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Lucia Gaiotto - il coniglio blu PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Domenica 24 Luglio 2011 16:49

 

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IL CONIGLIO BLU

di Lucia Gaiotto
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 7 novembre 2004



Il cielo di un grigio perlaceo prometteva neve candida e pura che avrebbe ricoperto con dolcezza la città. La città… i rumori erano attutiti e l’odore sgradevole del traffico era stato spazzato via dall’aria brillante e vispa di dicembre. Gli abitanti proseguivano la loro noiosa routine, ma lentamente. Non seguivano con fretta i loro impegni e non davano in escandescenza al primo ritardo di un autobus. Una sorta di calma si era impadronita di quella metropoli senza confini precisi.

Questa è la storia di una delle famiglie che vi abitava, una storia insolita e che pochi conoscono.
Luisa era eccitata all’idea del Natale in arrivo, come tutti i bambini del quartiere. In classe non si parlava d’altro: le vacanze, lungo e meritato riposo, i pranzi fin troppo abbondanti, gli addobbi… i regali! La faccenda della letterina a Babbo Natale veniva presa sul serio veramente da tutti.
Un eccitato mormorio si faceva sempre più forte durante le ore di lezione: ci si dava consigli su che regali chiedere, si confrontava la lunghezza delle liste… Ma tutto questo non piaceva a Luisa. Secondo lei era ridicolo e un po’ superficiale scrivere letterine in cui si chiedevano le stesse cose a Babbo Natale! Sì, i giocattoli visti alla TV sono veramente irresistibili, ma… Non era quello che cercava Luisa. Lei si chiedeva continuamente: “Ognuno di noi è così diverso dagli altri… com’è possibile che tutti desiderino le stesse cose?” Così Luisa pensò a un regalo speciale, adatto a lei. Un regalo fuori dal comune per una bimba fuori dal comune.
Pensò giorno e notte.
Voleva essere diversa dagli altri. Non voleva liste di dieci pagine che avrebbero creato qualche problema a Rovaniemi, verso il polo Nord. E mentre Luisa pensava, i suoi genitori erano molto preoccupati. “Ma cosa le regaliamo quest’anno? Non ci ha ancora dato la letterina e… i giorni passano!” Ripetevano un po’ in ansia. Finché un giorno Luisa decise. Scrisse la sua lettera:

“Caro Babbo Natale,
quest’anno non ti chiedo molto.
Vorrei solo un coniglio. Un coniglio blu.
Grazie di cuore!”
Luisa

Quando papà e mamma lessero quelle parole, lo sgomento era visibile nei loro occhi. Disperazione! Un coniglio blu! Era impossibile trovarlo! Provarono a pensare a soluzioni, ma l’idea di tingerlo venne bocciata. Povero coniglio! E poi dopo breve tempo il colore sarebbe scomparso! L’unica soluzione era comprare un normalissimo coniglio bianco. Luisa avrebbe dovuto accontentarsi. Avrebbero compensato la delusione con altri regali.
I giorni passarono veloci e Luisa era sempre più impaziente di vedere questo coniglio blu. La mattina di Natale si precipitò a svegliare i suoi genitori. Li tirò giù dal letto e li portò vicino al Presepio, dove Babbo Natale le lasciava sempre i regali, in un grande cesto, da lì si vedeva bene l’albero tutto illuminato, nel corridoio. Luisa aprì molti pacchetti che la riempirono di gioia, ma non riusciva a trovare il coniglio. Scartò con le mani tremanti, l’ultimo pacchetto rimasto, con dei forellini ai lati, e scrutò dentro.
Un coniglio la guardava impaurito. Un coniglio bianco, Luisa non fiatò, ma si vedeva la delusione che cresceva. “Non è blu!” Disse con un filo di voce: A questo punto il coniglio saltò fuori dalla scatola e veloce si diresse vicino all’albero.
Guardò Luisa con occhietti vispi e si accucciò sotto una lucina blu. I riflessi lo illuminavano di un blu notte. Luisa lo guardò a sua volta e si sentì felice. Aveva trovato un coniglio speciale come lei.






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GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

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Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 07:53 )
 

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