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Tiziana Viganò - stregata dalle stelle PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Sabato 03 Settembre 2011 06:55

 

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STREGATA DALLE STELLE

di Tiziana Viganò
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 10 aprile 2005




Sono affascinata dal cielo della notte.
Approfitto dei miei tanti viaggi per cercarlo continuamente, come in un appuntamento che si ripete al di là dei luoghi e dei tempi.
Ma lo cerco dove è più vero, lontano dalle troppe luci dell’uomo. Perché la luce che più desidero è quella delle stelle, che si proietta e si riflette nel blu scuro dell’infinito.
Quando posso fermarmi in un luogo buio voglio essere sola; accosto la macchina, scendo e guardo in su, cercando dapprima le forme che conosco, aggrappata ancora a un orientamento che è conoscenza. Sirio, Orione, i due Carri… e poi vago nelle forme che non conosco e che lascio tali, perché nel momento della scienza perderei la possibilità di immaginare quello che desidero.
Sale un’emozione profonda, come se l’occhio potesse andare oltre il visibile, guidato dalla polvere bianca della galassia che traccia una strada attrattiva verso una meta ignota.
L’emozione cresce e si fa materia, il cuore è rapido e il respiro breve.
Mi sento avvolta dal timore dell’infinito, del silenzio e della solitudine che pur è cercata. Timore di perdermi in qualcosa che è troppo immenso e che, soprattutto, è fuori di me, altro da me, infinitamente lontano da me.
È come se il pensiero si dilatasse senza fine e senza limiti, trascinato dalle emozioni… ma questo, invece di sopraffarmi, mi attrae e mi rende felice.
Com’è diverso da quando scendo nel mare, tanti metri sott’acqua, dove mi sembra di entrare in un mondo più limitato e definito, anche se immenso, un mondo interiore, dove la leggerezza del non peso e l’incognita di quello che non vedo, mi dà il senso di me, della mia profondità e della mia libertà.

Immagini e ricordi.
Accostata alle falesie di Lampedusa, alte a strapiombo sul mare, ma bianche di pietra e bianche di schiuma, nel buio un silenzio quasi assoluto, una vertigine sul vuoto…
Vedo la Quebrada in Sudamerica, così alta a toccare il cielo e nell’aria rarefatta la Cruz do Sur… la conca nera del deserto africano con le stelle così vicine da poterle sfiorare… la vela che fugge nella fredda e ventosa primavera mediterranea…
Sono sul passo di montagna ammantato di una neve che cambia il colore della notte o avvolta nella coperta sulla riva del lago di Como a contare le stelle cadenti del 10 agosto…
Prosaicamente cerco l’ingresso dell’autostrada smarrito in mezzo agli argini e i canali della Valle del Po: eppure quante stelle vicino al serpente di macchine…
Magia delle stelle. Sono stregata dalle stelle.

La luna a volte mi disturba. La sua luce è invadente nel buio profondo e quando è troppo forte sbiadisce le stelle che cerco; eppure mi attrae, ma, per altri motivi, il suo fascino è razionale e intellettuale, ne ammiro la bellezza, ma la conoscenza abbatte l’emozione. Una voce interna mi racconta favole e storie antiche, i miti e gli archetipi che amo. Le dee lunari, la Grande Madre, l’“Anima”, il mistero della Donna. O mi racconta della mia Luna nel segno del Cancro, molto femminile, materna e accogliente, mischiata a un pizzico di Urano maschile, modernista e rivoluzionario, lo stesso che mi fa cercare l’ignoto e il nuovo.

E c’è una notte più intima, la dimensione del rientro a casa, del tornare in me dopo l’immagine pubblica, dopo le tante parole dette e le tante facce incontrate. Dopo la stanchezza dell’attività. Il buio mi accoglie come un nido caldo, accetta la mia pigrizia “lunare”, il non fare e l’essere ciò che voglio come non mai, sotto il piumone morbido e leggero. La notte è così femminile e ricettiva, mi protegge e mi coccola come una madre.
E in momenti diversi, di “buia notte dell’anima” quel piumone e quel buio mi hanno accolto, difeso, scaldato e medicato: mi hanno permesso di riposare sicura e riprendere le forze e la vita.
La luce del sole mi “porta fuori”, il buio e la notte mi fanno rientrare in me, nelle profondità dell’inconscio, nei sogni e nelle immagini interne, alla ricerca di ciò che sono, che so, che so fare.

Notte affascinante.
Notte dove ondeggiano le paure e le ombre.
Notte dove si consumano le attese, le ansie, le angosce.
Notte come il buio dove un seme, sotto la terra, sta per lungo tempo a cercare in se stesso la forza generativa e poi si muove, cercando la luce che lo farà esplodere e vivere un’altra vita in un’altra dimensione.
Notte come nei miti antichi in cui la luna fecondava le donne e le rendeva madri, luna femmina e maschio insieme.
Notte come il luogo e il tempo in cui la sensitività, i sentimenti, la sensualità hanno sede, perché, dove gli occhi non vedono, gli altri sensi si sviluppano.
Notte affascinante…





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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 05 Settembre 2011 17:31 )
 

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