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Antonella Filippi - notti insonni (2) PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Domenica 24 Luglio 2011 15:14

 

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NOTTI INSONNI (2)

di Antonella Filippi
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 7 novembre 2004




Non avrei mai pensato di passare delle notti insonni a causa dei fondi di caffè. Per il caffè sì, ma non per i residui rimasti in una tazzina,
Avevamo appena finito di bere un denso e dolce caffè turco (anche se il ristorante era egiziano) e Gennaro è saltato fuori a dire: “Marina ha imparato a leggere i fondi del caffè, perché non ne approfittiamo?”
Marina ha fatto una faccia strana, ma qualcuno ha cominciato a insistere.
Io non ne vedevo la necessità, ma non volevo fare la solita figura. Non è che sia superstiziosa, ma perché tirare la coda alla sorte? La sorte è un gatto che dorme, se si accorge di te apre un occhio e ti guarda, in attesa, ma se fai un passo in più o se per dabbenaggine pensi di stuzzicarla e uscirne indenne vuol dire che sei proprio andato a cercartela.
In breve, tutti hanno passato la tazzina a Marina, che si è industriata a inventare qualcosa di plausibile e soddisfacente per l’illuso di turno.
Poi è arrivata a me e, come temevo, ha iniziato a scuotere e girare la tazzina, a batterci un’unghia contro, a scrutare i fondi, mentre l’anima dei miei antenati partenopei iniziava a snocciolare maledizioni o invocazioni, a seconda del ramo della famiglia.
Sì, perché i parenti paterni erano tutti disposti a barattare l’anima e non solo la primogenitura per un piatto di cicerchie ed erano partiti per mare e per terra (per aria no, in famiglia porta male) per andare a grattare pane e companatico, mentre i parenti materni avevano trovato il piatto bell’e pronto e nella vita avevano solo dovuto inventare strategie per non dividerlo.
Alla fine Marina aveva assunto un’aria di circostanza e aveva sputato la sentenza: “Tu scriverai un libro”.
Io? Che ancora adesso a volte sbaglio i congiuntivi? Che la mia maestra elementare diceva: “Asino di natura non fa pensiero né fattura” ?
Al che Nunzio aveva detto: “Ti serve un maestro di pensiero!”
E pure! Ce ne sono già troppe che cercano un maestro anche per cucirsi le mutande…
Poi tutti si sono scatenati. E su cosa lo scriverai, e chi saranno i personaggi, e dove lo ambienterai,  quando lo scriverai…
Madonna ‘e’ Carmine! E già! Appena ho iniziato a chiedermi “quando” ho capito che mi stavo fregando con i miei stessi pensieri.
E Rosario: “Di notte l’hai ‘a scrive! Tutti i grandi scrittori, e che non lo sai? scrivevano di notte”.
Ma che? dico io, di notte dormo perché di giorno lavoro, va be’ che sono bidella in una scuola e se volessi invece dei centrini potrei provarmi a scrivere, ma la notte no (e lo diceva pure Arbore).
Ma Salvatrice ha insistito: “C’ha ragione Rosario, di notte si è meno disturbati” (e io pensavo: “Ma ci sei te di fianco a Nunzio che russa?”) “e poi ti vengono idee migliori. Magari con una tazzina di caffè...”
Questo succedeva un mese fa. Quasi tutte le notti ho perso sonno perché Nunzio ha insistito “per farmi tirare fuori l’anima”, come dice.
Ora ho deciso. Domani sera li invito tutti a cena e nel caffè metto un po’ di stricnina.
È amara, ma il caffè la nasconde.
E poi non lascia fondi.
Forse il libro lo scriverò in galera, ma almeno di notte mi lasceranno dormire.





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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 07:57 )
 

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