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Gianfranco Roggeri - a volte i vulcani scoppiano PDF Stampa E-mail
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Domenica 24 Luglio 2011 06:29

 

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A VOLTE I VULCANI SCOPPIANO

di Gianfranco Roggeri
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 10 aprile 2005




MATTINA

-    Buongiorno, commissario Balocco, e benvenuto, ma non era necessario che venisse fin qui agli scavi. È stato solo un brutto incidente, nulla che possa interessare la polizia.
-    Bene, Dott. Pittonis, se le cose stanno così ce la sbrigheremo in fretta, vedrete che le mie indagini non rallenteranno in alcun modo i vostri lavori di scavo. Il fatto è che il Prof. Chiarelli era molto noto per la sua attività di recupero di reperti di natura religiosa e si trovava certamente nel mirino dei più pericolosi gruppi antispiritualisti, primo tra tutti il famigerato Comitato ’93.
-    Chi, gli adoratori della Dea Ragione? Quei fanatici che dicono di ispirarsi a un’antica rivoluzione scoppiata sei secoli fa proprio da queste parti?
-    Già, un gruppo molto attivo in questa zona, dove il Prof. Chiarelli aveva già portato alla luce un gran numero di reperti sacri. Per questa ragione i miei capi della Dicos (Direzione Interforze Contro Ogni Settarismo) vogliono che sia fatta piena luce sulla sua morte. Del resto è un po’ strano che una persona esperta come lui si uccida precipitando all’interno di un edificio sotterrato.
-    Ma vede, commissario, il fatto è che qui sotto i nostri piedi, sotto miliardi di metri cubi di lava e cenere, è tutto pieno di antiche costruzioni, in gran parte ancora intatte com’erano al momento del grande scoppio. Noi scaviamo e quando troviamo un tetto, lo rompiamo per calarci nell’edificio, ma lo facciamo sempre con tutte le cautele per evitare di caderci dentro e farci male.
-    E allora come ha fatto il Prof. Chiarelli a sfracellarsi?
-    Perché in questo caso non era un tetto quello che affiorava dal suolo, ma una stranissima guglia con una stella in cima. Ci abbiamo scavato intorno durante alcuni giorni per liberarla della cenere solidificata e della pomice che la ricopriva, ma sembrava che non finisse mai. Più scavavamo e più emergeva in tutta la sua altezza: decine e decine di metri. Non potevamo immaginare che fosse solo la parte superiore di un edificio enorme che si estendeva ancora sotto i nostri piedi. Così, continuando a scavare in verticale tutto intorno alla guglia, il Prof. Chiarelli non si è accorto di essere arrivato alla copertura dell’edificio sottostante, che ha ceduto di colpo sotto di lui facendolo precipitare all’interno. Come vede è stato solo un incidente, sono i rischi che dobbiamo correre noi archeologi dell’Antica Europa.
-    E oltre a lei, chi altri era presente al momento del fatto?
-    Venga, le presento la Dott.ssa Frezza, la più stretta collaboratrice del Prof. Chiarelli: è l’addetta alle connessioni con l’Archivio Centrale, la massima esperta di archeologia dell’antica Europa; una studiosa di prim’ordine, vedrà. Ah, eccola che viene verso di noi. Ciao Luisa, ti presento il ....
-    Buongiorno Dott.ssa Frezza, sono il commissario Balocco, inviato qui dalla Dicos per indagare sulla morte del prof. Chiarelli. Uno strano incidente, no?
-    Oh sì, povero professore, purtroppo nessuno poteva immaginare che quella guglia fosse la punta sporgente di un’antica sinagoga. Sembrava solo una specie di obelisco; per questo il povero professore ci ha scavato intorno dritto in verticale senza prendere le dovute precauzioni.
-    Capisco, e senta, dottoressa, avete mai avuto problemi con i gruppi antispiritualisti, in particolare col Comitato ’93?
-    Chi, quel gruppo che si richiama a una rivoluzione del diciottesimo secolo, il cosiddetto secolo dei lumi?
-    Proprio loro. Sa, ci stanno dando un sacco di fastidi. Sono organizzati in piccoli gruppi e quando individuano uno scavo che potrebbe portare alla luce reperti di natura religiosa, fanno di tutto per sabotarlo, in nome dello scetticismo e della Dea Ragione. E voi lo sapete bene che abbondanza di chiese, statue e reliquie ci sia qui nell’antica Europa e in tutta l’area intorno a quello che una volta era il mar ..., come si chiamava quel mare? Mi aiuti lei Dott.ssa Frezza, che non mi viene il nome.
-    Mediterraneo, era il mare che una volta divideva Europa e Africa. Le religioni monoteiste erano talmente diffuse su entrambe le sponde che ancora oggi si trovano reperti sacri dappertutto. Anche la Sede Papale, che come tutti sanno si trova a Los Angeles, un tempo era a Roma, quando la città di Roma esisteva ancora.
-    Già, prima dello scoppio del Vesuvio.
-    Esatto, e pensi che il Vesuvio si trovava vicino a una città di nome Napoli, dove le autorità di allora avevano predisposto un piano di emergenza per evacuare la popolazione che abitava alle pendici. Un destino ironico, no?
-    Sì, piuttosto ironico, dato che poi, quand’è scoppiato il Vesuvio, nel giro di 24 ore non c’era più traccia di vita in tutto il continente, dall’antica Inghilterra all’Africa centrale. Quanto tempo è passato dal grande scoppio, 300 anni?
-    Anche di più, commissario, visto che siamo nel 2387 e il Vesuvio è scoppiato nel 2005. Il fatto è che i popoli del nord si sentivano al sicuro e pensavano che la questione riguardasse solo le città vicine ai vulcani del sud.
-    Beh, fino ad allora le eruzioni dei vulcani avevano sempre coinvolto un’area abbastanza limitata.
-    Questo è vero fino a un certo punto. Il Krakatoa avrebbe dovuto insegnare qualcosa agli incauti europei dell’epoca; e poi si sapeva già che i dinosauri si erano estinti in seguito allo scoppio di un vulcano che aveva devastato metà del pianeta. Il fatto è che a volte i vulcani scoppiano, non sempre si limitano a eruttare. In questo caso fu una catastrofe planetaria: si calcola che l’intera parete nord del Vesuvio sia stata proiettata a centinaia di chilometri di altezza e che alcuni massi siano ricaduti sull’antica città di Vienna, distante un migliaio di chilometri.
-    Va bene, la ringrazio per la dotta dissertazione, è stata molto istruttiva. Del resto il Dott. Pittonis mi aveva anticipato la sua grande competenza. Ora però devo andare a fare alcune ricerche. A proposito, dottoressa, è poi riuscita a individuare qual è l’antica città che si trova sotto questi scavi?
-    Purtroppo no, commissario; è sempre molto difficile ricondurre le antiche rovine alle notizie storiche sulle città europee scomparse. A volte è addirittura impossibile, come per esempio in questo caso. Temo proprio che non sapremo mai di che città si tratta, anche perché queste rovine hanno scarso valore archeologico e stiamo per abbandonare gli scavi e trasferirci in una zona più promettente
-    Va bene, la ringrazio, dottoressa Frezza, e grazie anche a lei dottor Pittonis. Come dicevo, ora devo andare a verificare alcune cose. Probabilmente ci vedremo ancora nel pomeriggio.


POMERIGGIO

-    Allora, commissario, perché ci ha convocato con tanta urgenza?
-    Si accomodi pure, Dott. Pittonis, e anche lei Dott.ssa Frezza. Ho fatto alcune ricerche e ho delle notizie da darvi, alcune buone e altre cattive.
-    Cominci con quelle cattive.
-    Questo, se non le dispiace, lo decido io, Dott.ssa Frezza.
-    Ma certo, mi scusi, non volevo sembrare arrogante. Dicevo così per dire.
-    Sono ben altre le cose che avrebbe dovuto dire; ma avrebbe dovuto dirle prima, al momento giusto, e lei lo sa bene.
-    Cosa significa, cosa intende dire?
-    Sa benissimo cosa intendo, dottoressa. Ma davvero siete convinti, voi del comitato ’93, seguaci di Condillac e adoratori della Dea Ragione, di poter estirpare dall’essere umano il bisogno dell’esperienza spirituale, davvero pensate che sia sufficiente eliminare i simboli religiosi per ottenere un’umanità perfettamente razionale e scettica, persuasa che non esista altro al di là della dimensione immediatamente alla portata dei nostri sensi?
-    Ma commissario, come si permette di accusare la dott.ssa Frezza di complottare con gli antispiritualisti? Lei non ha nessuna prova per accusarla di appartenere al comitato ’93.
-    Stia calmo, Dott. Pittonis, e mi lasci venire alle buone notizie. Ecco la prima: ho scoperto il nome della città che giace sotto questi scavi, si tratta dell’antica Torino.
-    .....
-    Non dice niente, Dott.ssa Frezza? Non sembra affatto meravigliata, forse lo sapeva già?
-    Chi, io? No, certo che no, come facevo a saperlo?
-    Invece lei lo sapeva benissimo e io posso dimostrarlo.
-    Ma non dica assurdità, se l’avessi saputo…
-    Lei sapeva che la guglia apparteneva a quello che un tempo era il monumento simbolo dell’antica città di Torino: la cosiddetta Mole Antonelliana. Vede questa fotografia che mi è appena arrivata dall’Archivio Centrale? Ma cosa gliela mostro a fare, lei l’aveva già vista, conosceva la forma particolare di questa costruzione. Lei sapeva che sotto la guglia si allargava una specie di padiglione alto decine di metri dove il Prof. Chiarelli sarebbe inevitabilmente precipitato, continuando a scavare in verticale tutto intorno alla guglia!
-    Ma insomma ora basta, commissario! Lasci in pace Luisa, cioè voglio dire la Dott.ssa Frezza. Lei non ha nessuna prova di quello che dice.
-    Qui si sbaglia; le prove ci sono, perché la Dott.ssa Frezza si è tradita. Mi dica lei, Dott. Pittonis: cos’avete trovato quando vi siete calati all’interno dell’edificio?
-    Mah, era pieno di strani macchinari, strumenti arcaici di proiezione cinematografica. Sembrava una specie di Museo del Cinema, e c’era anche il corpo mummificato di un uomo che doveva essere il custode.
-    Non era “una specie di Museo del Cinema”, Dott. Pittonis; era effettivamente il Museo del Cinema della città di Torino.
-    Va bene: era il museo del cinema. E allora?
-    E allora questa mattina la Dott.ssa Frezza non ha parlato di un museo del cinema, ma di una sinagoga, non lo ricorda?
-    Sì, certo, ha detto “un’antica sinagoga”, in effetti m’ero un po’ meravigliato anch’io.
-    Mi sarò sbagliata...
-    Eh no, Dott.ssa Frezza. È proprio questo il punto: che lei non si è affatto sbagliata, perché la Mole Antonelliana fu davvero costruita come una sinagoga e solo in seguito fu adibita ad altri usi. Ma lei come faceva a saperlo? Glielo chieda anche lei, Dott. Pittonis.
-    Già, Luisa, in effetti è un po’ strano. Come facevi a sapere che si trattava di una sinagoga? Io, per esempio, non ne avevo idea.
-    Mah, mi sarà sembrata...
-    No, guardi, la Mole Antonelliana sembra talmente poco una sinagoga che perfino gran parte degli antichi Torinesi ne ignorava la vera natura. No, la verità è che lei aveva subito capito qual era il monumento che stavate portando alla luce. Lei conosceva la conformazione dell’opera, sapeva che continuando a scavare in verticale intorno alla guglia il Prof. Chiarelli sarebbe inevitabilmente precipitato all’interno del padiglione sottostante! Lei sapeva cosa sarebbe successo; io l’accuso dell’omicidio del Prof. Chiarelli.
-    Dio mio, tutto questo mi sembra pazzesco. Luisa, cos’hai da dire?
-    Cos’ho da dire? Ma certo che ho riconosciuto subito la stella della Mole Antonelliana appena l’ho vista. Certo che ho capito subito che la città sotto di noi era l’antica Torino. Era proprio questo il problema. Ma non capisci, Antonio?
-    No, Luisa, se devo dire la verità non capisco.
-    Perché sei anche tu ignorante come una capra; proprio come il Prof. Chiarelli, che aveva avuto la cattedra per meriti politici e non avrebbe saputo riconoscere la Torre Eiffel neppure se gliel’avessero piantata nel... lasciamo perdere. Ma non capisci che dopo la Mole sarebbe venuto fuori anche il Duomo, e con esso la Sindone? Il sacro lenzuolo, un falso medievale oggetto di sconsiderata venerazione nel millennio precedente lo scoppio del Vesuvio. Un passo indietro formidabile verso gli abissi del più cupo oscurantismo. Quella reliquia da sola avrebbe fatto più danni al progresso e allo sviluppo di un’umanità razionale finalmente liberata dalle pastoie dello spiritualismo, di tutti i papi che possano sedere al soglio di Los Angeles!
-    Ma Luisa, allora è vero che tu ...
-    Ebbene sì, lo ammetto. Anzi lo rivendico, sono orgogliosa di combattere con gli altri fratelli del Comitato ‘93 per un futuro illuminato dai principi della razionalità e della scienza. Viva il Comitato ’93! Sia reso omaggio ora e sempre alla Dea Ragione. Vive Robespierre! Vive Condillac! Allons enfant de la Patrie, le jour de....
-    Portatela via.




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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

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Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 08:07 )
 

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