Home Archivio News-Eventi Patrizia Ferraris - in soffitta dietro una tastiera in ferro battuto
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
Patrizia Ferraris - in soffitta dietro una tastiera in ferro battuto PDF Stampa E-mail
Votazione Utente: / 0
ScarsoOttimo 
cassetto degli articoli - armadio degli articoli
Scritto da Super Amministratore   
Sabato 23 Luglio 2011 11:18

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


Hai letto questo testo di Scritturalia?

Esprimi il tuo apprezzamento, da scarso a ottimo.
Non è un concorso. Non c’è nessun premio. Tu e l’autore non vincerete nulla.
Perché votare allora? Semplicemente perché il tuo giudizio di lettore anonimo,
onesto, schietto e disinteressato, potrà essere utile all’autore.
La tua disponibilità a un semplice click come stimolo per lo scrittore/scrittrice
a ripensare e a migliorare la propria scrittura…

 

scritturaliafoto

Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

che cos’è SCRITTURÀLIA


LEGGI I RACCONTI DI SCRITTURALIA



possibilità di pernottamento
presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
a costi di Bed and Breakfast

 

LOGO
Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 

 

 

IN SOFFITTA,

DIETRO UNA TESTIERA IN FERRO BATTUTO

di Patrizia Ferraris
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 13 novembre 2005




Da neonata avevi una peluria nera che partiva dall’attaccatura del naso e passando per la testa continuava sulla schiena, in un tutt’uno che stonava un po’ coi vestitini rosa di pizzo che tua madre si ostinava a infilarti e che richiamavano orde di signore che si avvicinavano alla carrozzina con un sorriso di melassa e la consueta esclamazione: “Che cariiiiiina!!!” sulle labbra, pronta a uscire, solo che invariabilmente, appena ti vedevano, la melassa cristallizzava e l’esclamazione si troncava: “Che ca…”, che fortunatamente, essendo che negli anni Sessanta le signore erano molto educate, non si trasformava in “Checcazzo!!!” , ma insomma io coglievo lo sguardo umiliato di tua madre, che la volta dopo aggiungeva una trina, povera donna anche lei…
Poi, per fortuna, i peli sono caduti.

….Ma ti sono cresciuti i denti.
Ti aggiravi con aria indifferente per casa e, appena una mano ti passava a tiro, GNAM! Non perdevi occasione per ricordare a tutti che i denti da latte non hanno niente da invidiare a quelli di un coccodrillo.
Poi, per fortuna, hai smesso.

E sono arrivate le puzzette.
Mai vezzeggiativo è stato usato tanto a sproposito! Erano delle loffe tremende, delle bombe chimiche silenziose ed esiziali che tu aspettavi a lanciare nelle già di per sé calde sere d’estate, al mare, quando tutta la famiglia si riuniva, dopo cena, davanti alla televisione e tu ti sdraiavi sul tappeto con aria innocente per poi colpire…
E alle vibrate proteste della famiglia tu rispondevi ridacchiando tutta contenta…
Ma Criste!

E poi in un lampo avevi cinque anni, e dopo pranzo andavamo nel mio studio a leggere le fiabe, e io non ho mai protestato e ho continuato a leggere, ma insomma mi chiedevo che senso avesse leggertele se tanto le sapevi a memoria, tanto da girare tu stessa le pagine al momento giusto? Mah.

E poi andavamo al cinema (allora non c’erano ancora le videocassette, anzi, ti ricordi quella volta che avevo dovuto tirarti via di peso perché eri rimasta a fissare le bande colorate delle prove tecniche di trasmissione della TV Svizzera, la prima a trasmettere a colori, sì, va beh, ma tre ore di bande verticali colorate FISSE mi sembravano troppe anche per te!?!), ti ricordi che andavamo al cinema, all’Arlecchino? Mi hai fatto andare sei volte a vedere gli Aristogatti e cinque volte La carica dei 101, per un totale di ventidue cartoni animati… E sì, perché ogni volta il film dovevamo guardarlo almeno due volte, non si sa mai che ti sfuggisse qualche dettaglio…
Però lì mi vendicavo, eh!
Andavamo a piedi, tre chilometri ad andare e tre a tornare, e tu “Zitta e pedala!”, hai visto che alla fine ti ha fatto bene e hai cominciato ad andare in montagna?

E ti sei mai resa conto di quanto eri molesta quando cercavo di guardare il telegiornale? Mezz’ora al giorno, mica di più, non mi pareva di chiedere tanto! Nemmeno la nonna osava disturbarmi! Ma tu no, tu non potevi tollerare che io distogliessi la mia attenzione da te, così ti avvicinavi quatta quatta, mi imploravi in silenzio con occhioni da Bambi di prenderti in braccio, ti accoccolavi gettandomi le braccia al collo mentre io cercavo disperatamente quanto inutilmente di scansarti per occhieggiare il telegiornale…
E poi trionfalmente ti mettevi a saltellare su e giù urlacchiandomi nelle orecchie: “Senti, ma non vedi! Senti, ma non vedi!”.
Ma Criste!

E poi improvvisamente eri già un’adolescente e tua nonna ti sgridava per l’alta frequenza con cui cambiavi i fidanzati: “Smettila di trattarli male! Hai un uomo in ogni porto!” “Meglio, così quando viaggio non pago l’albergo!” Ma Criste, sarà poi già il modo di rispondere a sua nonna! Però poi ti dicevo solo: “Beh, almeno stai attenta alle malattie!” e così era il MIO di turno, di ascoltare la filippica della nonna sulla decadenza dei costumi…
E poi hai cominciato a viaggiare, posti sempre più lontani, e quando telefonavi io mi emozionavo, possibile che lì, in quella cornetta, ci fosse la tua voce, e stavo zitto e tu mi sgridavi: “Ma insomma, nonno, dì qualcosa! Che pago tre dollari al minuto!”, ma io non avevo niente da dire, volevo solo sentire che eri tutta contenta per i luoghi e le persone nuove che stavi conoscendo…
E non solo quelle, visto che una volta sei tornata da Amsterdam avendo mangiato la torta all’hashish che forse non era proprio hashish perché poi avevi avuto le pupille dilatate e le allucinazioni sonore per tre giorni e la nonna si era arrabbiata: “Eccoooooo!  Lo sapevoooo! Adesso sei anche diventata una drogataaaa!”, e io, che quel giorno non ero proprio in vena di farmi sgridare, avevo aspettato che tornasse ai fornelli per poi chiederti: “Sì, maaaa… che cosa si prova?”.
E poi era bello quando ci facevi vedere le foto e ci raccontavi dei tuoi viaggi, che racconti lunghi facevi, era come esserci stati anche noi, noi che non avevamo mai avuto modo di muoverci, sai prima i figli piccoli poi la salute di nonna, però lo sai che un po’ di inglese lo masticavo lo stesso, che era raro per uno della mia età, vero?
Certo non lo sapevo bene come te, io non avevo studiato, ma tu sì, sempre brava a scuola e ti eri anche laureata, e io la discussione della tua tesi non me la sarei persa per tutto l’oro del mondo. DOTTORESSA!!!
E poi tu, anni dopo, un giorno te ne eri uscita serafica dicendo che finalmente, per caso, avevi ritrovato il tuo diploma di laurea, pensa un po’ dov’era, lì, dietro alle fette biscottate… Ma Criste!!!

E poi c’è stato il Natale che sei andata in Egitto.
Al mattino eri venuta a salutarci, me e la nonna, non avremmo fatto il pranzo insieme perché avevi l’aereo a mezzogiorno e il giorno dopo sarebbe costato 200 euro in più e insomma voi capite, mi dispiace, siete arrabbiati?!?
“Ma nooo! Se tu fossi a Torino e non venissi, beh, sarebbe un conto… Ma visto che parti… Vai tranquilla, divertiti!”.
E intanto già preparavo la fuga.
Ti ricordi? Quando eravamo andati io e te alla camera mortuaria, tanti anni prima, a vedere l’altra nonna, e io ti avevo detto che mi spiaceva che tu e tua sorella doveste vivere la stessa esperienza anche per noi?
Tu ti eri arrabbiata, mi avevi ordinato di tacere, non volevi neanche prendere in considerazione l’idea…
Ma io non volevo che tu mi vedessi in quel posto così stretto, proprio non volevo, e così ho aspettato che tu partissi per un viaggio pieno di cose belle e sono scappato…
Ma quando sei tornata e hai saputo, e ti hanno detto che ad accompagnarmi c’erano tantissime persone, e hai scoperto che anche i tuoi più cari amici sapevano e si erano chiesti che fare, se chiamarti o meno, tu non hai apprezzato fino in fondo la mia delicatezza.
Anzi, quasi per niente.
Continuavi tutte le sere a rimproverarmi: “Perché non mi hai salutata? Perché non mi hai aspettata? La nonna mi ha aspettata! Perché tu no? Ti costava tanto?”
Ma Criste!!! Era quasi meglio “Senti ma non vedi, senti ma non vedi!”

E così una notte sono tornato con la nonna, lei era un po’ stanca e si è seduta in un angolo, e io e te abbiamo ballato il valzer, un miracolo, perché nessuno dei due sa ballare, ma quella notte avevamo uno stile che neanche il Gattopardo!
E finalmente ti sei rilassata, e hai cominciato a capire che non mi ero allontanato poi tanto…
Quando sono un po’ stufo delle tue paturnie, perché sono sì uno spirito, ma mica un santo, Criste! mi rintano in soffitta, dietro una testiera in ferro battuto…
Ma non me ne andrò fino a che non avrò l’assoluta certezza che tu sei proprio, veramente felice.
…quindi sbrigati a trovarti un marito, che tua nonna a forza di aspettarmi si sta innervosendo e poi me la devo sopportare io!!!
Criste!!!



 

5x100

 
 
 

 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 
 
 
Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 08:21 )
 

Time Zone Clock

Sondaggio

Accentazione ortoèpica lineare