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Carlotta Bava - se le zanzare imparassero a volare PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Lunedì 25 Luglio 2011 06:33

 

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SE LE ZANZARE IMPARASSERO A VOLARE

di Carlotta Bava
Cascina Macondo -  Scritturalia, domenica 11 luglio 2004




È un po’ come dire “ se gli asini potessero volare…”
Proviamo… la prima cosa che mi viene in mente sarebbe quella di mettermi nei panni di una zanzara: un attimo ancora… ecco fatto! Ora SONO la zanzara Bzz.
Piccolina, ma per niente silenziosa, sono alla ricerca di compagne con cui scambiare quattro chiacchiere, con cui organizzare “scampagnate” e “merende sinoire”. Vago qua e là senza meta precisa… quando ecco, mi pare di scorgere un gruppo di colleghe… mi presento, si presentano: amicizia a prima vista!
Raccontano le loro “campagne” e io le mie: le difficoltà di schivare i vari zampironi, creme, spray e quant’altro. Ricordo loro che “Madre natura” ci ha donato la capacità di adattamento (quella che gli uomini hanno dimenticato, per intenderci); per cui dopo brevi difficoltà ci abituiamo ai vari agenti chimici e ci divertiamo davvero tanto a vedere l’ostinazione dell’uomo nel tentativo di allontanarci ricoprendosi con questi deliziosi e profumati liquidi, di schivarci e, quando non ce la fa, di spiaccicarci contro i muri (su cui lasciamo indelebili macchie di colore, la nostra ultima vendetta!).
Ma i nostri VERI nemici sono i pipistrelli, le falene, le rane… non a caso esseri un po’ bruttini. Ecco, se posso permettermi, ha un po’ toppato: perché non “vestire” il nemico con abiti belli, accattivanti che invitino a finire nelle loro fauci???
Scusate, dimenticavo… Madre natura non gioca d’astuzia, né tende trappole, è semplicemente equa…
Preferisco pensare di essere trasformata da Bzz vivente e un po’ fastidiosa, a nutrimento per simili, piuttosto che finire i miei voli su quelle orrende luci blu che attirano e poi fregano…
È curioso come l’animale-uomo, così grande, potente e di per sé forte, abbia timore di una “cosa” così piccola come una banale Bzz… forse il segreto sta proprio qui: la forza. La forza non è così fondamentale, fino a che non mi provoca un frontale contro il muro!
Ci stiamo organizzando: abbiamo formato circoli per scambiare opinioni, per trovare linee comuni e stampato volantini.
Volando con megafoni pesantissimi (che gli uomini scambiano per elicotteri!) invitiamo tutta la popolazione di zanzare a unirsi con l’obbiettivo di studiare strategie contro gli umani oggetto dei nostri attacchi.
Siamo discriminate all’interno del regno insetti? Allora proviamo a farlo anche noi nei confronti degli uomini!
Abbiamo preso in considerazione prima e scartato poi, alcune categorie di “bipedi pensanti”… poi ecco… siamo state folgorate da un pensiero comune!!!
Ci hanno detto che vicino a Milano, poi ci documenteremo meglio, c’è uno che sta dissanguando tanti umani…
Forse sarebbe l’unico tentativo per una distribuzione equa delle risorse, almeno tra noi zanzare…
Allora, perché aspettare? Siamo pronte???


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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 07:44 )
 

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