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Paola Benucci - la pancia PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Lunedì 25 Luglio 2011 13:05

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
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Cascina Macondo
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Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
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LA PANCIA

di Paola Benucci
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 14 marzo 2004




E’ una strana sensazione, che penso tutti provino - o la provo solo io? Chissà?! - non si può dire che ti faccia male la pancia (quella è una cosa diversa!) è come sentire una sorta di ronzio… insomma non si sa bene come definirla.
“Sentire di pancia” mi sembra che così si possa comprendere: è quando tutti i tuoi pensieri si spostano dalla testa dove sono razionalizzati, ampliati, complicati o semplificati, alla tua pancia, ma soprattutto è quando le emozioni stanno lì e fermentano in attesa di uscire allo scoperto.
A me capita quando sono tanto coinvolta da qualcosa, quando sono agitata oppure quando mi innamoro… mi piace, è una cosa naturale, istintiva, primaria, viene da dentro e hai voglia a dire è tutto a posto o a chiederti perché stai così, perché tanto permane, non riesci a controllarla, non se ne va quando vuoi tu!
Ma poi perché mandarla via? Perché tutte le volte dover sempre capire tutto o tenere sotto controllo? Perché non lasciarsi andare alle sensazioni di pancia?
La testa e la pancia: l’una posta in cima al corpo umano, vero organo che monitora tutto quanto succede, l’altra posta a metà… nel mezzo tra le due c’è il cuore… mica sarà avvenuta a caso questa disposizione?
Forse è un percorso che parte da un punto e arriva in un altro passando attraverso la strada più complicata e meno comprensibile che esista, appunto il cuore…
Un percorso che inconsciamente viene compiuto ogni giorno e che come tutti i percorsi interni e interiori è difficile sapere dove porterà e cosa ci lascerà.
A me viene in mente che i pensieri partono dalla testa, le emozioni o i sentimenti dal cuore e poi si ritrovano in pancia.
Lì avviene l’elaborazione…





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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 26 Ottobre 2011 09:42 )
 

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