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Anna Navone - predatori PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Martedì 04 Ottobre 2011 06:07

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
a costi di Bed and Breakfast

 

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Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
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PREDATORI

di Anna Navone
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 11 luglio 2004




Tra le dune morbide, dolcemente adagiata nel letto di sabbia colorato di oro e senape, vide una Carcassa.
Non puzzava di morte e Non destava ribrezzo.
Chissà da quanto tempo giaceva in quel posto senza che nessuno l’avesse avvistata. Bocconcino prelibato che neanche secoli di tempeste erano riusciti ad avariare.
- Deve essere gustosa e saporita - pensò l’animale dall’infinita apertura alare che avrebbe voluto oscurare il mondo intero. Invece no, non era possibile perché era soltanto un uccello, sì un rapace, ma solo uccello che nemmeno riusciva a impadronirsi dell’intera Carcassa, la quale Non puzzava di morte e Non destava ribrezzo.
- La chiamerò Libertà e la farò diventare la mia Casa - disse a bassa voce senza accorgersi che stavano sopraggiungendo altri rapaci. Non tutti Condor, c’era qualche Avvoltoio, un’Aquila, e forse anche un Falco dal verso gracchiante, che spaventava le Formiche Rosse che tentavano d’impadronirsi di qualche pezzetto di Carcassa.
- Che vergogna, che sfacelo! Le Formiche Rosse si riempiono la pancia abusando di quest’inerme relitto che forse fu anche fecondo…-
In quel momento, un’idea precisa prese il sopravvento nel calderone di pensieri che abitavano nei meandri più segreti del cervello dell’animale: occupare la Carcassa affinché le Formiche Rosse fossero costrette ad abbandonare il territorio.
Tra il dolce vagare dei pensieri e l’insorgere del delirante progetto, il Condor radunò i rapaci, primo fra tutti chiamò il Falco dal verso gracchiante.
- Se mi aiuterai in quest’impresa ti prometto un bocconcino prelibato - disse il Condor.
- Ci sto a condizione che si concordi la scissione delle membra dalle interiora -gracchiò il Falco.
Poi fu la volta del primo Avvoltoio, il predicatore che radunava immense folle di animali cerebrolesi per indurli ad abbandonare la ricerca quotidiana del sostentamento, in funzione della beatitudine.
Non vi fu discussione col primo Avvoltoio, era d’accordo su tutto.
L’Aquila invece, si fece inseguire per centinaia di metri. Voleva essere corteggiata, ma il Condor, abituato com’era a fare il Padrone, finse d’ignorare la caccia spietata che stavano praticando gli Avvoltoi, non voleva mica perdere la faccia…
- Aquila Nera, se volerai con noi avrai la tua parte. -
- NNOO, con la scissione concordata col Falco NON CI STO. -
- Non ti preoccupare, il Falco è giovane, ma è malato, presto non gracchierà più. -
E anche l’Aquila Nera si unì al gruppo di predatori deliranti. Nel frattempo tutti gli Avvoltoi carezzavano le piume del Condor, convinti com’erano di occupare insieme la Carcassa che Non puzzava di morte e Non destava ribrezzo.
Da quel momento il branco di rapaci si fiondò sulla preda mettendo in fuga le Formiche Rosse che, affette da una sindrome suicida, si sparsero per le dune litigando.
La Carcassa, che sembrava inerme e senza vita, iniziò ad emettere qualche lieve lamento, più simile al vagito di un bambino che al rantolo di un morente.
- No, mio caro Condor, non mi catturerai, non sono mica morta e neppure moribonda. Se vorrai possedermi dovrai prima eliminare tutte le Formiche Rosse che al contrario di te, spiluccando qua e là, sfamano i loro simili senza divorarmi, mentre tu e i tuoi amici vorreste farmi fuori tutta intera…!
- Cosa dici TUTTA INTERA - gracchiò il Falco - noi non ti vogliamo tutta intera, a me le tue gambe proprio non interessano.
Nell’istante in cui preda e predatori discutevano animatamente, e le fuggiasche piangevano di rimorso per le battaglie perse, il cielo terso scaricò un fulmine che colpì il Falco. Da quel giorno non gracchiò più.
Il silenzio del Falco destabilizzò il gruppo di rapaci che, perdendo qualche colpo, iniziò a litigare e a scannarsi. Il Condor, da buon Capo di Famiglia, estromise dalla compagine qualche Avvoltoio troppo ferito e proseguì il cammino del suo delirante progetto, finché, troppo stanco ormai, cadde tra le braccia di Morfeo e fece un sogno. Sognò di essere diventato dio dell’universo, re indiscusso, di camminare sulle acque, e di non aver più bisogno di lottare per le proprie conquiste.
Approfittando del clima soporifero che aveva colpito i rapaci, le impavide Formiche Rosse tornarono ad occuparsi della Carcassa che nel frattempo era diventata uno splendido felino che odorava di Vita e destava Stupore.






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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 05 Ottobre 2011 15:30 )
 

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