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Beatrice Sanalitro - un regalo PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Domenica 24 Luglio 2011 05:07

 

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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
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Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
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UN REGALO

di Beatrice Sanalitro
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 10 aprile 2005




1°)    Il luogo è buio.
Di un buio fitto, profondo, intenso.
Sento il corpo intorpidito muoversi pian piano, i movimenti rallentati, accorti.
Non vedo che i miei desideri, dentro di me.

2°)    Questo buio così denso penetra a fatica nelle narici, sale verso gli occhi… entra in circolo… il sangue è denso, caldo, lento.

1°)    Non vedo che i miei desideri, dentro di me.
Mi animano i capricci; vivo di desideri.
Questa immobilità intorno, dentro, mi opprime.

2°)    Frivoli desideri leggeri come carta velina… il minimo sussurro li porta via…
Li appaghi, ma la tua forma essenziale non cambia.
Questo buio soffoca l’ardore.

1°)    Sì, sono d’accordo con te.
A me piacerebbe… vorrei…

2°)    Ti… piacerebbe; vorresti?
Condizioni legate ai “se”, ai “ma”, ai desideri di un giorno.
Effimeri.
Anche il tuo respiro è buio, ora.
Il buio dei desideri soffoca l’ardore.

1°)    Ardere di passione, mi piacerebbe…
In qual modo risvegliare condizioni favorevoli per ardere di passione, così immerso nell’oscurità serrata dei pensieri come io sono, o frenato da azioni intrise di inerzia?

2°)    Potrebbe… piacerebbe…
Parole buie, ora.
Come possono, le parole, accendere in te una luce, essere madri, se persino la tua lingua è in difficoltà e le corde in gola non risuonano?

1°)    D’accordo.
Ho compreso.
Io “voglio” avvertire l’odore di questo luogo oscuro, odore che consola.
“Voglio” affondarvi mani e piedi, penetrarlo cogli occhi, lasciarmi rapire dal suo canto sommesso.
Ma non accade nulla…
Eppure ho chiesto, ho “voluto”!
Nessun odore, voce, forma.
Luogo senza pelle, questo.
Non esiste contatto; non esiste scambio!

2°)    Se non c’è incontro, non hai imbroccato il sentiero!
Sei dall’altra parte della strada.

1°)    Penso di essere in un ginepraio.
Inconsueto, però, il suo colore che richiama il cielo di notte.
M’invoglia a sognare.
Mi percorre il languore di un intenso profumo di terra bagnata; l’immagine di lievi muffe grigie e gialle ancorate agli scogli contro cui brontola il mare; l’odore salmastro lasciato dalla folla di onde che si accalcano per morire confuse nella spuma bianca…
Tra gli scogli a pelo d’acqua ora scorgo un granchio: scappa veloce al grido che esce dalla bocca prima intorpidita: ”Un granchio!”
Mi scuotono i roventi soffi che si sprigionano dalle bocche del vulcano, tremolano contro le pareti a strati delle rocce, si spostano sulla collina… Chi è l’essere che sposta il fumo, che sferza il pianoro e solleva la sabbia…
Un essere accompagnato da un sibilo…ecco il suo suono: vvvvvv!
Vvvvvv incontra la terra  con una carezza obliqua.
Ho trovato in me il tuo nome: tu sei “vento”!
Ho donato un nome al tuo corpo che solleva, scompiglia, trasporta nuvole e pollini; terribile, carezzevole.
Mi sto esaltando!
L’essere creativo ha allontanato la solitudine: anche tu, ora, qui, vicino a me che ho chiaro dentro e intorno?
Di nuovo tu mi parli!

2°)        L’entusiasmo del tuo sogno ci ha permesso di uscire allo scoperto.
Ci siamo esposti e siamo stati colmati di doni.
Hai visto, sentito, accarezzato e aspirato la vita.
Con l’entusiasmo hai concepito una parola: “vento”.
Attraverso l’entusiasmo ti sei unito a lui, lo hai amato, nominato col suo vero nome che egli stesso ti ha trasmesso.
Avverti la bellezza di quel dono?
È leggero e intrigante e poi… egli, insistente; tu, insistente.
Vento in ogni anfratto, curioso; tu curioso di ogni anfratto.
È un dono per sempre e per un attimo.
Il tuo sorriso rivolto al mare è un dono, per te e per il mare.
La tua carezza al ruvido scoglio è un dono.
Il pensiero che ti avvicina alla persona sopra ogni altra amata è un dono.
Per sempre e per quell’attimo.

1°)        Ho ricevuto un regalo: la Vita.
È un dono per sempre e per un attimo.
Un attimo di entusiasmo.





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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 08:11 )
 

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