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Maria Grazia Cavagnero - la noce PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Martedì 04 Ottobre 2011 13:00

 

 

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LA NOCE

di Maria Grazia Cavagnero
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 14 marzo 2004




Era una tetra mattina; una di quelle mattine che non lasciano scampo.
La sveglia non aveva suonato: ferma.
Fermo l’orologio da polso.
Il cielo nudo e muto non suggeriva nulla, se ne stava lì, l’infame, senza offrire una minima indicazione .
Dovrei preparare un caffè, saltare dentro i pantaloni, infilzare le calze, calzare le scarpe, dovrei lavarmi, pettinarmi con un tridente, trovare una maglia e un cappotto decenti.
Dovrei, non ne ho voglia.
Dovrei andare a lavorare! I miei occhi puntano il portafrutta e lì occhieggia ironica l'unica noce della zia Luigina.
La più bella!!!
Una grande e splendida noce sopravvissuta al Natale.
La concupisco con lo sguardo .
Apro il cassetto alla ricerca di uno schiaccianoci…
…non c’è .
Eppure è sempre stato lì, una di quelle certezze che si pensano di avere.
Non importa ho altri metodi.
Intanto, penso a lavorare, a lavorare non ci vado.
Oggi vorrei dire “BASTA”.
Basta alla solitudine, alla nebbia, a questa città.
Basta a tutto quello che cerchi e che non trovi, basta alla realtà che non muta.
La noce risplende di luce propria, l’afferro e ne scruto la struttura, un punto debole del guscio.
Ricorro al metodo uomini veri, pugni d’acciaio, e lei ostinata resiste.
A nulla poté la forza, neanche una scalfittura.
Incomincia a diventare una questione di principio, oggi al lavoro non vado e non telefono neppure.
Quella noce ostinata sarà mia; l’ho visto fare da mia nonna, due noci una contro l’altra strette nella mano, ma ancora una volta nulla!
Suono allora a Madama Cavagna, l’unica persona ancora in casa.
- Eh? uno scavafossi ?
- No, uno schiaccianoci, le urlo.
- Ah, risponde, non so bene grazie; mi chiude la porta in faccia.
Vita Crudele!!
Possibile?
Possibile che anche mangiare una noce sia diventato impossibile?
Ci sono, il martello!
Lo trovo, è un vecchio martello arrugginito, un colpo ben assestato e la noce bastarda si catapulta sul vetro della finestra, vi passa attraverso e atterra sul tetto della macchina del Geometra Fagiolini, famoso per la maniacalità con cui cura la sua macchina.
Caspita!!!
Un bozzo un piccolo bozzo, una ferita aperta nel cuore del geometra.
Accidenti, dove ho messo lo schiaccianoci???
E ora che faccio, rivendicare l'incidente oppure tacere?
Taccio.
Tanto, si sa, c’è sempre chi vede tutto.
Dalla finestra la vedo la noce assassina, è lì intonsa e spudoratamente bella!!!
Scendo di corsa e incomincio a calpestarla con rabbia.
Se non posso averti io nessun altro ti avrà!
Mi guardano il panettiere, il giornalaio e anche il salumiere, si danno di gomito.
“È sempre stata un tipo un po’ strano.”
Il desiderio di aprire la noce diventa lancinante.
A questo punto, ci sono: “IL BINARIO DEL TRAM”.
Aspetto, il tram arriva sferragliante, barcolla e… deraglia.
Un rumore tremendo.
Si raduna una folla.
- Chi è stato?
- Cosa è successo?
Raccolgo la noce e risalgo in casa incurante dei feriti e delle urla.
- Apriti noce, apriti!
E lei ostinata non si apre, neanche con le buone maniere.
Mi lascio cadere sul divano e precipito in un deliquio nero e melmoso.
Un dolore forte alla schiena, mi toglie il fiato, sto per morire?
No, ho trovato lo schiaccianoci.
Con mani tremanti inserisco la noce nello schiaccianoci.
Schiaccio, il guscio si apprende, cede debolmente e si apre.
Tutto così lineare!
Ma è vuota!!
IN FONDO COSA È MAI LA VITA?





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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 26 Ottobre 2011 09:43 )
 

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