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Michele Bertolotto - antitesi iperboliche PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Sabato 23 Luglio 2011 08:17

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


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ANTITESI IPERBOLICHE

di Michele Bertolotto
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 13 novembre 2005





Nella mente di ognuno di noi dimora un tarlo, un tarlo gigante che rosicchia e fagocita, che confonde e rimescola tutto… creando sensazioni e situazioni che hanno dell’incredibile e che esaltano o abbattono, in un iperbole infinita, le certezze, i valori, i punti fermi di ogni persona creando situazioni in antitesi con l’atteso…

Era un martedì mattina. Giulia, la padrona di casa, sentì un debole rumore. Si girò distrattamente, senza eccessiva curiosità, alla ricerca della fonte di quel suono. Non vide nulla, ma da lì a poco sentì di nuovo quel verso. Sì, era il verso di un animale, uno squittio. “Un topo!” pensò Giulia con insofferenza. Sì, un topo. Embè? Cosa c’è di strano? Non hai mai visto un topo? Eccomi, vuoi che mi metta di profilo? Lo vedi? Non ti spaventi neanche più. Mi guardi come se guardassi un guanto da cucina caduto nel lavabo. Ma io sono un topo, ho una mia dignità, che ne sai tu di me? Ti conosco, sai? Ti chiami Giulia e vivi in questa casa con tuo marito, tua figlia e un cane. Vai dicendo in giro che hai una famiglia... Che ridere! Per ricordarlo a te stessa lo hai anche scritto fuori dalla porta in un’assurda targhetta: “Famiglia Perfetti” da scompisciarsi dalle risate! Sei cambiata Giulia, scusa se te lo dico, sei veramente cambiata… una volta vedendo un animaletto come me saresti saltata sulla sedia e ti saresti messa a urlare come un ossessa… NON NEGARE! L’hai fatto in prima elementare e i vicini hanno dovuto chiamare i pompieri per sfondare la porta di casa talmente eri bloccata dal terrore! Lo hai rifatto alla tua festa per la maturità dove per scappare hai scaraventato a terra la torta a tre piani e rovinato la TUA festa e poi?… in chiesa il giorno del tuo matrimonio svenendo per mezz’ora…. Ora invece mi guardi con un’espressione sconfitta. Non ti faccio più terrore né meraviglia, niente ti fa più meraviglia.

Ti conosco bene Giulia, Farai il solito soufflè con la solita insalata mista per pranzo mentre ascolti Radio One O One tutta un’altra radio, qualche telefonata a Giorgia, la tua migliore amica (e anche l’unica che hai), sfoglierai distratta come sempre una copia di Mani di Fata, per fare le solite presine di Natale, non farai entrare i Testimoni di Geova ma nemmeno li caccerai via, stirerai le camicie di tuo marito facendo attenzione solo ai colletti come vuole lui, manderai un SMS al tuo amante dicendo che non vuoi più rivederlo che la storia è finita e che ti senti in colpa, poi ne manderai un altro dicendo “scusami, non ce la faccio a perderti, mi perdoni?”. Giulia, sono tre anni che abito qui e non ti sei accorta di nulla. Posso capire te, ma Ugo no! Il tuo barboncino castrato di nove anni che si trascina la pancia e dorme praticamente tutto il giorno. Mai avuto paura di Ugo, io! E poi credo che quel poveraccio non abbia mai visto un topo in vita sua. La colpa è anche tua, sia chiaro. Potevi comprargli uno di quegli affarini a molla tanto per tenerlo in allenamento, oppure uno di quei peluche che sono veramente squallidi come nostre imitazioni. Invece niente! Hai pensato solo a rimpinzarlo con quelle puzzolenti scatolette che, oltre a saziare, narcotizzano anche e il risultato ora è più che evidente.

È inutile che guardi in giro alla ricerca della mia famiglia. Sono rimasto orfano un anno fa. Non ho più nessuno, neanche una compagna, no. Sono qui che aspetto la topa della mia vita e ho intenzione di aspettarla qui ancora per un bel pezzo!. Hai capito benissimo. Io da qui non ho nessuna voglia di andarmene, il trasloco mi costerebbe un occhio della testa e poi la mia tana l’ho appena finita di arredare, è accogliente, l’ingresso è adiacente alla porta del tuo bagno, si proprio il tuo bagno cara!
No, non quello di servizio, parlo del bagno grande, dove hai tutti i trucchi, a proposito ti sta finendo il fard, ne avrai per altre due uscite al massimo, sono efficiente io, lo vedi?

A proposito, ti devo delle scuse, sai? Perché a volte, sempre per l’arredamento della tana, non avrai più trovato alcune cose, per esempio quella volta che hai fatto quella litigata con tuo marito perché non trovava più la sua carta topografica, beh… sono stato io e ti dico che sta benissimo appesa sopra il mio divano di pelo… poi quell’altra volta che cercavi disperatamente la toppa per riparare la manica di quella giacca… ora è una splendido tappeto nel mio salotto.

Qui non sarà una reggia, ma ci sto bene, qualche volta guardo la televisione, ma non sopporto tuo marito che fa continuamente zapping e poi che tristezza vederlo addormentato che russa sulla poltrona come un narcolettico! A me piacerebbe vedere la mia trasmissione preferita - Top of the pop - ma l’orario coincide con la telenovela “Beautiful” su Canale 5 e proprio non riesco a spuntarla, così dal nervoso mi metto a mordicchiare i piedi della poltrona…. Sì, sì, guarda pure, sono proprio rosicchiati! Legno scadente, fattelo dire! Se le hai pagate care ti hanno fregata! Siediti pure se ti va, perché tra un po’ dovrai farmi un piacere.
Giulia, sai che quando giri per casa con quella camicetta senza reggiseno sei davvero irresistibile? Un bel paio di tette, e su questo non si discute! Sono piccolo, ma perspicace e non farti ingannare dalle dimensioni, il fatto che mi vedi piccolo non significa proprio niente! Ci credi se ti dico che bacio benissimo?

Sarebbe una bella lotta tra te e me! E invece credo che tra noi non succederà mai nulla. Perché tu ora mi vedi così, quasi ti faccio tenerezza, ma un mio bacio potrebbe ucciderti.
Non sto scherzando: potrei essere portatore di leptospirosi, mica cazzi!! Leggi qua, da far rizzare i peli. “La leptospirosi è un'infezione batterica che può colpire sia l’uomo sia gli animali. Essa è causata da una famiglia di batteri del genere Leptospira. Le leptospire sono microrganismi della famiglia delle spirochetacee dotati di corpo esile e filamentoso, privo di ciglia o flagelli, diffusi nell'acqua e negli ambienti umidi, agenti di malattie infettive quali la leptospirosi. Esse sono ospiti abituali di topi, ratti, maiali, nutrie, eccetera e vengono immesse nell'ambiente con l’urina nell'acqua e nel fango. L’uomo può essere infettato attraverso la pelle, soprattutto degli arti inferiori e, in particolare, in presenza di ferite e abrasioni.” Capito? A me piace documentarmi, cosa credi?
Rebus sic stantibus - traduco, considerato il tuo avvilente diploma di operatrice turistica - stando così le cose se non vuoi correre rischi mortali adesso APRI IL FRIGORIFERO LENTAMENTE! Ho detto lentamente, brava così, in basso accanto al sedano c’è del grana a cubetti… ah! credevi che fossero luoghi comuni, invece no, a noi topi il formaggio piace davvero!
Prendilo e mettilo in quella scodella di ceramica Raku che tanto ti piace, quella col craquelé, brava, così. Ora, sempre vicino al sedano, c’è una pera, prendila e sbucciala, la buccia non la digerisco, e disponila a fette regolari nella scodella. Così va molto bene. Ora prendi i cuori di palma. Come dici? Non hai i cuori di palma? Cristo! Ti rendi conto? Non hai i cuori di palma! E smettila, che non serve a nulla piangere, finisci con l’aggravare la tua posizione! Cazzo, come li posso sostituire i cuori di palma? Aspetta... hmmm, vediamo, fammi pensare… ecco! Hai del mais? Perfetto, da brava, mettilo nella scodella, facciamo questa variante. Sta venendo veramente bene, sai, ho letto la ricetta sul libro di Suor Germana che tieni nel mobiletto in arte povera della cucina.
Adesso, sempre molto lentamente, appoggia la scodella sul tavolino nel soggiorno, accendi la tele e sintonizzati su Rai 1. Voglio vedere I Fatti Vostri. Ma prima di fare tutto questo fammi vedere le tette... Subito! Ahhhh, proprio come le immaginavo io. Ti mantieni soda, pupa! “Niente, anche stavolta niente, scusami Giulia è che sono particolarmente nervoso, non riesco a concentrarmi. Mi sembrava una buona idea quella del Topo, l’ho scritta in ufficio pensando a questa notte. Mi sento un marito fallito, Giulia, e smettila di dirmi che domani andrà meglio! A me non interessa domani, a me interessa oggi, m’interessava scoparti oggi! Domani il mio bioritmo non si può guardare e poi sempre domani Venere e Plutone sono in congiunzione con Urano… un vero disastro. Me misero, me tapino!... o me Topino?”

Giulia si girò dall’altra parte facendo un lungo sospiro e ripeté fino ad addormentarsi il numero di cellulare del suo amante.  Anche in senso inverso in un’iperbole senza fine.



 

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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 08:22 )
 

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