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Beatrice Sanalitro - la preparazione PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Sabato 23 Luglio 2011 07:12

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
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LA PREPARAZIONE

di Beatrice Sanalitro
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 13 novembre 2005




1°)    Bella, bellissima; pelle di porcellana, liscia guaina da principessa.
Viscere, sangue, liquidi umori, solide sostanze, cremose delizie e, poi, sentimenti, emozioni, pensieri, tutto quanto trattenuto da una liscia guaina da principessa.
Nulla traspare. Il fare è distaccato.
Questo è il tuo ruolo, nello spettacolo della vita che tu hai scelto di recitare.
Hai spalmato un dito di cera sulla pelle senza espressione.
Chiuse le porte alle eccitazioni, ai confronti, agli scambi.
Sollevato il portello: è la maschera il tramite tra te e gli altri. Ripeto: nulla traspare!

2°)    Ho scelto di essere statua? Di recitare nascosta senza colore?
Senza gli amori che dipingono di rosso la pelle nell’intimità, senza i sogni che navigano su onde viola in solitudine, senza il blu che impregna i pensieri…
Niente arancio nelle scelte, né Sole nella preghiera, né erba nell’assenza di tempo?
Non più profumo di sudore sulla pelle, mai più riconosciuta nella moltitudine dal mio amore.
Mortificati nel piacere, i suoi sensi affonderebbero nelle mie pieghe senza miele arse di vecchiaia… Atroce asettico vivere.

1°)    Questo è il personaggio. Oseresti ribellarti alla scelta di un tempo?
Il tuo regista sono, e i tuoi pori sono chiusi.
È il copione. L’inevitabile destino.

2°)    Di certo non mi chiedi di recitare la vita.
La vita è scambio di odori, sussurri, parole tra me e me e tra me e gli altri, fuori.
Non si può eliminare l’incessante spola!
Rimane, altrimenti, solo la “maniera” per il dire, per il fare.
Frasi ripetute, gesti riciclati: gamba sinistra avanti, braccio destro avanti e mano tesa nel saluto… e sorriso di circostanza…
Resistenze che non si possono violare…
Non riesco a recitare codesto personaggio rivestito di gelida pelle.
Cambio le regole!
Il mio personaggio si aprirà, perché sgorghi dai pori la gioia per il sangue che scorre nelle vene; perché si avverta il brusio impercettibile dei pensieri e le onde frementi che dal mio ventre si avviano verso l’amato, in un vortice di irresistibili richiami.
Il mio personaggio si aprirà.

1°)    Sicura?
Davanti a spettatori armati di giudizi sul bello e il brutto, il bianco e il nero, pro questo e pro quello, tu vuoi aprirti?
Non rientra nel programma.
Sconsiderata decisione.
Apprezzamenti si inseriranno come scabbia nella tua pelle e i cunicoli scavati in tutte le direzioni sbricioleranno la Bellezza.
Devi essere chiusa.

2°)    Non posso.
La cera si scioglie.
L’Entusiasmo per la Vita mi prende.
È l’aperitivo che prepara e scalda e dà vigore: così la cera si scioglie!
Colano le gocce giù per la fronte, la schiena, le cosce.

1°)    Mi incuriosisci.
Va’ avanti!

2°)    Entra ora l’aria nei piccoli fori e crea brividi nei rivi sottili che dalle unghie dei piedi salgono su per le gambe; incontrano ruscelli nel ventre, e pozze di acque dolci nei seni, poi su per la schiena orgogliosa, si uniscono a torrenti di lacrime: sorgenti di schiume che lavano si sommano e rutila nella bocca un fiume di parole armoniose.
Gustata la preparazione fatta col desiderio di arcobaleno e con il controllo dei desideri, “il pranzo è pronto”, dirò.
Il pranzo è pronto.
Così io posso finalmente narrare e narrare è il mio pranzo, dopo essermi disposta ad aprirmi.
Umida è la voce nel racconto.
Fiere parole, un tempo, venivano pronunciate: pulito quello che usciva dalla bocca, pulito quello che entrava, nel mondo di semplici, dirette energie.
Narrare era un canto e come musica si diramava in ogni direzione senza sorgente, senza foce.
Niente da dimostrare; né screzi, né battaglie; solo il piacere di cullare e, sfiorandosi, di brillare nel calore di affetti privi di diritti esclusivi.
Il canto che si propaga e congiunge, questo è il pranzo.

1°)    Tu hai cambiato la lista dei cibi.
Vuoi liberarti del tuo personaggio.
Mi parli di canto, ma la maschera di principessa non può cantare.
Una lapide blocca la sua bocca.
È il risultato delle sue decisioni, ti dico!

2°)    Sì, ho cambiato cibi, rappresentazione.
Ho cambiato la preparazione, l’aperitivo.
Mi sono offerta un getto di acqua di fonte per allontanare le ombre, fino a che la pelle non ha respirato nella sua trasparenza; lontani i residui di cera.
Solo il piacere curioso di vita.
Nel crogiuolo azioni virtuose mescolate a note dell’arcobaleno per gustare il pranzo diverso a base di canto.
Sono protagonista della nuova rappresentazione.


 


 

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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 08:27 )
 

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