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Paolo Severi - il futuro non è più quello di una volta PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Sabato 23 Luglio 2011 11:13

 

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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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IL FUTURO NON È PIÙ QUELLO DI UNA VOLTA

di Paolo Severi
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 13 novembre 2005




Chiamarlo “bar” era un po’ esagerato: qualche tavolo sporco, odore stagnante, ambiente nebbioso per le cose strane che fumavano, pochi tetri avventori, l’oste che, a guardarlo, non incuteva certo serenità… insomma, l’atmosfera tipica che un tempo si respirava nei suburbi vicino ai porti e che ora si respira nei suburbi vicino agli spazioporti.
Altrove, si sa, c’erano locali puliti e luccicanti, con gente elegante, donne bellissime, salette riservate dove si concludevano affari favolosi… qui, beh, qui l’unica possibilità di riservatezza è far rumore e parlare piano, anche se sai di essere spiato in ogni movimento, in ogni parola. Sai che tutto viene registrato da occulti marchingegni, anche se sai che queste registrazioni verranno utilizzate solo quando decideranno di incastrarti e, in quell’occasione, se non avranno documenti che ti accusano, sai che se li inventeranno e non potrai farci nulla. Così cerchi di scomparire, di non dare nell’occhio, di frequentare posti anonimi, di non dare confidenza a nessuno, in attesa…
Sai che, nella storia passata, quando le sopraffazioni sociali superavano una certa soglia, la tensione accumulata sfociava in una rivoluzione, cui seguiva una restaurazione e un successivo accomodamento. Nel frattempo le cose cambiavano un po’, fino a che tutto si ripeteva, anche se sotto spinte diverse. I casi in cui una società tirava avanti senza rivoluzioni e senza guerre per oltre tre generazioni erano rarissimi e si fondavano sempre su tirannia, regimi polizieschi, autoritarismi religiosi o di altro tipo.
Ora, le cose sono peggiorate. L’allargamento dei confini al di là dei soliti pianeti, i viaggi spaziali a velocità superiori della luce con conseguente guazzabuglio temporale, i robot che ti controllano anche quando vai al gabinetto... Le decisioni, il potere, non sai nemmeno chi ti comanda. Subisci e basta, senza possibilità di dialogo, difesa, cambiamento.
Ti avevano fatto un sondaggio attitudinale, ti avevano “consigliato” (!) un lavoro consono alle tue attitudini, e ti sei ritrovato a lavorare pietre preziose, per imbellettare le smorfie di ricche donne viziate che frequentano i piani alti… E ne devi anche subire i capricci, senza poter spiegare loro nulla, perché sono semianalfabete e, comunque, con loro, non puoi nemmeno parlare.
Ti considerano un operaio abbastanza bravo, un po’ originale, ma fondamentalmente innocuo. Il margine di libertà che ti hanno concesso ti permette di lavorare qualche pietra per conto tuo e hai avuto anche qualche piccolo riconoscimento.
La cosa ti aveva intimorito, perché ti sentivi più controllato degli altri; per questo hai cominciato a frequentare posti sordidi e malfamati, per nasconderti meglio e per trovare, chissà, altri personaggi con tensioni simili alle tue. Certo, dovevi sapere smascherare le spie, ma era abbastanza facile. Potevi coltivare un hobby, sempre che questo non riducesse la tua efficienza lavorativa. Scrivevi fiabe, poesiole, raccontini fantastici. Ovviamente, e questo lo sapevi solo tu, quelle parole nascondevano messaggi di un certo tipo, ma non condannabili da nessun robot.
Certe cose, talvolta, funzionano. Anche se per vie imperscrutabili.
Entra un tale, si avvicina al tuo tavolo, ordina da bere un liquore raro e fortissimo, (quello che tu citi sempre nei tuoi racconti; che sia un segnale?), anzi ne ordina due bicchieri e uno te lo passa come se niente fosse. Beve in silenzio e se ne va. Solo dopo che se ne è andato ti rendi conto che ti ha infilato in tasca un pacchetto. Lo tasti con le mani, senza aprirlo; un cristallo e un pezzo di carta.
Quando torni al tuo laboratorio esamini quel cristallo facendo finta di estrarlo da un mucchio di cristalli e leggi il foglietto, fingendo di esaminare dei tuoi appunti. Coordinate spaziotemporali. Strane coordinate, per la verità. Erano tutte degli zeri. E strano cristallo. Talmente strano che, non essendo possibile descriverlo, non lo descriverò.
Per recuperare le pietre necessarie al tuo lavoro potevi accedere a un teletrasportatore che ti andava a beccare ciò che cercavi in ogni angolo del tempo e dello spazio, salvo poi passare la censura degli organi competenti. Il gioco era pericoloso. Quelle coordinate non erano fra quelle solitamente ammesse, anzi, non erano mai state utilizzate. C’era da aspettarsi un rigido controllo all’arrivo del materiale. Inoltre, anche quella pietra era completamente sconosciuta. Il pericolo era enorme.
Meglio dormirci su.
Il sogno. Quante volte hai sognato di cambiare il mondo con una pietra preziosa! Che bello se tutti vivessero godendo della bellezza che c’è in ogni cosa, in ogni piccola cosa… Le coordinate di tutti zeri, segnano l’inizio dei tempi. La Luce assoluta. Pura energia, quindi pura bellezza; in quel punto che stava esplodendo c’era concentrata tutta la bellezza di tutto l’Universo... In quelle condizioni, non è ammessa l’esistenza di nessun oggetto materiale, figuriamoci un cristallo! Però… Cosa può succedere se quel cristallo viene colpito per un nientesimo di secondo da un raggio di quella luce, in modo diretto, senza le mediazioni delle mille stelle che, in qualche modo, ne hanno alterato i valori originali?
Così, nella scatola per il teletrasporto metterai dentro quel cristallo, spiegando che deve solo acquisire una botta di energia di un certo tipo in quelle particolari coordinate spaziotemporali, da dove non preleverai nulla di materiale (così non dovrai nemmeno subire troppi controlli)… Poi si vedrà.
Certo, prima di prendere quella pazzesca decisione sei passato nuovamente in quella specie di bar, dove l’oste ti dice che c’è stato un tale che ti ha lasciato offerto un bicchiere, e te lo versa con uno strano sogghigno.
Sai che ci proverai.
Prepari una dozzina di spedizioni diverse; fra queste, anche quella lì. Il tempo fra richiesta e risposta dura quasi niente, ma se ti avessero misurato l’adrenalina di quell’attimo… Assieme al materiale richiesto, assieme al cristallo che ora aveva una forma leggermente più definita e luccicava diversamente, c’era anche un messaggio del controllore. Un tonfo; vuoi dire che mi hanno beccato? Tanto vale leggere subito. “È da una vita che ci sentiamo solo per lavoro. Che ne diresti di incontrarci per una birra?”
Da oggi, il futuro non è più quello di una volta.



 

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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 08:21 )
 

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