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Secondo Calibano (Lorenzo di Maresca) - salto temporale PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Sabato 03 Settembre 2011 13:28

 

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


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SALTO TEMPORALE

di Secondo Calibano (Lorenzo di Maresca)
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 14 marzo 2004




“L’eguale non ritorna mai.”

Rajiv Rasvaati, Passaggio a Napoli
Penguin Books 2005


 
 
 
Berlino, Comunità Unica Europea. Maggio 2131

Hans è di nuovo in bolletta. Da oggi torna a ingrossare le fila dei licenziati con giusta causa. La compagnia di digitalizzazione dati, con la quale aveva un contratto da quattro mesi, è fallita e ha chiuso i battenti. Quale causa più giusta di questa?
Quel pomeriggio a Berlino qualche raggio di sole comincerebbe a spazzare via l’inverno, ma Hans è troppo depresso per gustarsi il cambio di stagione. Cammina a caso per il centro; si imbatte in un pills dispenser. I suoi occhi cercano di concentrarsi sullo schermo che sciorina una lista di un centinaio di sintetizzazioni. Troppi nomi. Hans sceglie il primo che capita nella sezione superalcolici classici. Otto pillole di Jack Daniels che inghiotte in un baleno insieme alla poca acqua che esce dal tubicino dell’avido pills dispenser.

Hans riapre gli occhi, ma non mette a fuoco. Ricordava un’altra luce. Il suo corpo lentamente si sveglia, mosso da decisi scossoni.
“Ehi, damerino, vedi di raccogliere le tue ossa e portarle da un’altra parte, ok?”
Hans ricordava un’altra luce. È sera? È mattina? Decine e decine di gambe gli passano davanti: il flusso dinamico degli impiegati che si affrettano.
“Ehi, dico a te! Questa è l’entrata di un negozio, non il bordo di una piscina. Va a prendere il sole più in là!”
Forse è davvero l’ora di muoversi da lì. Hans si appoggia a un palo pubblicitario, saggia le sue capacità fisiche del momento, e decide che è in grado di mettersi in piedi.
Hans Dietrich, 32 anni, tedesco da generazioni, studente modello, ex ballerino, ora ex lavoratore precario, riesce a raggiungere una cella di trasporto e ad arrivare finalmente a casa. Ora è definitivamente sicuro che è mattina: la signora Flieder ha appena sistemato il suo pappagallo del Madagascar fuori dal terrazzo.
L’unità di connessione nella stanza di Hans lampeggia insistentemente per segnalare un messaggio di rilevanza otto decimi, il primo di quel genere che lui abbia mai ricevuto, ma Hans è troppo distrutto perché il suo interesse si accenda. Si butta sul letto mentre lo schermo visualizza il messaggio:


“CISM Centro Interpretazione e Smistamento Messaggi. Credito residuo: 0,25 unità.
Messaggio di rilevanza otto decimi.
Mittente: Governo in esilio della Repubblica Democratica Tedesca. Sede temporanea centrale unica, via 14 marzo Repubblica di San Marino.
Testo: Esaminata et accolta sua domanda assunzione. Proponiamo impiego utilizzando programma sperimentale di superamento a ritroso barriera temporale. Comunichiamo nostra assoluta urgenza et necessità sua sollecita risposta, pena scarto sua domanda assunzione.

Ministero Affari Interni
Repubblica Democratica Tedesca

Attenzione: il suo credito con il CISM sta per scadere. Lei può ricevere ancora 5 messaggi di rilevanza un decimo e due decimi.


La primavera bussa alle porte. Alle tre del pomeriggio il sole è il padrone indiscusso del cielo sopra Berlino; un suo raggio entra dritto anche nella stanza di Hans. È sveglio da pochi minuti e sta rileggendo, ancora incredulo, il primo messaggio di rilevanza otto decimi della sua vita. Il sole è alto, la vita torna inaspettatamente a sorridere. Hans cavalca quell’onda positiva dell’agitata impermanenza del suo umore, cui ormai è abituato, e telefona alla sede del governo in esilio della DDR.
“Ah, signor Dietrich! Ha fatto bene a chiamare; stavamo per cestinare la sua domanda. Lei ha sentito parlare del Programma di Percorso a Ritroso nel Tempo?”
Hans non si è schiarito la voce, e le sue prime parole escono come dal sottosuolo. Poi la situazione migliora: “Si, ne ho sentito parlare… ma credevo fossero solo cose da laboratorio…”
“Il nostro governo è stato tra i primi a iscriversi alla sperimentazione, ma per noi la sperimentazione è già terminata. Vorremmo utilizzare il Programma per realizzare un nostro vecchio progetto.” La voce al di là delle Alpi è ferma e decisa. Hans si sforza di ristabilire pieno contatto con la realtà e rispolvera la dignità che tutto sommato non si era dimenticato di possedere.
“Ma è un sistema sicuro? Voglio dire, è certo che poi si possa tornare indietro?”
“Nessun problema da questo punto di vista; abbiamo già effettuato dei lanci sperimentali il cui successo è andato oltre le previsioni. Se lei accetta, sarebbe diretto per una decina di giorni nella Berlino Est del 1988. Gli ulteriori dettagli della missione le sarebbero comunicati a quattr’occhi. Lei dovrebbe presentarsi presso la nostra sede al massimo entro domani sera. Allora, accetta?”
Hans assume l’atteggiamento di chi può permettersi di accettare o meno un’offerta di lavoro, e con voce ormai chiara risponde: “Vi ringrazio. Ha l’aria di essere una proposta interessante. Verrò a San Marino e deciderò al momento se accettare.”
«”Benissimo, ma l’avverto che deve decidere PRIMA di aver appreso i dettagli della nostra proposta. Le assicuro che riceverà un compenso più che adeguato. Ah, quasi dimenticavo un’ultima cosa: acquisti pure un biglietto di sola andata per arrivare qui.”
Hans si mette in moto. Primo ostacolo: ottenere un visto d’ingresso a San Marino. L’antica repubblica non fa parte della Comunità Unica Europea, e tra i due stati non corre esattamente buon sangue. Agli occhi di San Marino la CUE è quasi una provincia dell’Islam, con tanto di Mullah, di Imam e di Chador, mentre agli occhi della CUE, il pericolo di San Marino sono i governi in esilio degli ex-paesi socialisti europei del secolo precedente che ospita.
Ma l’adrenalina è ormai in circolo. “Un compenso più che adeguato”. Finalmente l’occasione di lasciare Berlino e la CUE, un vestito ormai strettissimo, e dirigersi dove far durare per tutta la vita il compenso promessogli.
Hans è già all’Ufficio Viaggi Internazionali della CUE. Ottenuto lì il permesso d’uscita dalla Comunità, sarà un gioco da ragazzi ottenere un visto d’ingresso a San Marino. Quattro o cinque telefonate agli amici influenti dell’ex influente padre, e il gioco è fatto.
Ma perché la vita non gli sembra mai così facile come adesso?

Hans non è mai uscito dalla CUE. Attraversa il corridoio extraterritoriale dall’aeroporto di Rimini a San Marino come se già stesse facendo un viaggio nel tempo. Dentro l’antica Repubblica tutto è diverso: l’architettura, i colori, persino i segnali stradali e le strisce pedonali! Ma non c’è tempo per osservare. Una guida lo sta già conducendo verso l’ufficio del governo in esilio della DDR.
“Signor Dietrich, finalmente! Ha fatto buon viaggio?” Hans è accolto a braccia aperte dal presidente in persona, Erich Buber.
“Sì, nessun problema. Solo un po’ movimentato; ho deciso di partire solo ieri, come lei sa.”
“Sono certo che lei non vuol perdere tempo. Le illustro subito il nostro progetto. Si accomodi pure qua.”
Il viaggio nel tempo di Hans è veramente già cominciato: lo stile che domina in quegli uffici è irriconoscibile. Tutto squadrato, impeccabile. Dominano toni spenti di marrone e di grigio, e ovunque è appeso il vecchissimo stemma della DDR con martello e compasso. Hans si accomoda su una brutta poltroncina foderata di pelle.
“Allora, signor Dietrich, la nostra proposta è abbastanza semplice. Noi siamo in grado di spedirla in pochi minuti nella Berlino Est dell’anno 1988 dove lei deve far pervenire al governo un nostro messaggio scritto in cui lo si mette in guardia circa la possibile caduta del muro l’anno successivo. Il messaggio contiene istruzioni atte a non far dissolvere la DDR, frutto di nostri studi geopolitici dell’epoca, e inoltre ci sono indicazioni per una successiva riunificazione della Nazione Tedesca sotto la nostra bandiera.
Naturalmente non possiamo spedirla là senza un’adeguata preparazione. Prima di partire lei dovrebbe leggere un manuale che le abbiamo preparato in cui sono descritti gli usi, i modi di fare del nostro paese nel 1988 e le differenza della lingua tedesca rispetto a quella di oggi. Inoltre, le forniremo un vestiario adeguato e un passaporto dell’epoca, per evitare che lei venga arrestato prima di compiere la sua missione. Sarebbe veramente una cosa spiacevole!”

Hans Dietrich, ora nato a Berlino il 13 giugno 1956, è pronto per partire.
Nessuna macchina del tempo come nei vecchi libri di fantascienza. Deve semplicemente ingoiare una piccola pillola rosa e pronunciare la frase “cammina nel tempo”. Ha in dotazione una pillola per il ritorno, più un’altra di emergenza.
Tutto lo stato maggiore della DDR è intorno a lui. Poco prima che ingoi la pillola, intonano un canto in un tedesco insolito, ma cui dovrà abituarsi: l’inno della Repubblica Democratica Tedesca.
“Buon viaggio, signor Dietrich! Il futuro della Nazione Tedesca è ora nelle sue mani!”
Hans ingoia la pillola e pronuncia la frase magica. Si sente pungere su tutto il corpo da milioni di spilli. Ma non è una sensazione dolorosa, è piuttosto un piacevole formicolio. I colori spenti degli uffici e degli ufficiali della DDR si mescolano in un colore indefinibile che gli vortica intorno. Il vortice continua a girare finché rallenta, mentre i colori assumono un tono sempre più definito e acceso. Ora Hans distingue un rosa, un giallo, un rosso, un’insegna al neon, suoni di risa sguaiate. Poi l’insegna si fa più chiara, fino a poterla interpretare: “Petra & Johanna, spettacolo hard per adulti”.
Hans è sul marciapiedi di un largo viale di Berlino luccicante di insegne di tutti i colori. Dev’essere una sera di festa. Ogni tanto passano dei giovani vestiti di nero con capelli ritti e colorati. Incredibile! Ma non aveva letto sul manuale che quelli facevano parte del mondo dissoluto dell’Ovest? Hans non capisce. Si mette a passeggiare per quella che gli appare come una strana proiezione della sua città. Qualche passante più lucido e meno frettoloso della media lo osserva con curiosità. Hans non si sente affatto mischiato anonimamente agli altri. Più continua a passeggiare, più il suo dubbio diventa certezza; finché non arriva davanti al muro: un muro alto circa 4 metri completamente ricoperto di disegni, scritte e graffiti, che serpeggia ininterrotto sia alla sua sinistra sia alla sua destra.
Quella non può essere Berlino Est! Perché la vita è così sempre piena di complicazioni?
Hans deve passare di là, altrimenti niente missione compiuta e niente compenso. D’altra parte gli pare di ricordare che i problemi all’epoca erano per passare dall’Est all’Ovest, e non viceversa. E poi possiede la forza di chi ormai non ha niente da perdere.
Sfrutta la sua conoscenza della Berlino del 2131 e si dirige verso il punto dove dovrebbe trovarsi il Checkpoint Charlie. Sul suo passaporto è scritto che è un diplomatico della DDR. Questo forse potrebbe aiutare.
Ci siamo. Un cartello lo avverte che sta lasciando il settore americano; come a dire: “quello che ti succede dopo sono affari tuoi!”. Militari americani controllano il suo passaporto e lo guardano con leggero disprezzo, ma lo lasciano andare. Ora attraversa la striscia di terra di nessuno, in mezzo alla quale, come fosse un campo da tennis, corre una linea bianca di demarcazione. È anche quello un ennesimo viaggio nel tempo. I Vopo che indossano l’uniforme amica - almeno fino al compimento della missione - già lo scrutano da fuori un gabbiotto di controllo. Il suo passaporto è sfogliato con calma, poi sguardi seri & squadrati e un saluto militare, segnale di via libera, cui Hans prontamente risponde.
È passato di la! Di la! C’è solo da consegnare la busta e via!
Intravede già un’altra Berlino. La terza che gli capita di vedere nel giro di pochi giorni, certo non una cosa da tutti. Questa Berlino ha un aspetto ordinatissimo, ma tendente al grigio. Il buio gli fa notare meglio l’assoluta assenza delle insegne colorate al neon che aveva visto dall’altra parte. La poca gente che vede in giro è fatta di una pasta completamente diversa. Un’altra delle possibili, infinite, varianti sul tema.
Ma Hans riesce solo a fare pochi passi in quella nuova realtà. Due dei Vopo che poco prima aveva salutato, gli si avvicinano e gli fanno cenno di fermarsi.
Hans è perquisito con fare professionale, ma duro. Viene trovata la lettera, ma anche altri oggetti che stupidamente ha portato con sé: pillole di nicotina e una piccola unità di connessione.
Hans viene arrestato.
In caserma è sottoposto a un fuoco di fila di domande. I militari non credono alla sua versione. È impossibile che solo un anno dopo il muro possa crollare!
Hans è accusato di spionaggio e imprigionato. Passano due giorni e si rende lucidamente conto che non può sperare di uscire da lì in breve tempo. L’unica via di fuga è inghiottire la pillola e ritornare nel suo tempo, rinunciando però al compenso. Lascia passare un altro giorno, poi si decide.
In modo un po’ rituale si mette dritto in piedi pronto a ingoiare la pillola del tempo. Stavolta è solo; i militari della DDR non gli cantano canzoncine, ma stanno qualche metro più in là a controllare le viscere di quel carcere.
“Cammina nel tempo!” Ritornano il vortice, i colori che si confondono, il piacevole formicolio…

Berlino Est, Repubblica Democratica Ecologica Tedesca. Maggio 2131.

È ancora la sua città, ma non è la sua città.
È pomeriggio, Berlino è affollata. La gente veste in un modo che a prima vista pare ad Hans un misto tra dandismo inglese del 1800 e hippy del 1900. Hans si ferma davanti a un’edicola e sbircia avidamente la prima pagina su carta riciclata di Neues Deutschland:
“Ecologia Socialista stravince le elezioni francesi. Il segretario Thillaye conferma il programma che allontanerà la Francia dal blocco occidentale. Abolizione del traffico privato completata entro un anno.”
Poi un altro piccolo titolo in fondo alla pagina cattura la sua attenzione ormai messa a dura prova:
“Quattro berlinesi dell’Ovest abbandonano l’Occidente in dissoluzione sorvolando il muro in mongolfiera. Atterrati ieri pomeriggio in Pariser Platz.”
Ancora un’altra Berlino. Un’altra delle possibili, infinite, varianti sul tema.
Hans si sente fortunato ad abitare in quella parte della città, e leggero si avvia verso casa.





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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 05 Settembre 2011 17:24 )
 

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