo avere?”
“Oh, Signùr… lù/lee gh'ha?”
“Alba, qui c’è scritto el/la gh'ha o qualcosa del genere… va a ripetere, và, se no in Padania ti cacciano subito, mo’ che vai…”
Alba ha 17 anni e come gli altri selezionati dal governo, dovrà andare in Padania se vorrà terminare i suoi studi lì e quindi avere un lavoro da libera professionista . Ho cercato di convincerla che aprire una pizzeria qui a Napoli potrebbe essere più redditizio che unirsi alle migliaia di persone in attesa della cittadinanza Padana e alla ricerca del famigerato ‘posto al sole’ (a Milano, poi?!), ma è stata irremovibile: la signorina è attratta dal Sogno Padano.
Certo, non muore né dietro la foglia d’insalata messa sulla bandiera della Repubblica Del Nord, né dietro il linguaggio aulico del Senatùr, ma si sa, i figli devono sempre fare il contrario di quello che dicono i genitori.
Preparo la cena. Penso agli anni dell’Università e alla cultura del dialetto napoletano che per mia scelta ho studiato. Penso ai miei nipoti che parleranno milanese e berranno acqua del Monviso, ma tutto sommato penso ancora che votare IL BOSSI fosse l’unica soluzione possibile.






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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 07:27 )
 

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