Home Archivio News-Eventi Enrica Pessione - femminilità
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
Enrica Pessione - femminilità PDF Stampa E-mail
Votazione Utente: / 1
ScarsoOttimo 
cassetto degli articoli - armadio degli articoli
Scritto da Super Amministratore   
Domenica 24 Luglio 2011 15:59

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


Hai letto questo testo di Scritturalia?

Esprimi il tuo apprezzamento, da scarso a ottimo.
Non è un concorso. Non c’è nessun premio. Tu e l’autore non vincerete nulla.
Perché votare allora? Semplicemente perché il tuo giudizio di lettore anonimo,
onesto, schietto e disinteressato, potrà essere utile all’autore.
La tua disponibilità a un semplice click come stimolo per lo scrittore/scrittrice
a ripensare e a migliorare la propria scrittura…

 

scritturaliafoto

Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

che cos’è SCRITTURÀLIA


LEGGI I RACCONTI DI SCRITTURALIA



possibilità di pernottamento
presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
a costi di Bed and Breakfast

 

LOGO
Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 

 

 

FEMMINILITÀ

di Enrica Pessione
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 7 novembre 2004




Entrò furtiva e un po’ affannata, le spalle bagnate e i capelli che grondavano pioggia. Non doveva aver corso, ma camminato, con passo molto spedito, maestoso.
Altrettanto maestosamente si diresse verso il tavolo più intimo, quello con la poltroncina di velluto ocra, alla destra del camino acceso.
“Una cioccolata con panna” disse al cameriere che subito la raggiunse “anzi, no. Un cappuccino caldo” e, aggiunse con  un sorriso malizioso, “con un po’ di cioccolata sopra”. Dicendo quelle parole si carezzò il bordo della lunga gonna di velluto scuro che terminava con un festone dorato, e vi raccolse col dito delicato le gocce di pioggia che, inevitabilmente, dopo aver percorso tutto il suo corpo, erano giunte lì. Le raccolse con l’indice e il medio della mano destra e le disperse con un lieve massaggio sul dorso della mano sinistra. “Purezza della pioggia” pensò, continuando a mantenere sul volto un’espressione sorridente ed estatica.
Quella gonna era un regalo di Won. Un regalo di Natale. Le era piaciuta per gli specchietti esagonali incorporati nella stoffa e per le piccole conchiglie lucide disposte a pendaglio, irregolarmente. La giacca di peluche, invece, se l’era comprata lei: era larga e svasata, quasi una mantella. L’aveva scelta per quel colore carta da zucchero che le ricordava i blue-jeans, l’orsacchiotto Gughi e un cappottino con cappuccio che aveva da bambina. La sfilò e la mise ad asciugare sulla spalliera di una sedia, rivolta al camino. “Ultimamente i vestiti che indosso sono una seconda pelle” pensò “rappresentano fedelmente i tratti della mia anima”.
Il cameriere arrivò fissandola da lontano. Depose il cappuccino e una piuma coloratissima di pavone sul tavolo di marmo, screziato di rosa. “ È per caso sua?” chiese tra il rispettoso e l’affascinato  “…poteva… mi  sembrava… un oggetto adatto a lei… l’ ho trovata per terra”  “No, ma è molto bella…” rispose. Guardò la piuma: non era più grande di un cucchiaino, ma aveva gli stessi colori delle penne della coda, quelle che servono ai pavoni maschi a fare la ruota, verde, blu intenso, turchese. Doveva essere una piumina del collo. Senza sorridere sollevò lo sguardo. I suoi occhi neri e profondi incrociarono lo sguardo del cameriere che fu percorso da un brivido. “Scusi se… sono stato irrispettoso… se mi sono permesso… di varcare i confini della sua intimità” Poi , quasi a giustificarsi  per la sua intuizione azzeccata continuò: “Vede io… faccio teatro. Sono abituato ad abbinare oggetti e persone. A trovare il particolare che definisce un bigotto o un seduttore o un abitudinario. Con le donne è più difficile: stereotipi… ma con lei è stato facilissimo”. Riuscì a sorridere, finalmente, scaricato della tensione e dell’imbarazzo. Si accostò facendo cadere a piccoli colpetti la cioccolata in polvere sulla schiuma bianca del cappuccino. “Ancora?” chiese con un sorriso di simpatia e continuò a picchiettare il barattolino forato senza attendere risposta. La donna alzò nuovamente lo sguardo e, continuando a fissarlo, disse semplicemente “Si”.
Egli si allontanò nella sala. Era un caffè particolarissimo, di quelli che chiamano pasticceria-libreria. Il colore mattone era predominante. I tavoli e le sedie tutti diversi. Il camino in inverno era sempre acceso e i numerosi scaffali alternavano libri e lampade, tutte diverse. C’erano poche persone quel mercoledì pomeriggio. Alcuni libri si potevano comprare, altri solo consultare. Alcuni erano un po’ sciupati, ma questo non toglieva nulla al loro fascino, anzi… vi era intrappolata dentro l’energia di tutti i visitatori che avevano sfogliato le loro pagine, lasciandovi dentro fiocchi di pensieri, vortici di progetti. Molti erano libri d’arte. Ci si incantava nelle prospettive assurde di Escher, nella preveggenza caotica di Bosch, nella delicata purezza di Seurat, sorseggiando un tè alla ciliegia nella penombra accogliente e prodiga di tempo.
La donna scelse un volume dal titolo “La bioarchitettura a Seattle”; spostò la poltrona ancor più in vicinanza del fuoco e iniziò a giocare con una trecciolina che usciva da un fermacapelli a forma di libellula. Il cappuccino era proprio buono. Notò la piuma di pavone, ancora lì, accanto alla tazza e la infilò all’estremità opposta della trecciolina: i suoi colori erano perfettamente in armonia con quelli delle ali della libellula. Si sentiva felice.
Il cameriere aveva un leggero accento americano, la pelle liscia e ambrata. Occhi neri e capelli molto lisci, legati a coda. Un profilo un po’ aquilino e un sorriso smagliante. Non doveva avere più di trenta, trentacinque anni. Mentre finiva di confezionare una torta si soffermò con lo sguardo sulla collezione di teiere: ve n’erano di bellissime a forma di elefante e di pagoda, a forma di zucca e di gatto. Il profumo di crumbles si diffondeva per il locale. Dovevano essere circa le sei e fuori continuava a piovere. Il suo sguardo inevitabilmente tornò a posarsi su quella donna e di nuovo provò una fitta di piacere, di paura, di gioia… non sapeva. Senso di pace, unione, fusione si alternava a stordimento, invidia, euforia. Era qui la risposta? Era arrivata oggi, per caso, portata dalla pioggia? L’eterno femminino l’aveva finalmente raggiunto, colmandolo e portando a compimento la sua ricerca? Oh, come se l’era immaginata diversa “la donna”! Burrosa come una fotomodella, timida come la Venere di Botticelli, determinata come la Caterina da Siena, regale come Isabella di Castiglia, torbida come Sarah Bernhardt, giovane come Biancaneve… Ma quella donna? Era bella ma… cosa aveva di diverso, di inafferrabile? Si sentiva vecchio come il tempo e strepitosamente giovane e felice.
In quell’istante la donna alzò il viso dal libro e fece un impercettibile cenno con la mano. Le fu davanti senza accorgersi del tempo impiegato per raggiungerla. Avrebbe esaudito qualunque suo desiderio, qualunque… anche… “ C’è un buon profumo di apple crumble, ne vorrei una fetta… grande… e anche un tè arancia e cannella”. “Sì” rispose lui semplicemente ed era un “sì” di resa totale alla sua anima, alla sua forza calamitante. Un “sì” felice. Un “sì” alla felicità. Si girò appena e poi tornò a guardarla. “Le sta bene” disse accennando alla piuma di pavone. Ormai non si controllava più. Non sapeva cosa stesse succedendo, che ora fosse, chi era ora lui stesso. Perduto nel campo gravitazionale di quella luna smagliante. Notò un girocollo a forma di mezzaluna: quarzo citrino come l’anello. Notò i capelli bianchi. Tutti bianchi. Non gliene importava nulla.
“Seattle, l’Occidente e il futuro” pensava lei trasognata.”Quell’uomo sembra un indiano, mancano solo le penne… forse per questo mi ha donato una piuma… è così bello” pensò “ma… è così giovane” sospirò. Un tempo si sarebbe atteggiata a bambina per conquistarlo. Un altro tempo ad amicona intellettuale per interessarlo. Un altro tempo ancora a femme fatale per concupirlo. Forse anche a mamma per rassicurarlo. Era stata tutte queste cose nelle diverse fasi della sua vita: frammenti di donna per non spaventare l’altro con la sua interezza. Molti l’avevano amata, ma quando scoprivano le altre facce non la volevano più. Ora stava bene così: era solo e soltanto se stessa. Intera. E felice.
Arrivò con l’apple crumble. I loro sguardi brillarono e le loro felicità si intrecciarono. “Anche a me piace molto il tè arancia e cannella”. “Si segga qui con me allora, siamo soli…” . Toccò la gonna ancora umida con gesto di bimba che teme di essere sgridata, tornando a casa, per essere stata sotto la pioggia senza ombrello “I desideri vanno sempre assecondati, se no si vendicano” continuò, e qui la bimba scomparve lasciando solo due occhi neri fissi e penetranti sul suo interlocutore.
“Vorrei che lei venisse con me a teatro. Ho bisogno di una DONNA. Una donna che possa e voglia rappresentare la femminilità”.
“Sono molto contenta di poterla accontentare” sorrise “oggi mi sento finalmente adeguata a questo difficile compito: dar forma al volto della dea senza tralasciare nulla di lei, senza tradirla in nessuna sua parte. Ho appena compiuto 81 anni.
Non gli lasciò il tempo di sorprendersi, di disgustarsi, di risvegliarsi : intrecciò le sue dita con quelle del giovane e si alzò lasciando una banconota sul tavolo. Si mise la pelliccetta di peluche e si lasciò seguire.
Aveva smesso di piovere e le insegne e i lampioni brillavano per le goccioline rimaste.
“Mi chiamo David” disse carezzando la trecciolina, la piuma, la libellula.
“Io mi chiamo Elena”.
Sembrava davvero una dea. Donna. La luce che brillava negli occhi neri di lei sarebbe bastata a illuminare il suo passato, il suo sconvolgente presente e il suo futuro.





5x100

 
 
 

 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 07:55 )
 

Time Zone Clock

Sondaggio

Accentazione ortoèpica lineare