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Anna Lauria - speranza PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Lunedì 25 Luglio 2011 06:02

 

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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
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Cascina Macondo
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Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
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SPERANZA

di Anna Lauria
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 11 luglio 2004




Qui la terra ha un nome che nessuno chiama. Terra rossa, di fuoco, terra che colora le strade quando piove e la pioggia tramuta tutto in porpora. Sulle mura è scritta la storia del suo popolo, così sulle pietre, gli alberi, i viali. Una lunga lista interminabile, di nomi, cuce l’asfalto grigio. Le viuzze antiche inseguono il paese, fino alla collina. La piazza di ritrovo è attorniata da case minute con balconi a pianterreno sempre socchiusi, e dietro sguardi dappertutto. Sul grande Muro della Vendetta alla controra, una mano traccia un nome, una frase, un rancore, un disprezzo, una rivalsa, un castigo, un segno. La faida non è mai disoccupata.
La ritorsione è il simbolo di un’espressione arcaica, un elemento d’onore, un rito cui non ci si può sottrarre. Ogni notte uno scrive, ogni giorno un altro cancella con l’orgoglio la sfida.
Voci si rincorrono mentre soffia l’ostro: qualcuno chiamato Speranza è stato visto arrivare, su dal sentiero dell’Attesa, porta un grande secchio con un pennello bianco, pare rechi con sé il segreto del Perdono.





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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 30 Dicembre 2011 10:45 )
 

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