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Beatrice Sanalitro - sempre caro mi fu quest'ermo colle PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Domenica 18 Settembre 2011 06:24

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


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SEMPRE CARO MI FU QUEST'ERMO COLLE

di Beatrice Sanalitro
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 11 luglio 2004




1°)    Lo senti?
È il soffio del vento che solca le montagne: viene da laggiù, lo vedi?

2°)    Sì, vedo il vento che galoppa sulle nuvole, le urta, le fa rimbalzare..
Guarda: i sogni s'intessono con le nuvole.
C’è il fante, la cavaliera spadaccina e là Chagall che vola con l’amata!

1°)    Lo senti?
È il galoppo dell'acqua intatta del ruscello che s'intreccia col vento.
Insieme fanno una figlia in assoluto silenzio.

2°)    Chi è la figlia?

1°)    La figlia è la bianca spuma che rinfresca e vivifica.
E in ogni bollicina, un sogno.

2°)    Di nuovo compaiono i sogni, su questo colle così solitario, così dimenticato...

1°)    I sogni parlano qui con voce sottile e solo orecchie a punta possono percepirli.
Su questo colle rivelano segreti di antiche radici, quando ogni essere era immerso nell'immenso sogno della... speranza.

2°)    Speranza...di cosa?

1°)    Speranza di perfezione sempre, ovunque!

2°)    La speranza è cucita insieme al silenzio?

1°)    Ascolta il silenzio del colle!
Il silenzio è dovuto all’assenza degli uomini.
I loro pensieri si condensano, a volte, e s’appoggiano su noi: umide nuvole di pianti, parole stanche e malate.
Si posano e noi aspiriamo a poco a poco il loro veleno.
Ma ora, ascolta!
Lo senti?
È il consueto battito d'ali che mi tiene compagnia: è la mia musa, il mio volo.

2°)    Èil tuo volo verso il cielo?

1°)    È il mio volo verso il cielo, sopra il colle.
Mi aiuta a vedere il colle dall’alto, mi presta i suoi occhi d'uccello; con i suoi occhi vedo chiazze verde chiaro e scuro, moscerini e vermi, quadrati d'erba gialla ricchi di granaglie, chioccioline succose, enormi fichi dolci che pendono da quell'albero laggiù...

2°)    Non mi riesce tanto di volare!

1°)    Calmo, respira: apri e chiudi gli stomi, non importi niente, lascia fluire i pensieri, poi concentrati sul verde e...
amalo, amalo intensamente il tuo verde.
Amando, voli!

2°)    Sì, vedo il cielo, le nuvole, il ruscello, granaglie, vermi, pensieri degli uomini, vedo quest’ermo colle...

1°)    Torna, ora!
Lo senti? Ascolta!
È il battito del suo cuore formato da antiche rocce: il nucleo.

2°)    Dai, racconta!

1°)    Bene.
C’era una volta un embrione trasparente e saggio e, come ogni saggio, lento, ponderato, segretamente vitale.
Il suo cuore pulsava un' armonia di parole.
“Sam  Ri  Vah  Kan  La  Vias”
“Sam  Ri  Vah  Kan  La  Vias”
finché un giorno un granellino di sabbia accompagnato dal vento entrò nel ritmo e lo trasformò:
“Tan  Tan  Ti  Tah  Tan  Tan  Ta  Tias”
“Tan  Tan  Ti  Tah  Tan  Tan  Ta  Tias”
Intorno al nuovo palpito si formò una pellicola di desiderio e poi un’altra di conoscenza, una di bellezza, di perplessità, di paura, di vendetta.
Tutto si condensò in saggezza nascosta di mille colori; nel respiro lento delle pietre che formano questo colle.

2°)    E i fili d’erba e gli alberi e noi?

1°)    Noi stiamo con le radici aggrappate alla roccia, assorbiamo il suo sapere.
Attraverso il vento noi foglie vibrando lo trasmettiamo da questo colle agli
uomini laggiù che sanno ascoltare messaggi d’amore…

2°)    Sempre caro mi fu quest’ermo colle…

1°)    Come un monastero fra gli scogli…

2°)    Come il cuore dell’uomo…

1°)    Come una stella lassù…

2°)    Come la bellezza del silenzio…

1°)    Come colle insieme ad altri colli…






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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Martedì 20 Settembre 2011 07:36 )
 

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