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Michele Bertolotto - ottimismo PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Domenica 24 Luglio 2011 06:43

 

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OTTIMISMO

di Michele Bertolotto
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 10 aprile 2005




“Gianni! È l’era dell’ottimismo!” È un messaggio pubblicitario di un noto gruppo di vendita europeo e, se anche i pubblicitari hanno fatto leva su questo argomento, un motivo ci sarà… ma quale?

Io lo so! State ad ascoltare:

Un giorno di tanto, tanto tempo fa un Re e una Regina di un magnifico reame del Galles occidentale ebbero due gemelli maschi; dovete sapere che a quei tempi il nome veniva attribuito ai figli al compimento del diciottesimo anno! Eh, gia! Proprio così, i genitori davano ai figli il nome con il senno di poi (da qui deriva infatti “senno di poi”, ma questa è un’altra storia).
Così i due fratelli gemelli (perché tutti e due da piccoli “gemono”) furono seguiti dal Re e dalla Regina in ogni momento… per esempio, appena nati uno piangeva sempre, a ogni ora del giorno e della notte, mentre l’altro dormiva sempre, a parte essere svegliato da quello che piangeva.
Poi vennero i pasti, uno mangiava poco e buttava tutto addosso all’altro che mangiava anche la sua pappa!!
E i primi passi… uno gattonava, mentre l’altro correva già!!
Per non parlare dei dentini, uno ne aveva 7, bianchi, bellissimi, e l’altro solo uno in centro, aguzzo e con cui tagliava tutti i ciucci!!
E, mentre crescevano, i reali, osservandoli pensavano al nome…
Il Re disse: “Chiamiamoli Caino e Abele!” “Ma sei matto!” disse la Regina “Magari davvero uno ucciderebbe l’altro!”.
Mentre i fratellini crescevano le loro differenze aumentavano e i caratteri si andavano connotando, affinando: per esempio, uno diceva all’altro “Guarda! delle api, ho paura che mi pungano! ” e l’altro “Dai! Se ci sono delle api ci sarà anche del miele”, così era e ne faceva delle grandi scorpacciate.
Oppure quando, giocando a palla reale, ruppero una vetrata di quelle tutte colorate, uno disse: “Scappiamo, altrimenti ci puniranno” e l’altro: “Ma guarda che bei vetri colorati, li metterò insieme e farò un bel disegno! ” (da lì nacquero i puzzle).
Insomma, le caratteristiche si andavano via via delineando e i due ragazzi a mano a mano che crescevano davano libero sfogo alle loro propensioni ed erano sempre più uniti, sembravano una sol cosa tanto che la Regina un dì disse al Re: “Chiamiamoli Mimì e Cocò ” e il Re: “No! Poi da grandi mancherebbe il terzo! ” (questa lo sapete anche Voi…)
Insomma, erano due ragazzini svegli cui piacevano le damigelle di corte e, verso ai quindici anni si invaghirono della stessa damigella, ma uno solo dei due riuscì a conquistarne il cuore, mentre l’altro rimase affranto e dubbioso a tal punto che il Re propose: “ Ne chiameremo uno Abbi e l’altro Dubbi “ (da qui deriva Abbi-Dubbi), ma la Regina disse: “Ti sembrano forse nomi da futuri Re?” e l’ipotesi fu scartata.
A 16 anni i due ragazzi parteciparono a un torneo a cavallo, sì, insomma una quintana, quelle sfide dove si combatte con la lancia, lo scudo e l’armatura e, siccome uno era decisamente più “in corpore” dell’altro, sì, più muscoloso, più alto e prestante, il più segàgnolo dei due durante la sfida cadde rovinosamente da cavallo perdendo la disputa.
Il Re allora disse: “ Chiamiamoli Marco & Antonio ” (ancora oggi si usa dire “Che Marcantonio!”) e la Regina: “Sì, ma sono nomi troppo comuni, dobbiamo distinguerli dalla plebe, per esempio tu ti chiami Arturo, ma il nome che si ricorderà sarà Artù, colui che ha resistito agli Anglosassoni scacciandoli dal Galles e, con i Cavalieri della Tavola Rotonda, ha fatto la storia, il tuo nome sarà ricordato con il mio, Ginevra, tua sposa!
Ancora una volta il nome dei due fratelli non c’era e solo intorno ai diciassette anni un fatto particolare dette l’idea sul nome: accadde che i due ragazzi dovevano aprire le danze in una quadriglia e, mentre uno si divertiva a imparare il ballo e non aveva nessuna paura di fare brutte figure, l’altro si disperava e non riusciva, risultando così goffissimo, durante la quadriglia sembrava che rotolasse come una palla!
La Regina allora disse; “Chiamiamoli Balle e Rino” (ancora oggi chi è bravo nell’arte del ballo viene chiamato Ballerino) e il Re: “Non di solo ballo si vive a corte! ”. Ancora un aborto!!
Ma, in occasione del diciottesimo compleanno dei gemelli, ecco che fu assegnato il nome…
I due chiesero in dono al Re a e alla Regina uno splendido destriero, fu allora che ai reali genitori venne l’idea di come dare loro il nome…
Fecero portare nella reale corte due carri colmi di sterco di cavallo e lo fecero riversare in terra, poi chiamarono il primo figlio annunciando che il dono per il suo compleanno l’attendeva nella corte.
Il ragazzo uscì e, con gran stupore, vide l’immane mucchio puzzolente di sterco… si mise in ginocchio e piangendo disperato disse: “ Nooooo mio Dio! Sono stato dunque così cattivo al punto di non meritare altro che sterco?” e si ritirò nelle sue stanze a penare (anche penare deriva da... lasciamo perdere!).
Quindi chiamarono il suo gemello che, alla vista del suddetto mucchio di sterco, gioì fragorosamente e, gettandovisi dentro, disse: “Che bello! Mi hanno regalato un cavallo! Devo solo trovarlo!”
Decisero così che i due fratelli si sarebbero chiamati uno Pessimismo e l’altro Ottimismo che, ancora oggi se fate attenzione, potete trovare in molti di voi!!

MORALE DELLA FAVOLA: (si dice ancora oggi dopo questa favola…) L’ottimista in fondo è un pessimista con un po’ di esperienza in più!
 


Nuovi virgulti
torna l’ottimismo
è primavera.



Semini grano
molto ottimismo
raccogli pane.


L’ottimismo
pane per i poveri
mondo migliore.




5x100

 
 
 

 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 08:06 )
 

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