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Lorenza Balbo - cambiamenti PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Domenica 24 Luglio 2011 10:43

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
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Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
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CAMBIAMENTI

di Lorenza Balbo
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 6 febbraio 2005




Giulia. 34 anni, manager in carriera, appartamento con vista panoramica su Canary Wharf, i dockland e il trend londinese a portata di mano. Due canarini gialli, Big e Ben (che originalità!), il pigro gatto siamese Teo, una collezione di cartoline provenienti da tutto il mondo appese caoticamente alla parete bianca del soggiorno, una libreria zeppa di libri di letteratura classica, la cesta dei panni sporchi sempre colma, la cucina sempre in disordine. Non ha tempo Giulia, rientra a casa troppo tardi dal lavoro. Riesce a ritagliarsi alcuni spazi per lo yoga due volte a settimana e per incontrare la sua amica svedese Irge… Amica… insomma! Parlare con Irge significa letteralmente prendere in mano un paio di forbici e con violenza cercare di recidere i punti che sembrano stati cuciti sulla sua bocca da un chirurgo. Che gli svedesi possano risultare un po’ freddi caratterialmente è risaputo, ma con Irge è ancora peggio. Le conversazioni talvolta toccano il minimo umano di conversazione accettabile:
“Ciao Irge! Come stai?”
“Bene.”
“Andiamo al cinema?”
“Sì.”
“Cosa ti piacerebbe vedere?”
“Non so.”
“Ti va bene l’ultimo film di Oliver Stone?”
“Sì.”
Dopo il cinema.
“Piaciuto il film?”
“Sì.”
“Veramente? Trovi che il regista abbia trasposto sulla pellicola in modo sufficientemente accattivante la vita di Alessandro Magno?”
“Sì.”
“In che senso?”
“Sì.”
“Sì cosa? Mi interesserebbe una tua opinione. Io l’ho trovata la solita patetica americanata!”
“Sì.”
“Vabbè… Vuoi andare a bere qualcosa?”
“Non so.”
“Andiamo a casa, meglio…”
Non proprio esaltante insomma…
Un giorno, poi, arriva Mike. Conosciuto in chat, quoziente intellettivo apparentemente superiore a quello di un criceto, riesce a non parlare di calcio per quasi 10 battute al computer, un fenomeno insomma rispetto alla media degli uomini che ha conosciuto fino a quel momento. Giulia è abituata a conoscere uomini “al buio”… e talvolta avrebbe sperato che il buio fosse continuato anche dopo il “Nice to meet you” di rito. Continua però a sperare di incontrare un uomo interessante. Anche se è sfiduciata… la vita non gira come vorrebbe…
Bricklane, quartiere indiano ore 7. Giulia aspetta Mike fuori dal ristorante. Pensa a tutti gli incontri che ha avuto in passato con uomini conosciuti in chat. Si ricorda di Richard, espertone di letteratura tedesca: l’aveva colpita, sì, per la sua conoscenza di “Narciso e Boccadoro” di Hesse, si sentiva anche lei più Boccadoro che Narciso, sai che originalità! E Nick? Si spacciava come un folle amante del teatro shakespeariano. Lei gli aveva romanticamente proposto di incontrarsi la “Dodicesima Notte” dal loro primo contatto in chat. Ma lui non aveva, come dire, “colto” la citazione… Aveva solo risposto che preferiva vedersi di sera (di notte si fa troppo tardi e l’ultima metropolitana parte a mezzanotte e mezza). E poi perché aspettare fino al 12 del mese dopo? Era il 20!! Per non parlare di Jack, che l’aveva paragonata a un diamante del Sud Africa appena estratto, ancora ruvido in superficie e da raffinare. Era un chirurgo estetico e cercava di convincerla a rifarsi il seno! Il cellulare squilla, Giulia risponde.
“Ciao Giulia, sono Irge”
“Ciao Irge, come stai?”
“Bene.”
“Ah, sto per incontrare un ragazzo che ho conosciuto in chat, sai??”
“Ah…”
“Spero vada bene”
“Sì.”
“Volevi qualcosa?”
“No.”
“Ok… Ci sentiamo domani”
“Ok.”

E che dire di Irge? Parlare con un muro avrebbe dato più soddisfazioni. Che vita monotona… SE SOLO LE COSE POTESSERO CAMBIARE IMPROVVISAMENTE… Mentre guarda tristemente  la strada si alza improvvisamente un vento fortissimo, che costringe i passanti a fuggire, i commercianti a ritirare la merce esposta fuori dai negozi. Giulia, chiusa nel suo cappotto, si avvicina al muro esterno del ristorante, quasi a farsi scudo. Tra i mulinelli di polvere e foglie e carta si fanno avanti alcuni bambini vestiti di un bianco cangiante, che ballano in cerchio sorridenti e incuranti del maltempo. Passano davanti a Giulia con un passo leggero e quasi surreale, non vedono neanche la povera Giulia, incredula dell’anomala scena a cui sta assistendo.
Chiude gli occhi, il vento li ha irritati. Li riapre dopo pochi istanti… Tutto è normale, nel senso… tutto è uguale a prima dei mulinelli di vento, la gente passeggia tranquillamente per le vie e i negozi espongono come al solito le loro merci all’esterno, nessuna presenza di foglie o cartacce sull’asfalto. Giulia è senza fiato, parole, non capisce, le sembra di vivere un sogno… Eppure quella visione sembrava così vera… Squilla il cellulare, è Irge…
“Ciao Giulia! Come stai? Spero andrà bene tra te e Mike stasera! Ci sentiamo domani, voglio sapere tutto! Baci baci ciao!” Ma era veramente Irge quella al telefono? È Giulia stavolta a essere senza parole, si volta e due occhi di fuoco, così profondi e familiari al tempo stesso la scrutano dentro le pupille, la penetrano nel profondo, un balzo al cuore…
“Dopo la dodicesima notte ci incontriamo, finalmente!”
“Conosce la mia tragedia preferita” pensa Giulia.
Balbettante risponde: “Hai visto i bambini? Sembravano… angeli!”
“Quali bambini?”
“Ballavano tra i mulinelli di vento, portavano….cambiamenti”
“Vento? Non ho visto niente. Stai bene?”
“Si… bene, adesso bene”.





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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 08:01 )
 

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