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Federica Prina - pelle di latta PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Domenica 24 Luglio 2011 05:49

 

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PELLE DI LATTA

di Federica Prina
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 10 aprile 2005




Ti ho cercato dappertutto e ora finalmente ti ho trovato, veliero di latta.
Ho perlustrato ogni angolo, spostato cuscini, in casa non c’eri.
È aprile e l’aria è fredda oggi, ma il viaggio alla scoperta di te mi ha fatto uscire. Il cortile, la mulattiera, non ti vedevo.
Ti ho cercato tra le corse dei gatti, tra le maschere di argilla, sotto il salice, tra le pentole accatastate tra gioia e colori in cucina, negli sguardi di chi come me cercava, qualcos’altro.
Ora il cuore inizia a battere forte, finalmente, e le mani quasi scalpitano.
Ora ti ho visto e ti voglio portare alla luce.
Alle mie spalle ho due metropolitane, due storie e un ottimismo. Tu sei di fronte a me, nel campo, oltre la finestra. Oltre le ceste di plastica rosse e gialle zeppe di detersivi, oltre il davanzale bianco, oltre i cactus, oltre la cordicella con appese le pietre d’argilla, oltre l’orologio, oltre i vetri macchiati anch’essi di vita, che quasi parlano come i viandanti della metropolitana, i personaggi delle storie alle mie spalle.
Oltre tutto questo, tu. Ora ti sei fermato e ti lasci guardare.
Il cielo è del colore grigio di una perla. La tua pelle di latta scintilla argentea sul suo sfondo.
Avanzi inesorabile tra la terra, i tuoi solchi si confondono con i suoi, magicamente. Silenzioso, annunciato solo dai canti delle tortore.
La tua carena affonda nel suolo come le radici degli alberi che via via oltrepassi. Le tue vele sono lamiere che fendono il cielo quasi a voler toccare Dio! Alte, belle, svettano oltre la pesantezza che ti ancora al suolo. Un attimo, aspetta, non andare.
“Scusi, sa dirmi che ore sono?”, “Mancano cinque minuti alle quattro” “Sa, ho perso la metropolitana…”, “Cose che succedono… senta posso farle una domanda?” “Certamente” “Lo vede anche lei?” “Che cosa, il veliero di latta che vedo nei suoi occhi? È arrivata la metropolitana, devo continuare la mia storia, arrivederci!”.
Veliero, tu e io siamo simili. La nostra pelle di latta a volte ci impedisce di vedere oltre la finestra o forse è solo per la paura di guardarci negli occhi.




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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 08:08 )
 

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