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Dario Robaldo - l'angelo custode PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Domenica 18 Settembre 2011 11:37

 

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L’ANGELO CUSTODE

di Dario Robaldo
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 14 marzo 2004




Non so. È plausibile pensare che esista, ma è pure ipotizzabile essere uno scherzo del nostro pensare. È possibile esista come professione, non dico di no, ma non ho idea di come funzioni e a me, onestamente, non è mai stato proposto nulla del genere. Potrebbe essere una di quelle professioni in linea con i tempi del nostro mondo, magari altamente remunerativa; è, ammettendone per un attimo l’esistenza, qualcosa che va a braccetto con l’ottica imprenditor/manageriale che va per la maggiore in questi ultimi anni, perfettamente adatto all’idea di “mercato globale”. Sarebbe indispensabile a ogni individuo presente sul pianeta: un sicuro business planetario…  Si studierà molto per poter svolgere un’attività del genere?
No, dai, è qualcosa che dicono essere gratuito, addio business, e che non c’è dato di scegliere. Siamo noi a essere scelti da loro, oppure qualcuno che sta più su comunica loro tempestivamente la nascita di ogni nuovo individuo da tutelare e così veniamo, per così dire, “accoppiati”. Anche agli atei ne affibbiano uno? Difficile da stabilire con precisione. Se mi fermassi alle mie personali impressioni, direi che ai miscredenti o non ne vengono distribuiti o ne riservano uno difettoso, una seconda scelta, uno non buono per svolgere impegni ad alto livello di spiritualità. Secondo me è pure possibile che qualche essere umano, per distrazione nella linea di produzione, non venga affatto dotato di angelo. Del resto è assolutamente comprensibile: siamo tantissimi su questa crosta di terra e si può ben motivare se anche lassù qualche volta le cose non riescono esattamente come previsto dall’organizzatore capo.

Io dico che per quanto mi riguarda ne sono sprovvisto. Ma non è sempre stato così: da piccolo l’avevo certamente altrimenti non sarei qui, come sostiene con una certa convinzione la mia mamma. Il compito di un angelo custode, fino a che l’affidato è a pieno titolo nell’infanzia, si limita a preservare la sua incolumità fisica e quindi trattasi di compito abbastanza di semplice gestione. Crescendo le cose si complicano un poco anche per lui: il compito si fa più complesso, entrano in gioco relazioni a quattro (un lui con il suo lui-Angelo con una lei con il rispettivo lui-Angelo o lei-Angela…) e a volte, più di rado, si arriva anche a doversi gestire relazioni a sei, a otto. In tali frangenti pure loro sono in sofferenza e diviene forse possibile che taluni angeli alla fine desistano dal tentare di indurre ragionamenti a chi di ascoltare non ne vuole sapere e allora vengono meno al loro impegno assumendo un ruolo silente e discreto. Forse troppo.
Però sono convinto del fatto che, se non ne sono del tutto sprovvisto, allora significa che io e lui abbiamo ritmi biologici contrapposti: lui “lavora” mentre io dormo e viceversa: per lui diviene un compito semplificato all’essenziale, per me assai meno.
Lui? Sarà del mio stesso sesso il mio angelo custode? Ha sempre avuto la mia età o era già maturo alla mia nascita e ora è vecchissimo? Mah, a proposito dell’età proprio non riesco ad avere idea, per quanto invece concerne il sesso avverto, visti i miei scarsi rapporti con lui, che in definitiva sia una “lei” ed è questo particolare che rende difficile la nostra frequentazione.
Mi spiace un poco. A mia protezione avrei preferito una presenza maschile. Potrei parlare con lui di donne, per esempio. Forse mi aiuterebbe a capire perché con loro è sempre così complicato confrontarmi e com’è che finisco sempre per rovinare ciò che al contrario dovrei accuratamente preservare. A tal proposito germina in me un dubbio: e se fosse lui, cioè lei, che fa si che le mie relazioni degenerino in quel modo… Ma no , siamo seri, in tal senso di stronzate ne faccio a volontà e ci manca pure Angela che me le suggerisca. No no, grazie. Mi riescono dannatamente bene senza l’aiuto di nessuno.
Osservando come spendo i miei giorni, come dissipo le relazioni importanti, non posso far altro se non escludere nel modo più assoluto d’essere “influenzato”, “guidato” da una qualsiasi entità superiore: infilzo di frequente, una dietro l’altra, situazioni di cui poi mi pento amaramente e credere d’essere “assistito” in questo mio procedere per grossolani errori mi induce a cercare tutt’altra definizione per tale fantasmatica presenza. Ma è perché è femmina che mi porta a rapportarmi in questo modo così strampalato? Quindi un angelo geloso. Sarà possibile?
Se è così allora vuol dire che devo arrivare a una decisione che medito già da un po’, ma che non riesco a prendere… cedo alla tentazione, mi faccio gay, così si fotte! E nel frattempo, chissà, le mie relazioni sentimentali potrebbero finalmente registrare un, ormai, insperato successo.

Ma no, è troppo crudo vedere i problemi da quest’ottica. Potrei supporre che attraverso i miei fallimenti, Angela mi stia conducendo, non per gelosia, attraverso un intricato cammino alla ricerca di me stesso: conseguentemente questo punto di vista mi dona una spiegazione che chiarisce il fatto delle strade: io quelle dritte che portano direttamente alla meta non riesco mai ad imboccarle e mi ritrovo percorrere quelle tutte curve e buche che alla fine svaniscono nel nulla o al massimo in un campo, ma alla meta iniziale, stai certo, non mi portano mai. La meta diviene per me un illusorio punto d’arrivo che quasi mai mi è dato di frequentare.
A questo punto, quindi, ammettendo che Angela mi conduce per strade perigliose obbligandomi a fare delle stupidaggini colossali, comporta in sé una serie di giustificazioni del tipo: “Per crescere è assolutamente indispensabile passare per la sofferenza. Solo attraverso l’intima comprensione del messaggio che sta dentro alla sofferenza troverai la luce che illuminerà il tuo cammino. Per migliorare, non temere, le cose devono prima peggiorare ”. Eh no, grazie! Queste balle preferisco lasciarle ad altri più visionari personaggi: io quando sbaglio, e succede con una frequenza da microprocessore dell’ultima generazione, mi assumo la paternità dell’errore e soffro fino a che non raggiungo il fondo: poi risalgo e ben che vada mi ritrovo a essere come prima: comunque perso nell’oscurità, pronto a commettere nuovi errori senza essere “cresciuto” e senza condividere responsabilità alcuna con dubbiose figure celesti.

Comunque, se c’è, il mio angelo custode deve avere poteri limitati: probabilmente è colui, anzi, colei, che fino a ora mi ha permesso di non schiantarmi contro altre vetture o contro qualche immobile costruzione cementizia quando sono alla guida. Sempre distratto, sempre preso a ragionare su chissà quale fondamentale enigma la cui soluzione cambierebbe, se ci fosse davvero una soluzione, il corso dei pensieri e degli atti del genere umano.
Spesso, quando sono al volante, non sono neppure cosciente delle mie azioni: mi accorgo d’essermi fermato e poi ripartito a un semaforo. Ma sarò ripartito con il verde? Non ho mai investito nessuno e questo veramente mi riempie di meraviglia… sarà poi vero che non è mai successo? Beh, tracce di sangue o resti umani non ne ho mai trovati sui miei mezzi e neppure mai nessuno è venuto a tentare di incolparmi di un evento simile. Beninteso, in tal caso non mi stupirei: resterei certamente addolorato, ma sorpreso proprio no. Ecco, allora in questa accezione devo ammettere che, al momento, ha dunque svolto divinamente il suo compito.
Però, può essere che un angelo custode sia investito di compiti, seppur assolutamente dignitosi, così limitati? E poi, non sarebbe immensamente più logico sospettare che non ho mai investito nessun pedone perché loro sì, sono dotati di angelica protezione?

Pensando al mio angelo, altro non saprei dire. Che farà tutto il giorno? Mi sta seduto su una spalla annotando scrupolosamente tutto ciò che non riesco a fare? Osserva delinearsi ogni mio ridondante pensiero e si sbellica dalle risate? Legge i miei libri quando leggo? Avrà i miei stessi gusti letterari o sarà infastidito dall’alternanza schizofrenica tra autori latinoamericani e i russi? Mi scruta irridendo mentre scrivo? E… quando facevo sesso, lui era con noi… cioè, voglio dire, proprio lì? Gufava sulle mie prestazione o si voltava dall’altra parte?

A essere sinceri non mi dispiacerebbe avvertirne la presenza. Percepirlo deve essere un’esperienza in grado di riempirti la vita: percepire un soffio caldo dietro di te, riconoscere e sorprenderti a elaborare pensieri attraverso modalità che non ti appartengono, sentir lenito il senso di dispersione, di smarrimento che mi pervade in questi ultimi sei mesi, riuscire a captare un suggerimento inaspettato e conseguentemente tenermi stretto ciò che vale davvero anziché vedermi costretto a gettare alle ortiche emozioni e sentimenti importanti torturandomi e pentendomi poi per mesi interi.
Di questo dovrebbe occuparsi l’essere alato. Contrastare l’innata tendenza a farmi del male, scoraggiarmi dal prendere decisioni distruttive, indurre in me una variante di pensiero quando i miei, evidentemente errati, divengono decisioni inarrestabili come i fiumi in piena che travolgono tutto quanto posto nel loro percorso.

Se penso a tutte le mie ultime difficoltà, mi sento di poter escludere categoricamente la presenza in me di un’entità di quel tipo.
Invece non escludo affatto, anzi sono persuaso che il caso lo abbia previsto, la possibilità che da qualche parte vi sia o vi sia stato in qualche bugigattolo condominiale almeno un individuo di nome Angelo.
Professione… custode.
Di stabili, però, non di anime.





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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Martedì 20 Settembre 2011 07:35 )
 

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