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Bianca Brandi - acqua colorata PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Domenica 18 Settembre 2011 05:11

 

 

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Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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ACQUA COLORATA

di Bianca Brandi
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 10 aprile 2005




Una delle solite giornate per la mamma e la bimba. Pappa, passeggiata, sonnellino e tanto gioco. Tante chiacchiere, un po’ a senso unico, dato che la bimba è piccola. La sua parte nella conversazione è fatta di sillabe e di occhiate: divertite, oppure interrogative, e tante volte occhi sgranati dalla sorpresa o dal timore. La mamma invece parla tanto, di continuo; racconta mille cose, spiega il perché e il per come di quello che accade; uno strumento prezioso per la bimba, che la guarda e la interroga con gli occhi prima di incominciare qualsiasi avventura. Se gli occhi della mamma dicono: prudenza, si muove guardinga, accorta. Se dicono: no, resta ferma, magari immusonita, ma si fida. Se dicono: vai tranquilla, si lancia serena e felice alla scoperta del mondo.
È così la mamma: vuole che la bimba faccia le sue esperienze, ma non è disposta a rinunciare alla sua serenità o alla sua libertà. Perciò si è premunita; la casa è a misura di bimba, ma anche di adulta. Le cose preziose e quelle personali nei ripiani in alto, in basso invece tutto quello che può essere usato come laboratorio di esperienze per la bimba. Già: i ripiani in alto. Per la bimba sono una riserva inesauribile di informazioni, perché niente viene proibito senza spiegazioni, di tutto viene data causa, con tante parole che la bimba non può capire, ma che hanno il suono convincente, e la faccia espressiva della mamma. Per niente al mondo la bimba vorrebbe scontentarla o deluderla. Ma nel ripiano più in alto di tutti c’è l’oggetto più ambito. Una serie di flaconi, bottigliette di varie fogge, di vetro trasparente, ma che sembrano di tutti i colori; dentro c’è qualcosa, forse un liquido, che dà a ognuna un tono speciale. La bimba attira la mamma accanto allo scaffale, alza le braccine paffute e chiede senza bisogno di parole di essere presa in braccio e portata ad un palmo da quei tesori. Li osserva, ammirata. Poi, col ditino roseo, comincia a indicarli a uno a uno. Per ognuno la mamma racconta.”Questo è il verde, piccina. È il colore dell’erba e di un’idea che spunta nella testa. È vivace, giovane e nuova: sembra di non riuscire a tenerla a freno, invece bisogna sempre pensare, prima lanciarsi a fare, poi tutto verrà meglio.”
Il ditino paffuto passa a indicare un flacone tondo, pieno di acqua rosa e la mamma racconta. “Questo è il rosa. È il colore del primo amore e dell’adolescenza, quando tutto sembra bellissimo o terribile. È splendido, e il suo ricordo dura a lungo. Mentre questo qui, nella bottiglia allungata è il grigio. È il colore della solitudine. Serve, nella giornata, un po’ di solitudine; serve a fare ordine nella nostra testa, come dentro la scatola dei giochi; ma se è troppa ci rende tristi e vecchi.” Gli occhi della bimba si spostano al flacone piccolo, col liquido scuro. “Questo è il nero. È il colore della paura. Come la seppia, che quando ha paura spruzza l’inchiostro nero intorno, anche noi, quando abbiamo tanta paura facciamo nero intorno a noi e non riusciamo più a vedere la strada giusta da prendere, le persone giuste da seguire. Ma se guardiamo bene attorno a noi, chi ci ama ci fa luce, ci mostra il modo di non sbagliare e di arrivare in fondo alle prove difficili.” La bimba sgrana gli occhi stupiti: non per tutti c’è la mamma ad aiutare in ogni passo? Sembra impossibile, eppure deve essere così. Certo che avranno paura, le persone senza la mamma!
Il flacone successivo è strano e sembra vuoto. Invece dentro il liquido c’è, ma è trasparente. La mamma ha una storia straordinaria per questo. “Questa qui, bimba, non ha colore. È acqua benedetta. Per me rappresenta la Fede in cui puoi vedere tutto quello che vuoi, oppure niente. La Fede ti guida quando non te lo aspetti, in mille modi diversi, e ci sono mille Fedi diverse. Ogni persona ha la sua, tu troverai la tua e ci crederai più che in te stessa.” Questo discorso è proprio difficile, ma la bimba già sta indicando l’ultima bottiglietta.”Questo è un colore importante, è il rosso. È il colore della passione, per una persona o per un’idea; ma la passione spesso porta alla lotta e al dolore. Allora compare un altro rosso: il sangue. Il sangue è importante, è quello che lega i genitori ai figli, i fratelli alle sorelle, gli uomini di uno stesso popolo fra loro. Chissà perché gli uomini non tengono conto di quanto il sangue sia importante e spesso ne fanno scorrere tanto, troppo. Nel nostro tempo ne abbiamo troppe immagini veloci davanti agli occhi, e a volte il sangue non ci impressiona più. Lo vediamo in tanti film, e poi nel telegiornale, dove ne scorre a fiumi, tanto da non sembrare neanche vero, reale e definitivo. Ma, bimba mia, sappi e ricorda che il sangue non è mai acqua colorata.”






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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Martedì 20 Settembre 2011 07:39 )
 

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