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Daniela Reale - la mongolfiera PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Domenica 24 Luglio 2011 10:16

 

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LA MONGOLFIERA

di Daniela Reale
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 6 febbraio 2005




Per raccontarvi questa storia, devo andare molto lontano.
Su, su sulle montagne più lontane.
Lassù, dove il clima è mite, lassù dove puoi fare il bagno nel mare tutto l’anno.
Vedo alcuni sguardi increduli. Non riuscite a immaginare il mare delle montagne?
Lasciatevi andare, non pensate alle montagne che conoscete, andate ancora più lontano, lassù dove tutto è possibile!
Ci siete? Bene posso andare avanti.
Lassù, si trova un paese chiamato Lontano, piccolino, ma prospero di sapori e colori mai visti, e già sentiti, grazie al veeento che viene da Lontano.
L’unico che ha la capacità di trasformare i colori in profumi!
Chissà quante volte è venuto da voi e vi ha fatto assaporare il verde pistacchio dell’erba, il viola del cielo, il turchino del mare.
Ascoltatelo sempre, anche lui ha tante storie da raccontare!
Ah! Non mi sono ancora presentato, buon viaggio a tutti, mi chiamo Meraviglioso e vengo da Lontano.
Sì, avete capito bene, Meeraaviigliioosoo! Come la meravigliosa pioggerellina blu e rosa scesa dal cielo, il giorno in cui sono nato!
A Lontano facevo il tuttofare, un lavoro molto apprezzato perché sapevo costruire qualunque cosa.
Avrei tanta voglia di descrivervi quante cose ho costruito, così tante per un paese così piccolino, ma non sono venuto tra voi per parlarvi delle mie capacità, ma per raccontarvi una storia.
Non è una storia tanto diversa dalle altre, anche in questo caso esistono il solito castello, il solito Re ricco, ma questa volta il Re….

C’era una volta nel paese Lontano un Re di nome Topazio, ricchissimo di sapere, non era avaro, ma avido di conoscenza, quante cose sapeva, e non gli bastavano...
Un giorno venne a trovarmi, con un libro dal nome stranissimo, la mandorlo in fiera, la mandorgliera, non riuscivo neanche a pronunciarne il titolo. Pensate un po’ come rimasi quando mi disse, che dovevo costruire quella roba lì.
E poi, cosa ancora più strana, mi disse diventerai ricchissimo, buon viaggio.
Anche se pensai che fosse impazzito, voi capite, era sempre il Re, non potevo rifiutarmi di costruire una cosa inesistente. Naturalmente i dubbi erano tanti.
Come facevano a esistere delle cose che io non conoscevo?
Ma, soprattutto, perché mi aveva detto buon viaggio?
A Lontano nessuno aveva mai viaggiato, e dove poi?
Divorai velocemente il libro e trovai quasi tutte le risposte, quante cose ancora non sapevo! Esistevano altri paesi lontani, addirittura altri tuttofare, che avevano inventato un pallone gonfiato ad aria calda chiamato mongolfiera.
Iniziai subito il lavoro che mi era stato assegnato, procurandomi i materiali più pregiati, studiando nel dettaglio, ogni piccolo particolare, dovevo dimostrare al Re che avevo capito tutto, ero il più bravo tuttofare di Lontano.
Ma dopo vari mesi di duro lavoro, non riuscendo ad assemblare i pezzi, decisi di andare dal Re, per avere la ricompensa del tempo sprecato.
Non mi diede nulla, perché secondo il suo parere reale, non stavo credendo in ciò che facevo, e mi augurò di nuovo buon viaggio.
L’unico viaggio che ero in grado di fare, era quello che mi avrebbe riportato a casa.
Insomma non avevo costruito nulla, non avevo ottenuto nulla, ma soprattutto non avevo capito nulla! Percorrendo il sentiero di casa vidi uno stormo d’uccelli e pensai che quei materiali non avrebbero mai potuto volare con tanta leggerezza.
Peer la meeerendina… Avevo trovato la risposta, avevo passato interi mesi a rimuginare varie ipotesi e… non mi ero guardato attorno, era tutto così semplice.
Gli uccelli non rimanevano sempre a Lontano, andavano, poi tornavano, poi andavano, poi tornavano, non riuscivo più a fermarmi, ah che gioia !
Tornai saltellando nel laboratorio e incominciai seriamente il mio lavoro, con i materiali che andavano e poi tornavano, andavano, e poi tornavano.
Ouuucheiii! (sto imparando altre lingue), la storia è finita !
Perché mi guardate così? Non vi è piaciuto il finale?
Dovevo raccontarvi la storia della mongolfiera, la mongolfiera l’ho costruita e la storia è finita.
Va bene! non vi ho detto che sono immediatamente salito sulla mongolfiera, per volare… in altri paesi lontani, come il vostro. Sono qui per aiutarvi ad andare lontano, dovete imparare sempre di più, non arrendetevi alle prime difficoltà, le ricompense saranno enormi.
La matematica, la grammatica, la storia, la geografia, sono i pezzi della vostra mongolfiera, un giorno anche voi riuscirete a costruirla e allora… buon viaggio! La ricompensa non finirà mai, diventerete ricchissimi, come il Re Topazio, e come un Meraviglioso tuttofare di un paese lontano.
Ora devo proprio salutarvi, la mongolfiera mi sta aspettando, grazie per aver incrementato la mia fame di sapere e… buon viaggio!






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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 08:03 )
 

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