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Osvaldo Gaiotto - e poi si va PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Domenica 24 Luglio 2011 11:17

 

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E POI SI VA

di Osvaldo Gaiotto
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 6 febbraio 2005




Luglio 1965

Il caldo in luglio è opprimente. Il sudore gocciola fin sulle labbra. Le giornate, nei campi, sono lunghe. C’è da sudare, lavorare e sudare ancora e il sole non tramonta mai. I pochi gelsi offrono un’ombra preziosa per appisolarsi un attimo e riprendere fino al calar del sole. La pelle, quella poca scoperta, brucia!
A luglio in campagna, non si va al mare, si va in montagna!
“Cit, duman, ‘nduma al mar!” esclama orgogliosa la nonna, cercando nel mio volto la sorpresa,
Lo sguardo, affatto contento di papà, se ne starebbe volentieri sotto il gelso, le fa aggiungere: “Antuca co’ c’ha vda ‘l mund, ‘il cit”.

Non è ancora l’alba. La 600, nuova fiammante, pronta con i panini e i fazzoletti... si parte presto per evitare il caldo soffocante.
La campagna scorre… Carmagnola, Cavallermaggiore, Mondovì.
Prima tappa il santuario. È d’obbligo. L’acqua del radiatore non bolle! Meno male! Si continua! Ecco i primi tornanti. Ceva. Ora si sale, su fino in cima al colle dove si fa una tappa forzata. Ora l’acqua bolle, sì. Non ce la faremo mai ad arrivare a Spotorno! Papi mi rassicura. “Aspettiamo che si raffreddi il motore e poi si va. È tutta discesa da qui fino a Spotorno!”
A mano a mano che si scende la tensione sale; scrutiamo oltre le montagne a cercare il mare, per gridare per primi: mare, mare!
“’L mar, vardlo là, cit” urla la nonna, strappandomi dal torpore nel quale le continue curve mi avevano gettato.
Azzurro profondo e poi una linea retta e il cielo terso. Qua e là lievi increspature, puntini bianchi, le vele, pace, immensità.
Ogni tanto, solo montagne e poi alla curva successiva di nuovo il mare, e finalmente la spiaggia, l’acqua che si frange sugli scogli, gli spruzzi, le onde che mi bagnano, l’acqua che mi sfiora le labbra. Salato… curioso… salato.
“E laggiù cosa c’è?”
“Altri paesi, altre spiagge, altra gente”
“Davvero? Strano, strano, ma bello!”
Estati sempre torride si susseguono, mentre le 600 spariscono per lasciare il posto alle 1100 e con loro a sempre più autostrade, a ombrelloni, a fattori di protezione per ogni tipo di pelle…
E le spiagge che si intasano costringono a spostarsi sulle barche e poi si va, sulle spiagge esotiche a scoprire quello che a Spotorno non trovi più.


Novembre 1995

La Punto è parcheggiata sul lungomare di Spotorno. La sosta è finalmente libera. Qualche bimbo accompagna coppie di anziani. Uccelli, in cerca di cibo, saltellano sulla spiaggia deserta, sgombra dalle file di ombrelloni. Solo una pizzeria è aperta. Il sole è ancor alto, la giornata tiepida, ideale per indugiare, dopo una passeggiata sulla battigia, seduti, di fronte al molo.
Ascoltiamo l’acqua che si frange sempre uguale come un mantra, sulla scogliera.
In lontananza alcune navi… le osservo.
Si avvicinano a poco a poco, fin quasi a toccarsi. Vedo le persone che dai ponti si salutano. Chissà dove sono diretti? Per un attimo intuisco i loro pensieri.
Coppie giovani in cerca di vita, coppie anziane attratte dal vortice dell’acqua.
Si scambiamo sorrisi, finché altro non vedono che le luci di segnalazione verdi e rosse delle navi, compagni di viaggio per qualche istante, per qualche ora o forse più. Non sanno dove gli altri andranno, né se li ritroveranno, inghiottiti infine dall’oscurità del mare, madre che tutto contiene, matrigna che inghiotte ogni cosa; onde che vanno, vengono, bonacce, tempeste, bottiglie di speranza lanciate in un immenso ventre, messaggi ritrovati dopo lustri, segnali di addio, di ritorni e di abbracci.

Il sole è scomparso. In qualche landa lontana, qualcuno su uno scoglio aspetta che l’orizzonte si tinga di rosso. L’aria si è fatta più pungente. Ci abbracciamo. Qualcuno strattona vivacemente i nostri cappotti.
“Va bene, ancora una corsa, ancora un paio di conchiglie… e poi si va…”





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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 07:59 )
 

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