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Carmen Bonino - eruzione PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Sabato 03 Settembre 2011 05:14

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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ERUZIONE

di Carmen Bonino
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 10 aprile 2005




Le luci del giorno viravano al viola, la sera scendeva lentamente, distendendo il suo velo di tranquillità sulla vitalità diurna.
Silvia amava quel particolare, breve momento di transizione in cui tutto pare trasformarsi.
Cercava di arrivare a casa per tempo, in modo da poterselo godere comoda, seduta sulla sua sedia a dondolo in veranda.
Era un momento (forse il solo) della giornata completamente suo… anche la casa, vuota ancora per poco, le appariva più sua.
Cercò le chiavi nella borsa e le venne in mano anche il pacchetto delle Marlboro, entrò e prese una sigaretta dal pacchetto pregustando il “suo” momento.
Si sfilò le scarpe e si sistemò sul suo trono a dondolo aspirando una lunga boccata di fumo che invase i suoi polmoni e trascinò con sé l’afflusso dei pensieri.
Anche oggi, come ogni giorno, era stata una corsa contro il tempo.
Sveglia alle sei, doccia veloce e via a preparare la colazione del mattino, poi ancora in bagno per truccare in automatico quel volto che ultimamente le stava diventando sempre più… estraneo. Di là poteva sentire il rumore della casa che si andava animando.
Lo stereo di Marco che, come al solito, sarebbe stato l’ultimo ad alzarsi, la voce di Francesca indispettita nel non trovare stirata la sua maglietta rosa, le notizie del giornale radio provenienti dalla stanza da bagno di Luigi: suo marito.

Suo marito… da quanto tempo Luigi non era più suo marito? Da quanto tempo non l’aveva più guardata… non come si guarda un complemento d’arredo, ma come si guarda una donna.
Silvia aspirò voluttuosamente l’ultima boccata di Marlboro e ripensò a quanto avrebbe voluto rimanere a casa quella mattina… sola, dopo aver soddisfatto le mille richieste che arrivavano contemporaneamente e aver risposto a saluti distratti.
Oggi era il suo compleanno e come sempre nessuno se l’era ricordato…
Invece, anche questa mattina si era precipitata fuori, per non arrivare tardi al lavoro.
Non si poteva fare a meno del suo lavoro, il suo stipendio non era un gran che, ma serviva ad arrotondare.
Erano in quattro, le esigenze dei ragazzi in continua crescita, il mutuo da pagare, le rate della nuova auto di Luigi, il motorino di Marco, la festa per il diciottesimo anno di Francesca,… e lei?
Il suo nome non compariva tra le priorità della famiglia e dire che a Silvia sarebbe bastato ben poco: qualche giornata a casa ogni tanto, come stamattina, per leggere, scrivere e, perché no, danzare…
La danza. La più grande e la prima delle sue rinunce.
Un sorriso distese il suo volto nel ricordare il saggio della scuola di danza, gli applausi della folla di amici e parenti, gli occhi di Luigi cercati e trovati fra tutti.
Occhi che allora la vedevano, occhi innamorati, estasiati nel vederla volare sul palcoscenico; ben diversi da quelli che solo due anni dopo l’avrebbero dissuasa dall’accettare la scrittura nel corpo di ballo di quel piccolo teatro di provincia.

- Ho bisogno di una moglie, Silvia, di una madre per i miei figli, sono all’inizio della mia carriera, la moglie di un avvocato non può essere una… ballerina!

Ricordò il tono con cui Luigi aveva pronunciato quella parola: ballerina risuonò nella sua mente come : attività inutile, donna futile, persona vuota,…
E Silvia aveva rinunciato.
La prima di una serie infinita di rinunce, abdicate in favore della carriera di Luigi, dei figli da educare, della salute di sua madre, dei tempi bizzarri del suo datore di lavoro, delle necessità delle colleghe di lavoro che avevano sempre impegni “inderogabili”, della vicina di casa, per cui ogni occasione era buona per lasciarle in custodia quel suo stupido, antipaticissimo cane bassotto e perfino di quei maleducati che le passavano davanti alla coda del supermercato…

- Ho solo questi tre articoli, signora… lei permette, vero?

Lei permetteva, e loro… si attardavano a fare conversazione con la cassiera.
L’inclinazione alla rinuncia è un marchio di fabbrica, che il resto del mondo impara a leggere di primo acchito.
Silvia chiuse gli occhi, visualizzando l’immagine di quel ultimo raggio di sole che andava scomparendo dietro la collina diffondendo un bagliore verde, nell’ultima strenua lotta della luce che non vuole cedere al buio… e ascoltò… guardò.
Sentì l’empito della propria emozione salire dal più profondo recesso dell’anima, ascoltò il suono di voci lontane, mai tacitate, osservò il ribollire delle sue passioni incandescenti; comprese che se avesse lasciato che quell’ultimo raggio verde si estinguesse, sarebbe stato il buio… il gelo per sempre.
Ascoltò il magma della propria emozione risalire da quei recessi in cui sino ad allora l’aveva compressa e prorompere, creando suoni di frattura nel sarcofago di ghiaccio in cui era stata contenuta insieme ai sentimenti e finanche alla percezione di sé.

Udì le chiavi di Luigi girare nella serratura e nel contempo il suono del campanello che annunciava il ritorno di Marco e Francesca.
Non si mosse: non poteva, invasa com’era dalla potenza di quel vulcano che finalmente si risvegliava.

Non rispondi al citofono?... Che c’è per cena?... Dov’è il giornale?

Ciao ma’… dove sono i miei jeans neri? Devo uscire!

Ma’… sei passata dal meccanico? È pronto il mio scooter?

Silvia!! Ma che fai??!! Ti sei addormentata? Hai chiamato l’idraulico per quella perdita? Stasera vengono i miei a cena, te ne sei scordata??!! Cosa hai preparato?

I nonni? Nooo!! Nessuno me l’ha detto!!! Io stasera esco con Giulio!!

Io ho la partita di calcetto!! Ma’!!... Ma’!!... Che fai??!!

Silvia!! Silvia,dov’è l’accappatoio pulito?! Ma… che…. Silvia!!!

Silvia si è alzata lentamente facendo oscillare la sedia a dondolo, sorda a ogni richiamo, cieca a ogni animazione davanti a lei: negli occhi ha solo il fuoco del suo vulcano, nelle orecchie il rombo dirompente di una esplosione.
Impassibile, si dirige al ripostiglio delle scarpe, occhi sgranati la seguono mentre indossa scarpe e soprabito, prende la borsa, cerca le chiavi e le depone sulla consolle.
Il vociare imperante di poco prima si è trasformato in muto sconcerto. Non un silenzio preoccupato o stupito… un silenzio consapevole che non esistano parole né gesti per fermare… fermare cosa? Un vulcano! Ecco… un vulcano in eruzione!
Avviandosi verso la porta Silvia vede la sua immagine riflessa nello specchio dell’entrata.
I suoi occhi: due tizzoni di lava incandescente con una sfumatura… verde.

Chi la fermerebbe?



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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 05 Settembre 2011 17:32 )
 

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