Home Archivio News-Eventi Antonella Filippi - la danza del drago
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
Antonella Filippi - la danza del drago PDF Stampa E-mail
Votazione Utente: / 0
ScarsoOttimo 
cassetto degli articoli - armadio degli articoli
Scritto da Super Amministratore   
Domenica 24 Luglio 2011 05:02

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


Hai letto questo testo di Scritturalia?

Esprimi il tuo apprezzamento, da scarso a ottimo.
Non è un concorso. Non c’è nessun premio. Tu e l’autore non vincerete nulla.
Perché votare allora? Semplicemente perché il tuo giudizio di lettore anonimo,
onesto, schietto e disinteressato, potrà essere utile all’autore.
La tua disponibilità a un semplice click come stimolo per lo scrittore/scrittrice
a ripensare e a migliorare la propria scrittura…

 

scritturaliafoto

Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

che cos’è SCRITTURÀLIA


LEGGI I RACCONTI DI SCRITTURALIA



possibilità di pernottamento
presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
a costi di Bed and Breakfast

 

LOGO
Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 

 

 

LA DANZA DEL DRAGO

di Antonella Filippi
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 10 aprile 2005




P’u Sung Ling era soprannominato Hung Sheng, “Pioggia misericordiosa”, per la carità con la quale sosteneva i poveri contadini di Guang Zhou, vessati dalla fame e dalle tasse.
Nel villaggio in cui viveva era noto per la capacità di trarre d’impiccio chi non sapeva parlare per difendersi e di mediare, con i sottili arzigogoli del suo ingegno, i rigori della legge.
“La Terra sostiene il Cielo, il Cielo si piega sopra la Terra” soleva dire, per spiegare come tutte le azioni degli uomini fossero legate.
E ancora: “Il riso mantiene affilata la spada”, intendendo che il duro lavoro dei contadini permetteva di sfamare coloro che, a tempo debito, l’avrebbero difeso.
Hung Sheng abitava in una modesta casa vicino al Tempio del Drago, il dio che dispensava pioggia e fortuna.
A momenti alterni l’una o l’altra consentivano alle risaie che circondavano il villaggio di ospitare le piccole spighe dorate del prezioso cereale.
Ogni volta che Hung Sheng passava davanti alla risaia comune si inchinava e diceva “Benvenuti!” quando vedeva i primi germogli verdi allungare il capo oltre il bordo dell’acqua, nella quale nuotavano pigramente le carpe dorate, sospese nel riflesso delle nuvole.
“Lunga vita!” sussurrava, quando le risaie venivano svuotate dell’acqua e le spighe iniziavano ad assorbire il sole che le gonfiava e le apriva come un sorriso di piccoli denti bianchi di bimbo.
Solo durante la festa che seguiva il raccolto Hung Sheng pareva essere senza parole.
All’alba si recava al Tempio del Drago, dove comprava un mazzo di bastoncini di incenso dal monaco assonnato che sedeva in portineria.
Quando si trovava davanti al grande dipinto che raffigurava il Dio Drago si inchinava rapidamente e accendeva a uno a uno i bastoncini di incenso, infilandoli poi con cura nel grande bacile colmo di cenere davanti al dipinto.
Nella sua qualità di scrivano cittadino andava a rendere conto al Dio Drago dell’entità del raccolto, delle difficoltà incontrate quell’anno, della condivisione della risaia comune e della condizione dei campi privati, senza dimenticare l’enumerazione dei giorni di pioggia, la grandezza delle carpe, la forza dei buoi condotti ad arare le stoppie, la magrezza dei contadini e i grossi piedi delle loro donne.
Uno dei compiti di Hung Sheng era anche quello di contrattare con il Dio Drago l’ammontare dei doni che gli spettavano per la protezione accordata al villaggio, la cui ampiezza, anche quando il raccolto era andato particolarmente bene, i prudenti contadini cercavano di armonizzare con la loro apprensione per il futuro.
La cosa più espressiva di ciascuno è ciò che lo spaventa, pertanto Hung Sheng, che si rendeva conto dei timori del villaggio, con abile attenzione, esercitata negli anni, era in grado di cogliere il momento in cui un’improvvisa esitazione nelle parole indicava, da parte del Dio, il gradimento dell’offerta.
Nella festa di Tuan-Yang, la Festa del Drago, che si teneva il quinto giorno della quinta luna, tutta la popolazione si recava sul lago con le barche per la benedizione del riso e del pesce e per consegnare i doni al Dio Drago.
Il riso veniva poi riposto per la nuova semina e le grasse carpe tornavano nei piccoli stagni dietro le case di paglia, in attesa di essere spostate con reverenza e attenzione nelle risaie allagate, durante la luna crescente che seguiva la festa della semina.
Una di quelle notti autunnali, Hung Sheng stava camminando lungo l’argine di una risaia, quando nell’acqua aveva scorto un inaspettato chiarore.
Si era avvicinato e aveva visto che la luminosità proveniva da una carpa che nuotava lentamente nell’acqua della risaia, tra gli steli del loto e delle ninfee.
Hung Sheng si era soffermato molte volte a osservare il nuoto senza tempo dei pesci e le piccole bolle che risalivano in superficie che, per lui, erano le parole e i verbi di una lingua sinuosa e incomprensibile.
E ora, invece, a ogni scoppio di una bolla d’aria emessa dalla carpa, uscivano sillabe che si scioglievano nelle sue orecchie, con un leggero solletico.
“Non spaventarti, Hung Sheng. Il Dio Drago mi ha mandato da te. Il mio nome è Liu Ch’in Yang, detta Yün Ho, “Nuvola armoniosa”.”
Hung Sheng, sbalordito, si era inginocchiato sull’argine a occhi chiusi. Quando li aveva aperti, una fanciulla dai piccoli piedi era accanto a lui.
Nella notte avevano iniziato a parlare, dapprima timidamente, poi come se il vecchio della Luna, con il suo filo rosso invisibile, avesse unito i loro sospiri.
All’alba, la bella fanciulla si era trasformata di nuovo in carpa, andando pigramente a nascondersi sul fondo della risaia.
Per molte sere Hung Sheng era tornato lungo le rive che, a poco a poco, si coprivano di foglie rugginose e dei petali delle ultime peonie.
Un giorno, però, nella piccola luce dell’alba, una delle guardie del mandarino l’aveva visto mandare l’ultimo saluto alla carpa, e aveva subito riferito al suo superiore.
Il mandarino si era preoccupato, perché temeva che Hung Sheng fosse diventato pazzo.
Se ogni elemento di pazzia, pensava, tiene a bada la legge, vuol dire che la legge è stupida e di conseguenza anche il più stupido dei contadini può sentirsi più furbo del legislatore.
Così, il mandarino aveva deciso che Hung Sheng doveva essere arrestato e, possibilmente, sparire dal villaggio.
Nelle ore che precedono il sorgere del sole si era recato alla risaia con i suoi sgherri e aveva sorpreso Hung Sheng a colloquio con la bella fanciulla.
Il mandarino aveva tentato di afferrarla e Hung Sheng, che si era gettato in avanti per difenderla, era stato colpito dalla spada di una delle guardie.
Tramutatasi in carpa, la fanciulla si era allontanata dalla riva, mentre il mandarino gridava: “Torniamo al villaggio! Prendete pale e reti, prosciugheremo la risaia!”
Appena si erano allontanati, la carpa aveva nuotato fino al centro della risaia, dove la luna si rifletteva rabbrividendo nell’acqua.
Nella luna c’è una lepre bianca che, su un albero di cinnamomo, pesta in un mortaio l’elisir di lunga vita, e la carpa l’aveva pregata perché gliene concedesse un po’, per salvare Hung Sheng.
“Sorella del Dio Drago, questo mondo è cenere e vento. Le azioni dei potenti sono materia di cui sono fatti i miti, ma solo l’essere superiore si allontana dal mondo, resta sconosciuto e non ha rimpianti.”
La lepre, allora, aveva versato un po’ del dorato elisir su Hung Sheng e sulla carpa, trasformandoli nelle stelle che ancora oggi i contadini di Guang Zhou implorano perché intercedano presso il Dio Drago per i loro raccolti.
Guardando in direzione della luna potete vederli, nelle osterie celesti, bere alcol di riso e sgranocchiare semi di melone d’acqua, mentre Yün Ho suona il liuto e Hung Sheng scrive poesie:



carpa dorata -
nella risaia nuota
tra le nuvole.





5x100

 
 
 

 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 08:11 )
 

Time Zone Clock

Sondaggio

Accentazione ortoèpica lineare