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Fiorenza Alineri - castelli di sabbia PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Sabato 03 Settembre 2011 06:19

 

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CASTELLI DI SABBIA

di Fiorenza Alineri
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 10 aprile 2005




Luca era seduto sugli scogli e tirava sassi nel mare. Era arrabbiatissimo.
“Questa è una spiaggia di gente infelice” pensava, guardando un bimbo che faceva i capricci poco distante da lui. Stava quasi per tirargli una pietra, non sopportava più tutto quel piangere, quando gli si avvicinò una ragazza.

- Ciao!
- Ciao… - rispose Luca guardandola appena.
- Che fai qui da solo?
- “Quelli” non mi vogliono…
- Chi non ti vuole?
- Mio fratello… Mio fratello e i suoi amici! Loro sono “grandi”…
- Perché non ti vogliono?
- Non mi vogliono perché non so fare i castelli di sabbia!
- Davvero? Ma ci hai mai provato?
- Veramente no… Tutte le volte che mi avvicino a loro per giocare, mi dicono “Vai via, tu non sei capace!”

La ragazza gli sorrise e gli disse:
- Io so costruire i castelli di sabbia, se vuoi ti aiuto io, vieni con me!
Luca per un attimo rimase incerto su da farsi: poteva fidarsi di lei? O forse avrebbe dovuto scappare? “Tanto mio fratello non mi vuole!”. Si alzò e prese per mano la ragazza.
- Conosco un posto più tranquillo, qui c’è troppa confusione… andiamo! -
Attraversarono insieme la spiaggia affollata e giunsero in una baia isolata.
- Qui va benissimo - disse lei  guarda, ho portato con me palette, rastrelli e secchielli: possiamo incominciare a scavare!
Luca scavò, con la paletta toglieva le pietre grandi, con il secchiello correva a prendere l’acqua del mare, cercava i sassolini colorati… insomma lavorò come mai aveva fatto in vita sua.
E il castello prese forma: prima le fondamenta, poi i muri, le finestre, il cortile interno, due grandi torri con i merletti… non mancavano il ponte levatoio e il fossato con l’acqua. Quando ebbero finito, un enorme castello di sabbia si ergeva davanti ai loro occhi.
- Mi sembra bellissimo! - esclamò Luca - E adesso cosa facciamo? - domandò alla ragazza.
- E adesso… entriamo! - rispose lei.

Il ponte levatoio si abbassò e Luca e la sua amica entrarono, mano nella mano, dentro il castello. Attraversarono un lungo corridoio di sabbia, dove, come in ogni castello che si rispetti, c’erano quadri, arazzi, armature… tutto di bellissima sabbia colorata!
Uscirono nel cortile interno, si di diressero verso le scuderie di sabbia, dove all’interno, veri cavalli di sabbia scalpitavano. “Hanno fame” pensò Luca e diede vero fieno di sabbia ai cavalli di sabbia.
- Posso salire su uno di questi cavalli? - chiese Luca alla ragazza.
- Puoi fare quello che vuoi! Questo è “il tuo” castello di sabbia!

Così Luca, che non aveva mai cavalcato in vita sua, fece un giro nel cortile di sabbia su un bel cavallo bianco di sabbia.
Dopo aver ricondotto il cavallo nelle scuderie, Luca e la ragazza decisero di rientrare. Salirono per una grande scala di sabbia al piano superiore.
Entrarono in una stanza enorme… luminosa.
- Questo è il salone delle feste! - esclamò Luca
Infatti in un lato della stanza c’erano tanti strumenti musicali, di sabbia, pronti per essere suonati. Luca si sedette al pianoforte.
- Suona davvero!
- Certo che suona! - osservò lei - è un vero pianoforte di sabbia!
Sul lato opposto del salone Luca vide il trono. Uno splendido trono, di sabbia dorata. Luca si avvicinò ad esso e vi si accomodò sopra.
- Sono il re del castello di sabbia!
Non si era mai sentito così importante in tutta la sua vita.
- Ora voglio salire sulle torri! - decise Luca. Ormai si sentiva veramente un piccolo re. La ragazza gli sorrideva.

Uscirono sul grande terrazzo di sabbia, tutto ornato di bellissimi fiori di sabbia e si diressero verso una delle torri.
Salirono per la scala a chiocciola di sabbia, fino alla cima.
Da quell’altezza Luca vedeva le persone così minuscole! Assomigliavano ai suoi soldatini di plastica.
- Guarda - disse stupito alla ragazza - c’è mio fratello con i suoi amici! Come sono PICCOLI!!!
- Ora andiamo sull’altra torre - suggerì la ragazza - c’è qualcos’altro che dovresti vedere…
Discesero dalla prima torre, attraversarono nuovamente il terrazzo di sabbia e salirono per la scala a chiocciola dell’altra torre di sabbia.
Luca si affacciò dalla torre. Con grande sorpresa si accorse che poco distante dal suo c’era un altro castello di sabbia, di forma un po’ diversa, con una sola grande torre al centro.
- E quello? - domandò alla ragazza - anche quel castello è mio?
- No! Non l’hai costruito tu! Guarda chi c’è sopra la torre!
Luca osservò bene la grande torre: proprio in cima c’era un bambino che saltellava e agitava le braccia in segno di saluto.
- Ehi! Quello è il bambino che faceva i capricci sull’altra spiaggia…
- Sì è proprio lui! Si chiama Matteo. Sai perché piangeva? Nessuno voleva giocare con lui a costruire castelli di sabbia. Allora l’ho aiutato io. Abbiamo fatto un buon lavoro, non ti pare?
Luca si voltò di scatto verso la ragazza e la guardò come se la vedesse per la prima volta.
- Ma tu chi sei?
- Sono la Regina dei Sogni…

- Luca! Luca! Svegliati! Ti abbiamo cercato dappertutto, ti sei addormentato sugli scogli… è gia buio!
- Mamma… papà.. ho fatto un sogno…
- Che sogno?
- Niente, niente… Mamma, domani voglio costruire dei castelli di sabbia con Matteo!






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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 05 Settembre 2011 17:32 )
 

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