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Alberto Sacco - buongiorno, buonasera PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Sabato 23 Luglio 2011 13:04

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
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BUONGIORNO, BUONASERA

di Alberto Sacco
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 17 luglio 2005




    Sto al n° 2 del civico 39, Vicolo Pollaioli, scale vecchie in salita, come solo i liguri sanno immaginare l’ascesa al paradiso.
    Sono sedici appartamenti, sedici porte, sedici antri e ancora oggi non so quante gambe, stomaci e bottoni ci vivano.
    La mia casa è stretta tra altre case strette.
    Il sole me lo manda la Idelma, la mia dirimpettaia, ogni volta che apre la finestra. Non lo fa apposta, sia chiaro, mi odia cordialmente e il sentimento è reciproco.
    Ma non è di questo che devo parlare, vero?
    È dell’inquilina dell’interno 14, la Cortesi.
    Cortesi solo di nome, sa, ma per il resto una gran cafona.
    Andava e veniva a tutte le ore del giorno e della notte quella!
    E con quei suoi maledetti tacchi a spillo!
    Una vita d’inferno, sa!
    Io ho il sonno leggero, mi capisce, non riuscivo più a dormire.
    Guido il camion e se non dormo io mi ammazzo!
    E lei non mi lasciava dormire. Troia!
    In pratica mi voleva ammazzare!
    Ma io l’ho battuta sul tempo!
    Vede, quelle scale antiche, buie, con gli scalini stretti, non vanno bene per scarpe con il tacco a spillo. Questo lei lo sapeva, glielo avevo già detto.
    Ma mi rise in faccia, mi diede del frocio impotente e se ne andò via.
    Così mi sono preso i suoi tacchi, oh sì!
    Quando arrivò in fondo alla scala, a ruzzoloni, le tolsi quegli artifici del male e chiusi la porta.
    Perché è caduta?
    Commissario, queste scale sono buie e vecchie e gli scalini molto consumati, è un attimo scivolare.

    Specialmente se non vedi il filo del telefono teso sull’ultimo gradino.



 

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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 08:18 )
 

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