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Fiorenza Alineri - suoni di zucca PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Martedì 25 Ottobre 2011 12:38

 

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SUONI DI ZUCCA

di Fiorenza Alineri
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 14 marzo 2004




C’era una volta un regno governato da quattro giovani tiranni molto istruiti. Vivevano in un palazzo pieno di libri, parlavano tutte le lingue del mondo, sapevano quasi tutto ed erano convinti di avere una mente superiore.
Per assicurarsi il potere assoluto avevano fatto in modo che tutto il popolo vivesse nell’ignoranza più totale: niente scuole, niente libri, niente divertimenti, solo lavoro e basta.
L’unica cosa che i quattro tiranni non erano ancora riusciti a scoprire era come fare per non morire mai.
Studiavano, ricercavano… ma non c’era verso di trovare una soluzione e per questo sfogavano la rabbia maltrattando la gente che lavorava per loro.
Passavano gli anni, i tiranni invecchiavano, ma non cambiava mai nulla.
Ma un giorno, in una famiglia del popolo, nacquero due gemelli con un potere magico. Non sapevano di avere questo dono fino al momento in cui, una notte, fecero entrambi lo stesso sogno: una stella parlante rivelava ad ACCUZ, il bimbo, che avrebbe avuto la possibilità di punire un’ingiustizia e alla bimba, INOUS, che avrebbe potuto far avverare un desiderio; la stella disse inoltre che entrambi i doni erano utilizzabili una sola volta.
I due gemelli, che non avevano intenzione di passare tutta la vita a lavorare per i quattro tiranni, decisero di recarsi al palazzo a chiedere che fosse concessa loro l’opportunità di studiare.
Si presentarono al cospetto dei quattro:
- io mi chiamo Accuz, so punire un’ingiustizia
- io mi chiamo Inous, so realizzare un desiderio, e poi, all’unisono:
- siamo qui per chiedere di imparare a leggere e a scrivere, voi che sapete tanto, voi che sapete tutto, dateci i vostri libri e donateci un po’ del vostro sapere
I tiranni si arrabbiarono tantissimo: come osavano, quei due esseri inferiori, parlare in quel modo?
Il più vecchio si avvicinò ai due bimbi, afferrò Accuz per un braccio, poi lo prese a schiaffi e lo fece cadere per terra dicendogli:
- torna tra la tua gente, maledetta zucca vuota, come osi farci una proposta del genere?, poi afferrò la bimba e la scrollò violentemente
- e tu piccola stupida, sai forse come renderci immortali?
Il bimbo si rialzò e disse: - Io sono Accuz e tu sarai una Zucca, una zucca vuota, insieme ai tuoi tre amici… così tutta la tua conoscenza, che hai usato così male, non ti servirà più a niente!
E i quattro sapienti si trasformarono in quattro zucche vuote!
- nooooo!!! - urlarono i quattro, la voce si udiva lontana… nell’interno della zucca…
Rotolarono così verso la bimba e le gridarono: - Aiutaci! Che sarà di noi e di ciò che sappiamo?
Lei rispose: - non posso cambiare ciò che è già stato cambiato, ma posso realizzare il vostro desiderio: io sono Inous e voi diventerete Suoni, per sempre, e tutto ciò che sapete sarà un seme dentro di voi.
Detto ciò i due gemelli presero le zucche, e agitandole uscirono in strada. All’udire quel suono la gente si fermava, ascoltava… la mente si apriva - e imparava…
Accuz e Inous decisero di girare per il mondo.
Ora dico a voi: se incontrate un bimbo e una bimba per strada, che danzano agitando quattro zucche, fermatevi e ascoltate, non pensate di sapere già troppo, c’è sempre qualcosa da imparare dai Suoni di Zucca.





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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 26 Ottobre 2011 09:43 )
 

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