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Marta Iulita - follie al forno PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Venerdì 22 Luglio 2011 15:53

 

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FOLLIE AL FORNO

di Marta Iulita
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 12 febbraio 2006




Sì, lo so… non vi emozionate, vi prego, non è necessario, davvero! Sì sono proprio io la grande, superlativa Barbara Lux!
Grazie, grazie!!
La modestia? La modestia è dei mediocri, io sono una stella, una Dea, credete che Atena fosse modesta? E Venere? Era modesta lei? No, ve lo dico io!
Sono bella, lo so, vedo gli sguardi della gente… degli uomini, un brivido percorre il mio corpo quando quegli sguardi mi accarezzano, la mia schiena si inarca e il mio superlativo sedere si mostra in tutta la sua perfetta rotondità. Non è perfetto? Dite, dite pure!
Zitto tu, non parlavo con te!
Perdonate il mio assistente, è un imbecille!
Ma torniamo a noi… Dicevamo? Ah sì, che sono bella… e che ne dite del mio viso? La mia pelle è morbida, i miei occhi felini, la mia bocca carnosa e… cosa dici imbecille! Cosa c’entrano i canotti adesso? Ma cosa ho fatto di male per averti sempre appiccicato addosso! E smettila di sghignazzare, inutile composto organico!!
Oh vi prego, non fate caso, non vale la pena, fate come se non ci fosse!!

ANACLETO!! Dimmi cosa ci facciamo qui? E chi è tutta questa gentaglia?
I nuovi arrivati? Ah sì, ehm…
Sì, lo so… non vi emozionate, sono proprio io la grande… ah, l’ho già detto? E il mio sedere?... Il viso e tutto il resto?... E va bene, signor “so tutto io”, dimmi dove ero arrivata e cancella quel sorrisetto, sai?
Perdonatemim Signori, è che questo cretinissimo omuncolo è qui per nepotismo, vedete è la mia condanna, devo portarmelo dietro come ci si porta una domanda irrisolta… ANACLETO! Ma quanto sei imbecille, Anacleto?
Dunque andiamo avanti. Signore e Signori, siete qui giunti da terre lontane e da lande d’ogni sorta per essere alloggiati qui, non so cosa abbiate fatto per meritare tale trattamento e non voglio nemmeno saperlo, le vostre disgrazie non mi interessano.
Per quelli di voi che vogliono sporgere reclami, dare opinioni o suggerimenti, possono imbucare la loro letterina nell’apposita cassetta laggiù, ANACLETO! Mostra l’ubicazione della cassetta ai signori!
Un momento… Che ci fa qui quell’esserino? ANACLETO?! Quel piccolo essere puzzolente, cosa ci fa qui? Un bambino, dici? E cosa ce ne facciamo di un bambino qui? Un altro profugo, vero? Male, molto male piccolo coso rosa, adesso devi rifare la strada e tornare indietro da solo, lo sai? Paura? Dovevi pensarci prima di perderti! Via, via di qui! ANACLETO! Tienimelo lontano non voglio che mi tocchi con quelle proboscidi rosa e unticce!!
Oh cielo! Che emicrania!
Mi scusi signora, non avrebbe un Toradol? Morfina? Beh, non importa!
Venite Signori, fatevi avanti e seguitemi, ammirate l’incedere morbido e fluttuante, il dolce ondeggiare dei miei fianchi! Vi offro la superba visione della mia schiena, avete già fissato abbastanza il mio turgido seno… non mettermi fretta, cretino!
Credi che abbiano qualcosa di meglio da fare? Lascia dunque che indugino sulla perfezione assoluta!!
Siete fortunati che IO, la grande, unica Barbara Lux, vi guidi fra queste strade infernali fino al vostro alloggio!
Cielo, che caldo!!
Ma non si può abbassare un po’ il riscaldamento?
ANACLETO! Fai abbassare il riscaldamento, non mi piace sentirmi tutta sudaticcia!
Come non si può!? Se lo dico io si può eccome! Tuo padre? Come odio quando ricorri a questa storia di tuo padre! Non ti fa nemmeno onore, sei qui e hai un lavoro solo perché sei suo figlio, perché mio caro, nessuno ti avrebbe mai preso a servizio! Come perché, perché sei un imbecille! Cretino, cretino! Ridicolo composto bestiale, non si è mai visto nulla di più disgustoso e pietoso della tua faccia!
Oh, cielo! Non metterti a piangere adesso! Non ricominciare, Anacleto! Accidenti! Smettila, diventi ancora più brutto quando frigni, vedi che spaventi i signori ospiti? Guarda come tremano con quegli occhietti sbarrati! Non fate così signori, è innocuo, davvero, ora gli passa, è che è emotivamente instabile perché non ha mai avuto una madre, vedete quando è nato è scappata perché era così brutto che faceva spavento. Alcuni dicono che in realtà non sopportasse suo marito, in effetti è insopportabile con quel suo modo di fare: “Io sono il capo, io sono il male, io sono il supremo”… Che palle!
Finiscila Anacleto, guarda cosa hai fatto, la signora ha perso i sensi dalla paura!
Adesso basta, te lo dico io perché tua madre se n’è andata: non voleva essere la moglie di un panettiere con manie di grandezza e svariati complessi di onnipotenza!
Come sarebbe che non ha manie di grandezza? E come lo chiami quando uno si costruisce un forno pressoché immenso come questo solo per qualche pagnotta che, credetemi, fa pure schifo!
L’inferno… bravo, complimenti, per mantenere tutto sto po’ po’ di roba dobbiamo pure affittare le camere adesso!
E poi, dico io, ma che razza di gente assurda arriva qui!
Se non fosse l’unico panettiere cambierei forno guarda!
Nessuno ha un minimo di rispetto della mia arte, siete un branco di incompetenti. E adesso basta, Anacleto, sei il figlio di un panettiere e devi fartene una ragione!
Satana? No, non fa paura tesoro, e detto fra noi mi sembra un nome da femmina… forse tua madre ne sa qualcosa. Anacleto, guarda, anche quei signori sono svenuti!
Eh… non ci sono più i peccatori di una volta!

 
 

 

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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 08:38 )
 

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