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Virginia Consoli - il rispetto PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Venerdì 22 Luglio 2011 16:34

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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possibilità di pernottamento
presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
a costi di Bed and Breakfast

 

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Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della
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Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
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IL RISPETTO

di Virginia Consoli
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 12 febbraio 2006




Due persone anziane su un autobus, di mattina presto. Sono un po’ svagate, uno soprattutto. Il primo adocchia un bel posto vicino al finestrino, nello stesso verso del mezzo. Si rivolge a un altro signore, leggermente più vecchio (ma non di tanto) seduto beatamente a godersi il panorama con il suo cappello appoggiato sulle ginocchia. Ci prova:
- Scusi… dico a lei… guardi che questo posto è mio…
L’altro lo guarda sorridendo, con espressione un po’ stralunata. Non replica. L’altro incalza:
- Mi scusi, le dicevo… questo posto mi spetta… mi spetta…!
E l’altro finalmente trova la parola:
- Lei è molto gentile. Allora vuol dire che mi rispetta! È uno dei pochi, sa? Con la maleducazione che imperversa al giorno d’oggi… Grazie per avermi fatto cominciare bene la giornata!
E si rimette tranquillo a guardare fuori dalla finestra.
A questo punto, il primo vecchietto rimane un po’ perplesso. Forse l’altro non ha capito bene… sapete, a una certa età si diventa un po’ duri d’orecchio. Prova a ripetere:
- Senta, forse non mi sono spiegato bene, ma questo posto da lei occupato è stato prenotato dall’autista per me… questo vuol dire che mi spetta, mi spetta!
L’altro lo guarda con tenerezza:
- Con ciò mi vuole dire che anche il conducente mi rispetta… che gentile! Mi ha prenotato il posto, come sui treni! Ma che bella giornata! Sono riuscito a prendere un autobus dove in un sol colpo trovo tutte persone che rispettano gli anziani! Che bello!
E si rigira verso il finestrino, perso nei suoi pensieri.
L’altro anziano non sa più dove sbattere la testa. Sempre in piedi (ormai si sta rassegnando), con i calli che cominciano a dolere, si avvicina al suo interlocutore con fare sbigottito, quasi sospetto.
- Senta, forse lei è straniero, non mi ha capito bene… io ho detto che il posto “mi spetta”… non che la rispetto…
L’altro lo fissa con aria molto professionale e, senza scomporsi minimamente, gli fa:
- Giovanotto, guardi che su questo la devo smentire clamorosamente… non c’è nessuno, modestamente, che conosca bene la lingua italiana come il sottoscritto! Sono un docente universitario di linguistica in pensione… e, se non sbaglio, lei stamattina mi ha salutato cordialmente dicendomi: “ Mi spetta… mi spetta”… per ben due volte… e quindi, vuol dire che lei mi “rispetta”! Mi scusi, ma quando dobbiamo modificare una cosa che è stata fatta male, come si dice?
- Ri…fare! Suppongo… - balbetta l’altro, sempre più smarrito.
- Esatto! E quando si sceglie di visitare un luogo che ci è piaciuto particolarmente, cosa si fa?
- Si ri…torna! - mormora l’altro, che ormai sta per arrendersi.
- Più che giusto! Da ciò se ne deduce che “ri” è il prefisso iterativo, che indica sempre e solamente il ripetersi di un’azione… e quindi, se lei, molto gentilmente, mi dice due volte: “mi spetta, mi spetta” è come se mi avesse detto che mi “rispetta”… e quindi io non posso far altro che ringraziarla della sua cortesia e proseguire più lietamente la mia giornata!
E detto questo, accenna a un sorriso e si ri-mette a guardare fuori dalla finestra, pensando che, in fin dei conti, checché ne dicano i poeti e i filosofi, il mondo non è poi così malaccio.

 
 


 

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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 08:36 )
 

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