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Simone Piva - coriandoli PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Venerdì 22 Luglio 2011 16:15

 

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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
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Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
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CORIANDOLI

di Simone Piva
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 12 febbraio 2006


 
 
 
 
Fermo da ore
Una porta che non apre
Non muore/ non sente/ non ricorda.

Colpi di nuca ondeggiano sul legno.
Il bagliore del tramonto
di un’immagine di memoria.

Non apre, non sente,
ma è in piedi
dietro a quella porta.

Tutti e due dritti
Amanti di un onirico
Che più non sogna.

Eppure amanti,
Nei sentieri dei tocchi delle mani.

E allora stringi a quelle mani
Il fuoco dei polmoni,
Cui Dio soffia
Coriandoli di un bimbo
Per appoggiarli dentro il ricordo,

Oggi soffia coriandoli da una mano
Per sederli dentro un volto

E soffia ancora coriandoli di gocce,
Sulla soglia di un amante,
Per riaverli da quella mano.

 
 

 

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IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 08:37 )
 

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