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Andrea Bruno - anche le zucche hanno un'anima PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Giovedì 29 Dicembre 2011 10:50

 

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Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
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ANCHE LE ZUCCHE HANNO UN’ANIMA

di Andrea Bruno
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 14 marzo 2004




Sono sempre stato attratto dai suoni prodotti dagli oggetti. In ognuno di essi ho quasi sempre ritrovato uno strumento musicale. Più in generale, il suono di qualsiasi cosa mi ha sempre affascinato. Dal semplice tamburellare sui banchi di scuola, al creare effetti sempre diversi con una tastiera elettronica; ascoltare lo sciacquio delle onde del mare o dell’oceano o, all’estremo opposto, percepire il silenzio assoluto in una landa desolata della Lapponia in pieno inverno, dove l’unica cosa che puoi sentire è il fischio delle tue orecchie.
Un giorno mi ritrovo, quasi per caso, in un posto bellissimo, quanto sperduto, nella campagna piemontese; classicamente mi perdo assieme ai miei amici, chiedo indicazioni all’unica, credo, cittadina straniera di una frazione di Chieri, ma miracolosamente, riusciamo ad arrivare. C’è un sacco di gente e, ovviamente, siamo costretti a esibirci nella classica gag dei ritardatari dove l’unica cosa da fare è cercare di sparire il più in fretta possibile per non dare nell’occhio. Devo ancora capire bene dove sono e cosa devo fare, ed ecco che mi ritrovo a pensare ai suoni di zucca. Mi lascio rapire dal tema e cerco di farmi suggestionare dalle immagini che si sviluppano man mano nella mia mente. Improvvisamente tutto mi appare chiaro, e un pensiero, fra i tanti, domina la mia mente:
“Ma non potevo rimanere a casa a dormire!!??”
Una serie di fotogrammi scorrono veloci nel mio cervello: i fiori di zucca, il risotto con la zucca…(mmmhh! che fame! è quasi ora di pranzo…). Ma, a un tratto, una voce spezza le mie divagazioni: è Charlie Brown, con la sua zucca intagliata, in trepidante attesa di Halloween.
“Ho sempre sperato di conoscerlo! Sicuramente mi aiuterà!” penso; da piccolo mi sono spesso immedesimato in lui e, per una curiosa coincidenza, proprio due giorni fa, in un albergo svedese, il gestore, storpiando il mio cognome, mi ha chiamato Mr. Brown.
Improvvisamente il piccolo ometto sparisce e, con lui, la sua zucca. Ripenso quindi al suono che essa potrebbe avere; lo immagino sordo, dalle basse frequenze, ma poco importa in fondo.
Faccio due passi, sento le persone che condividono con me questa esperienza per me inusuale, scambio due parole con qualcuno e penso: “Ma chi cavolo sarà quello che ha proposto questo tema? Sarà quel ragazzo dall’aria pensierosa, o quella ragazza intenta a scrivere per conto suo?”
Non lo voglio sapere, non mi importa veramente, accetto volentieri la proposta, ma una cosa è certa: l’aspetto fuori dopo!
Esco fuori a fare due passi per schiarirmi la mente, comincio a camminare per una delle tante stradine sterrate che si diramano tra le varie cascine e case sparse qua e là nella zona. Cammino a lungo, assorto nei miei pensieri, non mi rendo conto di aver perso l’orientamento. La mia attenzione ora è catturata da un rumore sommesso, che proviene da lontano. Mi faccio guidare dai suoni che provengono da qualche parte nei dintorni, il rumore cresce sempre di più, capisco da dove proviene, lo seguo e mi ritrovo in un campo di zucche!
Avevo sentito parlare di cibi transgenici, ma non pensavo “trans” a tal punto. Mi avvicino, mentre una di loro attira la mia attenzione; io le comunico li mio stupore, lei comprende e mi racconta come vivono. Con mia sorpresa mi rendo conto che, così abituato ai rumori metropolitani, non avevo mai immaginato che anche le zucche avessero un’anima. La “mia” piccola amica arancione, mi intrattiene alcune ore e a mano a mano scopro di avere con lei molte più cose in comune di quanto avrei mai potuto credere. Mi spiega anche come fanno a comunicare attraverso un linguaggio a noi sconosciuto. La sorpresa a questo punto è totale, ma questo è un segreto che, forse, vi racconterò un’altra volta…





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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 30 Dicembre 2011 10:42 )
 

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