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Enrica Simona Maschio - lasciar andare PDF Stampa E-mail
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Lunedì 24 Ottobre 2011 16:19

 

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LASCIAR ANDARE

di Enrica Simona Maschio
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 7 novembre 2004




Susanna è curiosa e vuol sapere quale sarà il suo regalo per i diciotto anni, eppure mancano ancora due mesi.
A onor del vero, la sua curiosità è accresciuta da una sorta di preoccupazione, che l’attanaglia da circa un mese, esattamente dalle feste di Sharon ed Elisabetta, sue compagne di classe, nonché le più in vista della scuola.
Loro hanno avuto compleanni da regine: feste in saloni traboccanti cristalli e specchi, plotoni di camerieri in livrea, abiti da sogno, orchestrina, torta multistrato a mezzanotte, insomma, quando sarà il suo turno non vuole certo sfigurare né attirarsi le critiche delle sua amiche, come Simonetta, che ha fatto una festicciola con le bevande nelle bottiglie di plastica e Sharon ancora adesso la chiama “Super Cola!” da lontano, nel cortile della scuola.
I suoi genitori sono tanto gentili, ma loro alle feste non danno importanza, a tutto quello sfarzo poi, ancora meno. Già se lo immagina suo padre: “Che spreco!” direbbe, davanti alla inevitabile necessità di allestire un buffet per duecento persone. Così chiede alla mamma che regalo avrà e se non ci hanno ancora pensato “suggerirà” una bella festa.
La mamma intuisce che dietro le insistenze di Susanna si cela una preoccupazione taciuta, così le rivela che hanno intenzione di regalarle un viaggio in Europa della durata di un mese, per quest’estate, con tutti i biglietti dei principali musei delle capitali già inclusi nel pacchetto, perché Susanna è una pittrice assai talentuosa e i musei sono la sua passione (è stata agli Uffizi almeno dieci volte). Orrore!
“Continua a suonare la fisarmonica sotto casa, tutte quelle note sotto la mia finestra e io non so più cosa fare. Forse dovrei davvero partire, andare via e non tornare mai più” si dispera Susanna. Gentilmente, cercando di non esplodere per lo sgomento suscitato dall’offerta, Susanna chiede: “E la festa?”
 “Beh, puoi invitare le tue amiche per una cenetta… o preferiresti una festicciola di là, in salotto (la mamma sta pensando a un pigiama-party, come massimo dell’esotico)?”
“In casa?? Almeno duecento invitati, in casa non è possibile”, sbotta Susanna estenuata dall’incomprensione materna. Si decide a vuotare il sacco: Ecco che regalo vorrei: una festa enorme. Vorrei affittare un locale di cui mi hanno parlato (È adorabile per le feste, le ha sussurrato Sharon l’altro giorno in un impeto di generosità, per aiutarla nell’organizzazione), lungo il lago, si chiamo la Casina delle Rose. Lo conosco dice la mamma, è enorme, ci entreranno almeno duecento persone. Almeno! Esclama soddisfatta Susanna e descrive nei dettagli il tipo di festa che intende organizzare.
Sua madre è sbigottita: fino a ora non si era resa conto di questo aspetto mondano di Susanna. Ci penseremo, devo parlarne con tuo padre, dice, per prendere tempo. Non preferiresti un bel viaggio? Senza La Festa?
Senza festa, Susanna, compi 18 anni, è importante, ma non possiamo finire sul lastrico per questo. Scelgo la festa, esclama risoluta. Ma questo accenno al costo delle cose  aumenta la sua preoccupazione, perché adesso teme di non essere all’altezza di Sharon: deve per forza fare qualcosa in più e di diverso, mica solo copiarla come aveva fatto Elisabetta. Quindi ci vorrebbe qualche cameriere in più, un gruppo musicale con un repertorio più vasto, magari un regalino per ogni invitato, diverso per i maschi e per le femmine, tutte cose che costano, si sa, ma la mamma sembrava considerare tutto questo superfluo, glielo ha letto negli occhi, senza rendersi conto di quanto vitale sia per lei, fondamentale praticamente, per la sua reputazione a scuola.
Confusa, si chiude in camera davanti allo specchio dorato e comincia a pettinare i suoi lunghi capelli castani. Un viaggio in Europa, per un mese. Certo sarebbe proprio bello, un mese lontano da casa a visitare musei… Parigi, Amsterdam, Berlino, chissà se potrei andare a San Pietroburgo… Il Louvre, ha una piantina del Louvre sull’anta interna dell’armadio, il museo di Van Gogh… il busto di Nefertiti..
Però ci tiene proprio tanto alla festa, ai giudizi di Sharon, alla sua reputazione e poi anche Marco, chissà, forse la guarderebbe con occhi diversi…
Ancora più confusa, indossa la sua sciarpa multicolore ed esce di casa come una saetta, il corridoio l’ingresso e ciaocivediamopercena è solo un’eco per le scale.
Sospira la mamma, sorride il papà, si scambiano un occhiata, come una poesia, di tanto tempo fa:

Suona la musica,
e io con lei.
Volo.

“Lasciar Andare” si intitolava, erano fidanzati, vent’anni fa. Adesso sorride anche la mamma. Susanna sta correndo al laboratorio di Mastro Armando, il suo maestro di pittura, il luogo dove ha la sua sedia e il suo cavalletto sempre pronti, il suo posto preferito: ci sono tubetti di colore ovunque, bastoni di pastello a disposizione e la luce, tutta la luce del mondo che inonda le vetrine a ogni ora del giorno e adesso, ad autunno inoltrato, è la stagione migliore.
Saluta Mastro Armando, che è molto felice di vederla: È già da un po’ che non passavi, le dice. C’è l’ultima tela che hai iniziato da finire.
Susanna sa che il maestro è del parere che le opere vadano dipinte tutte di seguito, per cui tela dipinta a metà equivale a tela lasciata là. Resta stupita da questa affermazione. Armando nel frattempo va a cercare nel retrobottega tra i vari dipinti degli allievi, trova quella di Susanna e gliela sistema sul cavalletto.
Normalmente non lo farei, continua il Maestro, ma è così bella…
Susanna trasecola: guarda la tela e sulle prime non si ricorda di averla iniziata. Ma quanto tempo è passato dall’ultima volta che sono stata qui?
Hai saltato una lezione perché dovevi andare dal parrucchiere per una festa, mi pare, e poi non sei più venuta. Già, dice, la festa di Sharon, più di un mese fa…
La tela mostra un paesaggio marino posto in primo piano sul quale si apre una finestra, da cui si intravede un altro paesaggio, collinare questa volta, dossi e valli, morbide curve e sinuose, ma poi tutto sfuma come se due enormi ali reggessero i due scenari naturali o un angelo nel mezzo, tutto giocato sui toni del bianco e dell’azzurro anche le colline, spuma gialla frizzi verdi e sorrisi rossi, piccole gocce di colore rappreso che aumentano il fascino dell’immagine. Resta una parte della tela intonsa, in alto, giallo carta da spolvero, manca l’esatta definizione delle ali. Come in un sogno afferra i pennelli, prepara le paste sulla tavolozza, montagnole odorose e spesse. Poi apre altre tre finestre con altrettante vedute su mari differenti, in prospettiva; a ogni finestra siede una fatina curiosa con le alucce spiegate e in primo piano una fata alata con uno splendido abito (ha copiato quello di Sharon) muove la bacchetta magica su un’onda che s’increspa: tulle e spuma hanno trasparenze eccelse, anche Susanna se ne accorge. La leggerezza che riesce a imprimere ai drappeggi è così stupefacente che Mastro Armando interrompe il suo lavoro per rimirare il quadro.
Nel frattempo Susanna ha lavato via le preoccupazioni dell’ultimo mese: i colori, le forme, Mastro Armando sono il suo mondo magico, non fa nessuna fatica a star seduta lì per ore e ore (mamma mia, è già ora di cena) si dimentica di avere dei confini quando dipinge. Adesso il vestito per la festa le sembra inutile: le servirebbe piuttosto un tubetto nuovo di bianco avorio per terminare le ali della fatina dell’ultima finestra in alto, lassù. Si ferma a soppesare il lavoro svolto. Le torna in mente la sua festa in grande stile, un po’ le dispiace dover rinunciare. Chissà Sharon…
“A Monaco di Baviera c’è la Pinacoteca - Mastro Armando interrompe i suoi pensieri - È il posto ideale per studiare le trasparenze nei dipinti, ci sono molti capolavori rinascimentali, da Botticelli a Rubens a Caravaggio, una collezione magnifica” le dice mentre le allunga un bianco avorio nuovo di zecca.
“A Monaco? Ci andrò quest’estate” sorride Susanna, strizzando il tubetto sulla tavolozza.





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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 26 Ottobre 2011 09:49 )
 

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