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Michele Bertolotto - angeli PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Domenica 24 Luglio 2011 11:10

 

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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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ANGELI

di Michele Bertolotto
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 6 febbraio 2005




Nel caos della città di Cantell, nel sud-est asiatico… mille e mille auto che sfrecciano accanto a me e… non sopporto più nulla!
Oh! Ssscusasse, non mi sono nemmeno presentato: Gennaro Pescante, agronomo, simpatico ed estroverso, ma gli amici dicono “nu’ poco strunz!”
Sono nato a Napoli 34 anni or sono e vivo ad Amalfi o almeno vivevo fino a 4 anni fa, da quando il Dipartimento per le Politiche Agricole non mi ha assegnato un lavoro qui a Cantell in qualità di consulente agrario, inzomma, un progetto della durata di 5 anni per incrementare e migliorare le vaste colture biologiche della zona. Sono sicuramente un bel tipo e… curioso, molto curioso!
Vi voglio raccontare nu’ fatto che mi è successo alcuni mesi or sono…
Cantell, mercato menzile delle spezie, immerso tra palme e datteri riversate su bancarelle di teak centinaia di spezie in una sfoggia di colori, profumi, forme e fragranze inebrianti… acquisto varie spezie per preparare un piatto tipico, il “Tomen”, una sorta di riso e carne di bue piccantissimo poiché contenente il “Peligro” o’ pericolo inzomma, un peperoncino indigeno che a confronto l’amanita phalloide ci fa nu’ baffo!
Tutti mi conoscono e mi salutano, qui mi chiamano Gen (fa fine, non impegna e sta pure bene sul blu).
Bene, dopo essere tornato a casa, aver preparato il succulento piatto e averne mangiato in quantità industriale (sono pure una buona forchetta), mi accingo a fare la meritata pennica (o’ riposino) quando, proprio appena arrivato il sonno, venni svegliato da una voce: “Ciao Gen” “mmmmmmm” fu la mia risposta!
E nuovamente “Ciao Gen”, ma stavolta con un tono altisonante! “mmmmmmm sfacimme! - ma chi è?!” Ah! dimenticavo, siccome sono nu’ single, si inzomma… singolo, non poteva essere nessuno!
E invece di nuovo la voce “Alzati Gen” “Sùsàte ammè?! Maròòò!”
A quel punto realizzai!! Davanti a me un viso di donna, celestiale visione, sembrava proprio A’ Marònna e’Pumpei! bella come nu’ babbà che mi sorrideva con due grandi occhi e due labbra da… beh, lasciamo perdere e tiramm’innanzi!
Mi alzai e scattai sull’attenti come O’ sùrdato innamorato con una faccia che dire da imbecille era farmi un complimento e con le labbra penzolanti dissi: “Ma tu… ma… Chi sei??” E la dolce apparizione mi disse “Sono il tuo Angelo Custode!”
Maronna du Carmine! Le ginocchia mi facevano Giacomo-Giacomo, anzi di più, facevano Gennaro-Gennaro e sembravano pervase dal Parkinson…
“Non… non è possibile!” dissi.
“Certo che è possibile! Sono stata inviata qui proprio per te… non stupirti.. apriti a me!” Ero tra il credulo e l’incredulo, tra il serio e il faceto, tra l’incudine e il martello, tra il pisello e il bacello… sì insomma, io, non molto religioso, davanti a un Angelo e poi… bellissimo!!
Sì, perché vi ho solo descritto il volto… ma il resto… una ragazza stupenda con una pelle da pesca e delle curve mozzafiato, fianchi stretti e cosce slanciate.. una Venere di Milo! Inzomma, non sapevo se ascoltare o passare all’attacco facendo O’ provolone!!
Riuscii comunque a dire “Ti ascolto, o divina creatura”… che rimbambito… homm’è niente!
Lei disse “Il messaggio che ho per te è semplice e servirà a donare cibo e prosperità a questa gente…” marò io O’Salvatore, anzi… O’Gennaro… di più… il nuovo San Gennaro della gente!
“Cosa devo fare?” chiesi.
“Tu sei esperto in fitobotanica e al mercato delle spezie hai acquistato, senza saperlo, una spezia particolare e rarissima! Cerca tra le spezie un seme marrone oblungo, chi lo ha portato qui non sa nemmeno di averlo raccolto, devi far riprodurre quel seme e crescerà una pianta che darà frutti saporiti e grandissimi, ma la cosa più bella è che i suoi frutti dureranno per sempre!”
Ero incredulo e mi sentivo in Cap’o Munno…. Andai subito a cercare tra le spezie e… trovai il seme!! L’angelo aveva ragione…
Subito lo piantai nel mio rigoglioso giardino sul retro della casa e, appena bagnai la terra, dal seme nacque un tenero virgulto che divenne tosto una piantina  poi solida pianta grossa diciamo come O’Pèro!
Da lì a poco cominciarono a sbocciare grandi fiori azzurri da cui, caduti i petali, crebbero o crescettero frutti sempre più grandi di un bel colore indaco e con la forma di una stella.
Incredibbile! Ne assaggiai uno… una meraviglia che nemmeno la miglior pastiera napoletana avrebbe potuto eguagliare… ok, apparte il gusto e la succosità del frutto… uno spettacolo della natura (come l’angelo), la cosa più incredibile fu che, appena morsicato, il frutto riformava la parte mancante!!
Era il cibo degli Dèi! Marònna dell’Annunziata!
E poi… sì… poi… sono caduto dal letto!
Marò… un sogno... era un sogno?! Corsi fuori in giardino e, al posto della pianta tipo Pero e del Cibo degli Dèi solo il vecchio Kiwi con un paio di frutti striminziti… che delusione!
Ma sapete che… qualche volta mi pare ancora di sentirla quella voce e di vedere la sua ombra e i suoi occhi blu… e ora che sono entrato in confidenza con lei… Beh… la chiamo: la mia Angelì!


Ringrazio la consulenza telefonica di mia cognata (che oltre ad essere napoletana doc si chiama pure Angela!)





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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 08:00 )
 

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