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Patrizia Gentile - venditore di fede PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Domenica 24 Luglio 2011 17:35

 

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VENDITORE DI FEDE

di Patrizia Gentile
Cascina Macondo, Scritturalia domenica 7 novembre 2004




La piccola piazza del mercato era, come sempre, affollata; nonostante il freddo pungente e quella coltre di nebbia che entrava dappertutto, nessuno degli abitanti del piccolo paese aveva rinunciato a quello che era “un giorno importante” per incontrarsi, per fare acquisti, per raccontare sottovoce che alla signora Luisa era tornato il marito dalla Germania e che la famiglia era finalmente riunita.
Le persone, imbacuccate, nascoste in grandi cappotti, berretti di lana, enormi sciarpe, passeggiavano tra le bancarelle. Il colore delle merci spiccava tra il grigiore della nebbia, i banchi, ben allineati tra loro, offrivano grande scelta e ottimi prezzi. Pantaloni militari, pesanti abiti di velluto con grandi colletti di pizzo, mutande di lana grezza che arrivavano ai piedi, frutta e verdura, galline che gironzolavano tra la gente, sperando di sfuggire all’acquisto, e la donnina delle caldarroste, che per pochi soldini offriva un cartoccio fumante che riscaldava il cuore e il corpo infreddolito. I sacchetti di carta frusciavano tra le mani dei compratori, le monete trillavano nei piccoli portamonete e nel passaggio tra chi vendeva e chi acquistava. Si sentiva, come sottofondo, l’allegro vociare di alcuni bambini che si rincorrevano nella piazza e le grida delle mamme che li avevano persi di vista.
In un angolo del mercato c’era uno strano banchetto, composto da due cassette di legno ricoperte da una tovaglia logora e ingiallita, sulla quale erano sparse immagini sbiadite e, seduto su uno sgabello traballante, stava un uomo dalla lunga barba incolta, con il viso sorridente e le guance arrossate dal freddo.
Si scaldava le mani sfregandole l’una con l’altra e sembrava parlare da solo.
Le persone passavano frettolose davanti a lui, chi era solito frequentare quel mercato diceva a chi era incuriosito da quel tipo “strano” che lui “vendeva la Fede”, vendeva la Fede versata in piccole bottigliette di vetro verdino, che richiudeva con minuscoli tappi di sughero.
Vende la Fede e chi la compera? Come può una persona versare un liquido trasparente e dire che quella è la Fede, quando la Fede, così ci hanno insegnato è puro spirito, che non ha forma, che non si vede e non si tocca…
Gli affari a quell’uomo non andavano certamente bene, lo dimostrava l’abito logoro che indossava. Il non possedere un cappotto. E la distanza che c’era tra lui e le altre bancarelle…
“La fede è quella che brilla al dito della giovane sposa, la fede è quel piccolo crocifisso al collo di quel giovane militare zoppo, la fede è la forza di aspettare tutte le sere il ritorno del marito, sapendo che guida un camioncino che sta in piedi “per miracolo”, la fede è il sorriso che ritorna a una madre dopo anni dalla morte di un figlio, la fede è ben altro, dicevano i passanti.
Che cosa avrebbe fatto quell’uomo, quando all’imbrunire la piazzetta si sarebbe svuotata, mentre le persone tornate a casa sistemavano i loro acquisti, quando i commercianti, riempiti gli enormi scatoloni in maniera frettolosa, avrebbero caricato i loro carretti, perché tanta era la voglia di ripararsi accanto al fuoco domestico? Che cosa avrebbe fatto di quelle bottigliette non vendute?
Quell’uomo sicuramente era l’ultimo ad andarsene, faceva presto lui a riporre le sue cose, pochi attimi gesti semplici, ma la settimana successiva sarebbe tornato in quel luogo, e l’altra e l’altra ancora, nonostante tutto…
Secondo me quelle bottigliette se le beveva tutte lui!
Quello che lui vendeva era forse la speranza di trovare qualcuno che si avvicinasse, qualcuno che gli offrisse una caldarrosta, qualcuno che gli dicesse “io credo che poche gocce di quest’acqua poste sul capo di mia madre morente le darebbero sollievo… Ma ieri come oggi ci sono cose e persone che ci spaventano, che allontaniamo da noi per non metterci in discussione, perché crediamo di fare sempre e comunque le scelte giuste nella nostra vita…
Come sarebbe bello, invece, se ognuno di noi potesse tornate indietro nel tempo, passare da quel mercato, non per comprare cose comode e scontate come una lattuga o quattro uova, ma per conoscere quell’uomo, il “venditore di fede” emarginato da tutti e ricambiare il suo sorriso, anche senza acquistare nulla, solamente per ascoltare quello che vorrebbe dire…





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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 30 Dicembre 2011 10:49 )
 

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