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Tiziana Torre - provocazioni, giochi e fraintendimenti PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Venerdì 22 Luglio 2011 16:25

 

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PROVOCAZIONI, GIOCHI E FRAINTENDIMENTI

di Tiziana Torre
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 12 febbraio 2006




Figurati se mi piace andare a scuola! Sei proprio fuori! No, è che, visto che quelli mi ci mandano per forza - e il futuro.. e il diploma.. e il lavoro.. e la cultura.. - tanto vale trovarci qualche motivo per cui ne valga la pena di starci cinque o sei ore senza uscire di testa! Figurati se vado a scuola volentieri! È che, visto che ci sono obbligato, mi voglio divertire. L’altro giorno, per dirtene una, ho portato da casa una collanina di mia madre - una di quelle che non valgono niente, tutta di perline di vetro trasparente,. L’ho rotta in classe e ho fatto cadere le palline a terra, prima che entrassero anche gli altri, e sono andato in bagno. Dovevi esserci: dopo la seconda campana rientro: un casino fatto di gambe all’aria, culate per terra, zainetti che si aprivano, voci urlate tipo “Chi è quel demente che ha buttato ‘sta roba per terra? Se lo prendo lo ammazzo! Ti sei fatta male? Non ti avvicinare, porco!... proprio oggi che ho la gonna dovevo scivolare…!”
E poi, of course, arriva il preside e ci fa il mazzo. Troppo fiero.

*     *     *

A dir la verità non so se abbiamo fatto bene a insistere che continuasse in quella scuola… non so… forse avremmo dovuto assecondarlo e farlo smettere l’anno scorso… Sì, sai benissimo che sono d’accordo con te, anch’io sono convinta che se uno non studia al momento giusto poi non studia più e che al giorno d’oggi è importante e fondamentale specializzarsi… È che… non so… forse Edo non è tagliato per la scuola. E poi questa storia del comportamento, ti giuro, mi sta esasperando. Ed è inutile e controproducente che tu minimizzi: se ci telefonano, anzi, se mi telefonano evidentemente quelle che tu chiami ragazzate non sono vissute come tali… vorrà dire che sono gravi. E poi andrà a finire che prima o poi ci convocheranno. E ti assicuro che allora ti impedirò di accampare scuse: verrai con me.

*       *      *

Buongiorno. Sì, come le avevo accennato c’è un ragazzo in III D che mi preoccupa e che spesso mi mette in difficoltà. No, a dire il vero ha buone capacità, avrebbe dei talenti da far fruttare e sarebbe anche uno studente brillante, se solo trovasse la motivazione a frequentare la scuola. Sembra che venga solo per creare disagio e che si diverta a stupire, ma in senso negativo. Esatto: il classico esempio di chi cerca l’attenzione attraverso modalità distruttive. Sono venuta quindi a chiederle in quale modo, secondo lei, posso convogliare le sue energie, il suo spirito e la sua esuberanza verso qualcosa di proficuo, sano, finalizzato efficacemente all’apprendimento delle discipline e all’acquisizione delle abilità richieste a chi esce dal nostro Istituto…
Sì, ho capito, so anch’io, nonostante abbia poca esperienza, che tutti i contenuti passano attraverso di noi, che quello che comunichiamo principalmente è la nostra persona e quello che siamo, però… Quindi, lei mi consiglia di cercare di conoscerlo meglio, a livello, diciamo, individuale? Come dire che devo entrare più in confidenza con lui?

*      *      *

Figurati se mi piace andare a scuola! Sei bruciato! È che visto che quelli mi tritano i maroni se non ci vado, quando ci sono mi voglio fare due cappe. Figurati! Poi a forza di menargliela vedrai che si stuferanno di essere chiamati a casa, e magari non mi obbligheranno più.
Con mia madre ce l’ho quasi fatta a convincerla: cazzo, è lei che risponde sempre alle telefonate della presidenza e si è davvero rotta le balle. Va beh, si fa per dire!... Secondo te? Certo che mi danno i castighi, ma ormai non sanno più che inventare - via la Play via il cellulare via lo scooter… Ma non sarai così babbo da credere che quando loro sono in miniera io non usi più niente! Si tratta solo di stare all’occhio, di rientrare prima di loro – anzi, prima di mia madre che arriva sempre prima di quell’altro, di rubacchiare qualche deca ogni tanto e… voilà: il gioco è fatto. Sì, ti dico, tutto sommato ne vale la pena. Non è tanto pericoloso, almeno finché non se la dà mia madre…
Ti racconto questa: l’altro giorno ho fregato dal suo beauty i trucchi, e mi sono conciato gli occhi da paura, ma bene, eh? Scuri, come se mi avessero pestato, o se non avessi dormito per dieci giorni di seguito. Dovevi vedere i miei compagni, quegli idioti! Tutti preoccupati e incuriositi! Conigli come sono non mi hanno chiesto niente, ma li sentivo bisbigliare e li vedevo che ogni tanto si giravano per guardarmi… Troppo fiero! Pensa che quella di lettere ha fatto finta di niente per tutta la lezione, ma poi mi ha chiamato fuori e mi ha chiesto se dopo la IV ora potevo parlare un po’ con lei. Io le ho detto ok, ma che semmai era lei che aveva il permesso di parlare un po’ con me. Troppo fiero, vero? Mi ha guardato strano, ma poi ha detto a dopo.

*    *    *

Senti, non so come dirtelo, ma sono molto preoccupata. Per favore, la devi smettere di pensare che sono esagerata e che vedo problemi ovunque. Credo che ci sia qualcosa di strano in Edo. Sì, sì… continua a minimizzare, tanto tu a casa non ci sei mai e non sai quello che succede qui dentro!
Mario, tu credi che io sia una madre oppressiva? Mario, credi che io sia aggressiva, impositiva, che ti prevarichi? Come, che voglio dire? Questo voglio dire: i ruoli di madre e di padre, secondo te, nella nostra famiglia, sono ben definiti? Ti prego, non sto scherzando… sono preoccupata per Edo. È che… Non so come dirtelo, magari tu la prendi subito male… Mi è sparita una collanina. Certo che potrebbe averla presa per regalarla a qualche ragazzina… magari…. Non fare lo stupido: non voglio dire “magari avesse rubato”. Piuttosto “magari avesse una ragazzina”…
Insomma: mi sono spariti anche gli ombretti e un rossetto, e ti assicuro che quelle cose usate non si regalano.

*     *     *

Signor preside, buongiorno. Volevo aggiornarla su quel caso della III D. Ho parlato un po’ a tu per tu con lo studente: sembra che a casa non abbia grossi problemi. È figlio unico; i genitori lavorano entrambi, ma non mi ha dato l’impressione di sentirsi trascurato. Piuttosto, credo che gli vada stretta la scuola, non avrebbe voluto continuare gli studi. A ogni modo, mi è parso di vedere uno spiraglio nel suo modo apparentemente ostile e avverso al mondo adulto e soprattutto a quello scolastico, e le chiederei il permesso, sentita anche la famiglia, di poter fare con lui attività individuale pomeridiana, per cercare di tirargli fuori quel qualcosa di buono che sicuramente ha .

*     *     *

Figurati se mi piace andare a scuola! Allora sei proprio fissato!... È che dicendo ai miei del corso di recupero pomeridiano sono obbligati a lasciarmi usare il papero sennò arriverei tardi a casa e non riuscirei a prepararmi per l’indomani. Sì… come se io a casa studiassi!... Tranky! No, non è proprio che studio, a casa, ma… ti dirò… quella prof…. sarà che è giovane, sarà che ha le tette grosse… va beh… È riuscita a farsi promettere che a casa qualcosa farò, per la scuola.
Ti racconto questa: l’altro giorno, tanto per fare lo scemo, mi sono presentato all’ora di letteratura con l’abito di mia madre, quello che aveva comprato per la crociera, quello con i ricami le maniche gonfie. Prima che la prof potesse dire “ba” me lo sono tolto - tranky, sotto ero vestito! - e “ho rinunciato a tutti i beni materiali di mio padre per fare voto di povertà davanti a tutto il popolo e all’autorità”! Cazzo, ma lo vedi che sei proprio ignorante? La prof quel giorno avrebbe parlato di San Francesco d’Assisi, ce lo aveva detto, e io l’ho aiutata con un po’ di spettacolo. Troppo bello: quegli idioti dei miei compagni prima non hanno capito niente, ma poi, quando la prof mi ha fatto i complimenti per l’interpretazione, erano tutti ad arruffianarsi con me e a dirmi “bravo! che bella idea! che bella lezione!”
No, è che la prof era davvero contenta, mi ha fatto piacere vederla soddisfatta… sarà che è giovane, sarà che ha un bel sorriso… ‘somma: mi ha scritto sul registro una nota di merito e mi ha mollato un bel sette. Troppo fiero! Allora… ti dirò… a casa mi vien voglia di  trovare qualche spunto per poi giocarci a scuola….

*      *       *

Visto che parlare con te è come parlare col muro, e che Edo non mi dice niente, non mi vuole dire niente, e mi dice solo che tutto va bene e che sicuramente d’ora in poi farà il bravo, ho preso una decisione. Lo porto dalla psicologa. È inutile che fai quella faccia perché tanto ho già preso appuntamento. L’unica cosa è che prima vuol parlare anche con i suoi insegnanti. Anch’io, a dire il vero, devo andare a colloquio con una professoressa, quella nuova, quella di lettere: mi ha mandato a chiamare, e già che vado le anticipo il fatto della psicologa. Chissà che cosa mi dirà! Già la sento: “ suo figlio fa questo… non fa quest’altro… si comporta male….” E speriamo che non ci sia qualcosa di più grave!
Mario, te lo devo proprio dire: l’altro giorno ho trovato l’abito da sera, quello della crociera, stropicciato e fuori dalla custodia. Ah! Finalmente hai capito di che cosa ho paura! Martedì. L’insegnante ci aspetta martedì.

*       *       *

Buongiorno: vi ho convocati - e vi ringrazio di essere venuti entrambi - per parlare di vostro figlio. Mi sento di poter dire che, dopo un inizio d’anno scolastico burrascoso - siete, del resto, stati avvertiti delle note disciplinari che sono state date a Edoardo - vostro figlio ha cominciato a dimostrare un nuovo interesse per le attività didattiche e che, anzi, spesso se ne rende protagonista. Di questo sono particolarmente felice, anche perché mi sento, in piccola parte, responsabile. Evidentemente gli interventi individualizzati che abbiamo attivato stanno iniziando a dare buoni risultati. Vi chiedo pertanto di sostenerlo in questa fase così delicata della sua crescita e della sua maturazione, al fine di comunicargli che siete fieri di lui e che avete fiducia nel suo modo di essere studente, pur se così originale. Sì, perché… vedete… a volte i suoi interventi alle lezioni risultano - come dire - un po’ stravaganti, eccentrici… (come quella volta che si è travestito da Francesco d’Assisi…!) ma vi assicuro che sono fondamentali per lui, per la sua autostima, e che contemporaneamente sono stimolanti per il resto della classe. Se siete d’accordo, proseguirei gli incontri pomeridiani per qualche altra settimana. Voi, mi raccomando, fategli capire che apprezzate il suo impegno e che avete fiducia in lui. Penso che potrà diventare un buono studente e che potrà dare molte soddisfazioni come figlio.

*       *      *

Figurati se mi piace studiare! Sei bruciato! È che ci sono certe cose che dicono i libri che… via… non puoi far finta di niente: sono troppo vere! Oppure altre volte dicono delle stronzate così grosse che… Come fai a far finta di niente? E poi mi diverto, ti dico, a mettere in imbarazzo la mia prof, sì, quella nuova di Italiano. Leggo a casa e poi in classe le faccio le domande che quegli idioti dei miei compagni non hanno il coraggio di farle. Tanto, che ho da perdere? E poi, di pomeriggio, quando ci vediamo… sarà che è giovane, sarà che ha un buon odore… beh, mi fa piacere chiacchierare con lei. Parla bene, dice cose giuste…
Ti racconto questa: l’altro giorno non era a scuola, la mattina, e nel pomeriggio ci dovevamo vedere. Beh, non ci crederai: mi hanno chiamato dalla segreteria e al telefono c’era lei che si scusava perché non poteva venire al corso di recupero. Ti rendi conto? Lei si è ricordata di me, mi ha telefonato e si è scusata con me perché era malata!
E dai! Non fare la merda! Non è vero che sono diventato rosso!

*       *       *

Va bene, hai ragione tu, questa volta. Avevo frainteso. Meglio così, no? Del resto, tu non avresti potuto fraintendere, visto che neanche ti accorgi di quello che ti accade intorno! La professoressa mi ha tranquillizzato e inoltre la psicologa, parlando con Edo, ha avuto l’impressione che le sue inclinazioni sessuali siano ben definite e non tendenti all’omosessualità. Intendiamoci: se fosse stato… niente per la quale, per carità… però… ecco… mi sembra che tutto sia più facile, voglio dire… se a Edo piacciono le ragazze, e magari una in particolare… beh, mi sembra una buona cosa…
Chissà che avrà detto alla dottoressa: lei non ha potuto essere molto esplicita, né tantomeno precisa… sai, “segreto professionale”.

*     *      *

Signor Preside, buongiorno. Vorrei solo dirle che gli interventi individualizzati con lo studente di III D sono da ritenersi conclusi. Credo che abbiano raggiunto l’obiettivo che mi ero prefissata, cioè di aiutarlo a trovare dentro di sé le motivazioni per una frequenza scolastica costruttiva ed efficace. Credo che ormai Edoardo - lo studente - possa d’ora in poi camminare con le sue gambe, e con l’aiuto dei suoi genitori, s’intende, che, per quanto ansiosi, specie la madre, mi sembrano persone responsabili.
D’altra parte, credo che proseguire con gli incontri individuali possa creare nel ragazzo una forma di dipendenza nei miei confronti, che non trovo utile alla sua crescita.

*    *     *

Ti dirò: mi piace andare a scuola. Figurati! Sono io che lo dico: Edo, quello strano. Va beh, certo che è stato un colpaccio non vedere più la prof da sola, di pomeriggio… dai, non fare lo scemo! che cotta e cotta! È che dice cose belle, parla in modo giusto, mi ascolta e poi… Insomma, non è così malaccio andare a scuola.
Prendila così: ci vado, me la rischio e gioco con i proff.
E poi a casa sembrano tutti più calmi, specie mia madre, che mi aveva persino portato da una psicologa. Figurati! Chissà che cosa le avrà raccontato di me! Fatto sta che è più rilassata e che con papà è meno acida. Che abbiano trovato anche loro il modo di giocare un po’?

 
 

 

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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 08:36 )
 

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