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Franco Musso - dalla foresta invisibili sguardi PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Lunedì 25 Luglio 2011 14:43

 

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DALLA FORESTA INVISIBILI SGUARDI

di Franco Musso
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 9 novembre 2003




Uno sguardo perso, un’occasione mancata.
Mi chiedo: ma dov’è la foresta?
Ovunque e in nessun posto, luoghi ove perdersi, dove perdere il senno e ritrovarsi.
I sentieri che creiamo noi, per attraversarsi, dentro.
Molto semplice, sembra, ma chi di noi sa quale sia il sentiero giusto, serve una Guida?
Qualcuno di esterno che riesca a leggerti dentro?
Ho un vago ricordo della mia Guida, bella donna. Mi disse: adesso stai calmo.
"Si, però tu hai un bisturi in mano" feci io; detto questo mi addormentai e cominciai a volare sulle ali dell'etere... l'anestesista, Guido, aveva calcato la mano.
Volai veloce e diretto nel mezzo delle nuvole fatte di bambagia, impalpabili, leggere.
Ero così leggero nel mio ricordo; ero io a comandare il mio volo quando al risveglio caddi dal letto.
Decisi che l'ospedale mi piaceva così tanto, volevo rimanere, mi ruppi un braccio.
Il letto era così soffice e le infermiere così premurose e…; avevo trovato il mio lavoro ideale: il paziente.
Ma in fondo in fondo tanto paziente non lo sono mai stato, la fretta mi è sempre stata cattiva consigliera.
Quando si entra di corsa nella foresta ci si perde di sicuro nei percorsi che noi stessi abbiamo creato.
Gli sguardi che vigilano dentro di noi, gli occhi che non riusciamo a vedere, i nostri.
La luce che emanano nel guardare una cosa straordinaria.
Sono certo di non essere in grado di descrivere ciò che i miei occhi hanno visto quel giorno che mi persi nella mia foresta, senza sentieri, senza indicazioni.
Mi sono perso da Asti, cosa non facile, mi ci sono dovuto impegnare, ma quel che vidi mi ripagò del tempo perso.
Vidi una città serena, tranquilla, gente cordiale che conversa, anche gli animali per strada facevano pensare ad una grande Torre di Babele, ma senza caos, serena.
E poi una voce: " FRANCO!!!! Ma a che ora vai a lavorare oggi???
Orc... era stato tutto un sogno…
Ma quegli sguardi, quelle voci che senti dentro quando sei in pace, possibile che siano soltanto sogni?
Viaggiare, ascoltare, vedere posti e luoghi inesplorati come in una grande e fitta foresta.
I messaggi che si potrebbero ascoltare sono molti, infiniti, ma solo in parte riusciamo a distinguerli e comprenderli.
Gli sguardi invisibili, le voci non udibili da alcun orecchio possono essere molto chiari, ma devono risuonare attraverso il Cuore.
Segui il cammino dentro la tua foresta e osserva, lasciati osservare, osservati e prendi coscienza del fatto che non sei da solo, che tutto può essere utile per te e che il gioco va giocato fino in fondo, sempre, con tutte le insidie e le cose belle che tal foresta comporta.
Tu sei la foresta, tu il viaggiatore, tu colui che osservi, ma non sei tu a decidere il gioco, quello che scoprirai all'interno... di te stesso.
Sarai tu a comprendere... se vorrai.






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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 07:28 )
 

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