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Fabrizio Virgili - in vino veritas PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Domenica 18 Settembre 2011 14:38

 

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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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IN VINO VERITAS

di Fabrizio Virgili
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 9 novembre 2003




“Vae victis”!, ma Furio Camillo intendeva sicuramente “astemiis”.
Esultano, i figli d’Enotria, perennemente dibattuti nella vexata quaestio etimologica.
Eno-tria: siano sempre presenti tre vini sulla tua tavola, questa è la regola.
Si afferma da certuni.
E-no-tria (solo), è limitazione che non accettiamo. Perché solo tre? Ognuno possa bere ad libitum (o ad libidinem…), finanche tutta la lagrima di lieo contenuta En-otria (o bottiglia, fiasco, barile, botte, damigiana… fa lo stesso). Si scalmanano gli altri.
Siamo completamente catturati da quest’ultima regola che abbatte le regole. Bisogna onorare la pianta appartenente alla famiglia delle “Vitacee” o “Ampelidacee”, abitualmente nota come “vite”, e rendere il giusto tributo allo sforzo titanico che sopporta per poter poi lusingare le nostre gole.
Solo un mortale abietto e crudele lascia nel limbo dell’oblio il fatto che dopo la quiete brumale la vita vegetativa della vite riprende con il pianto, che dura un mese. UN MESE a piangere per noi!
E noi dovremmo ignorare siffatto sacrificio? Giammai! L’ingratitudine non ci appartiene… il prosecco si!
E che dire di coloro che “correggono” (sic!) il vino?… Anatema! Orrore! Scandalo! Sfiorata la bestemmia. Di cratere riconosciamo solo quello vulcanico.
I capitoli che più ci hanno interessato nello studio vasto, approfondito e mai superficiale che da qualche decennio abbiamo intrapreso, con la pervicacia che ci ha sempre accompagnato, iniziano dalla stappatura… Sentite, amici, assaporate tutta l’onomatopeica forza del gesto che viene fatto verso l’alto, a elevare a straordinaria sublimazione il suono prodotto dal distacco del sughero dal vitreo collo… e poi giù a “fiume rosso in piena” v.q.p.r.d., D.O.C, D.O.C.G., Speciale, Riserva, Gran Riserva e furono  dunque asciutti, pieni, aromatici, morbidi, corposi, rotondi, amabili, secchi, vellutati, nobili… e chi più ne ha più ne metta (come diceva Messalina ai pretoriani… ma forse ci si confondono i capitoli…).
Uno dei più bei film degli ultimi anni è proprio “Rambo V, la vendemmia”, lo abbiamo visto infinite volte, per noi è un “cult”. Cinque tappi…, pardon, cinque stelle: da non mancare. 
Agli astemi, fonema vergato obtorto collo, con gli angoli della bocca verso terra e col naso turato, diciamo solo che se (asseverativo) in vino veritas, in non-vino non-veritas. E noi con i bugiardi non vogliamo spartire alcunché. Anzi, a proposito di “spartire” e di astemi (mamma mia, che schifo ‘sta parola!) ci viene in mente quel detto partenopeo e parte napoletano (Ah, Ah, Ah!, e vabbè, passatecela, questa!) che magnificamente si attaglia a questa inutile categoria :
“Tenite ‘a capa solo per spàrtere ‘e rrecchie!” (“avete la testa solo per dividere le orecchie”, che la dice lunga sul grado di apprendimento e conoscenza dei destinatari…). Essi sono i depositari del nulla: esistono milioni di eno-teche, dove sono le loro nulla-teche?  Condanniamo coloro che non libano lietamente, e dunque non “condividono”, a essere prigionieri della solitudine (“Vae soli”, ammonisce la Bibbia: guai a chi è solo…) e a mangiare solo “ la cotidiana de lo peccatore ” : acqua, acito e pane, giusta pena comminata dal Medioevo in qua. 
Confidiamo nella benevolenza della Corte Tartamella e, certi di essere cestinati, Vi abbracciamo forte forte e brindiamo alla salute di tutti coloro che hanno avuto la pazienza di leggerci, ricordando che il pedagogista Piaget afferma a buon diritto che “l’uomo invecchia man mano che smette di giocare”.
Da questo punto di vista riteniamo di essere immortali.





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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Martedì 20 Settembre 2011 07:34 )
 

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