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Francesca Petruccelli - la luce della memoria PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Sabato 23 Luglio 2011 08:05

 

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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
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LA LUCE DELLA MEMORIA

di Francesca Petruccelli
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 13 novembre 2005




Quando sono venuta alla luce mio padre partiva per la Svizzera. Il dopo guerra, le promesse non mantenute di mio nonno, la quarta bocca da sfamare. Era troppo! Lavorava in campagna nella raccolta delle mele. Figlio di contadini, pensava che quello fosse l’unico suo mestiere. Alcune foto in bianco e nero testimoniano tutto ciò. Ma lui non raccontò mai di quell’esperienza. Non so neanche in quale parte della Svizzera fosse stato. Aveva preso un treno per chissà dove!
So del suo ritorno. Due anni dopo. Io non volevo farmi prendere in braccio e cercava di comprarmi con le caramelle. Nella sua assenza mio padre fu mio zio Lorenzo.
Sono cresciuta dividendo il mio affetto tra due padri. Poi se ne aggiunse un terzo. Di celluloide. Giacomo Rondinella, il cantante attore napoletano. Somigliava tantissimo a mio padre e io volevo andare al cinema a vederlo. La mia curiosità fatta di attesa si concretizzava la domenica pomeriggio, quando si spegneva la luce del cinema e iniziava la proiezione. Se malauguratamente non mi portavano al cinema, erano pianti e strilli per strada. Buttata per terra non riuscivano ad alzarmi, né con le buone, né con le cattive. Ma non tutte le domeniche c’era il cinema di papà. Nella finzione il papà era tutto per me. Nella realtà un po’ meno. Sono cresciuta convinta di aver vissuto un’infanzia di deserto affettivo. Da adulta ho contato tante madri e padri.
Ho amato e amo la luce del cinema e del teatro che si spegne e per magia racconta l’oltre, l’altro dell’esistenza e dell’esistere.
Alcuni hanno detto di me che sono stata una luce nella loro vita. A loro ho dedicato qualche anno fa questo testo



Se mai
Sono stata
Per voi
Una scheggia
Di luce

Amatemi
per questo



 

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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 08:23 )
 

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