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Marco Protti - confusione in tre precisi movimenti PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Venerdì 22 Luglio 2011 15:41

 

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CONFUSIONE IN TRE PRECISI MOVIMENTI

di Marco Protti
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 12 febbraio 2006




Un lungo corridoio cieco, uno spazio costretto e denso, di calore e aroma di caffé forte, attorno al bancone in smalto color crema.
Le pareti erano coperte da una tinta scura nella quale le fotografie in equilibrio su chiodi e cordicelle di spago aprivano i loro occhi in bianco e nero nel cartoncino chiaro del passepartout.
Dietro il bancone un ragazzo senza divisa armeggiava con un coltello intorno a un pasto freddo.
Leo Bra sedeva nell’ultimo sgabello e guardava la valigia ai suoi piedi ricompilando mentalmente la lista degli oggetti che la mattina, appena sveglio, gli erano parsi necessari; non sapendo quanto sarebbe durato il viaggio aveva deciso di portare con sé gran parte del necessario per il bagno compresi i due rasoi, l’olio alle erbe e l’argilla che avrebbe usato per gli impacchi al polso che aveva ricominciato a dargli noia; contrariamente aveva deciso di portare pochi vestiti, che avrebbe invece potuto acquistare durante il viaggio secondo l’occorrenza, quella mattina era parsa una buona decisione, mentre ora, guardando la valigia che non rispondeva alle sue interrogazioni si permetteva di dubitare, tuttavia non avrebbe disfatto la valigia, non l’avrebbe nemmeno aperta per sincerarsi della presenza rassicurante delle sue camicie bianche piegate con gran cura, invece estrasse dalla tasca destra della giacca un’agenda nera, grande quanto un piccolo quaderno di appunti, cominciando a sfogliarne le pagine fino a una data di fine marzo: il numero, il giorno e in fondo alla pagina la sua scrittura blu con la quale aveva segnato l’unico appuntamento, per cena.
La montatura degli occhiali sembrava dargli fastidio, si tolse gli occhiali, si passò una mano sugli occhi, quindi ordinò un secondo caffé.

Doveva essere, quella, la stanza principale.
Camilla Spina, entrata in quel momento, si liberò della sciarpa rossa che nascondeva la cicatrice sul collo e si fermò a osservare il grande lucernario a padiglione che proteggeva lo sfondato della volta.
Con gran rumore di voci tre uomini in tuta in cima a lunghe scale a pioli tendevano sotto i vetri un velario di velluto nero estraendo e riponendo gli attrezzi da una tasca, forse in cuoio, che portavano alla cintura.
La rimproverò l’urgenza delle domande che aveva fin lì trattenuto e il peso della borsa che portava a tracolla la distolse dall’osservare oltre i drappeggi sollevati a diversi metri sopra la sua testa, quindi, ancora sulla soglia, cercò altri cui chiedere aiuto. Alla sua sinistra un gruppo di persone si stava raccogliendo intorno a una figura distinta, in cravatta di seta variopinta, che si sarebbe presentata di lì a poco con una morbida stretta di mano e un inchino appena accennato con il nome di Alessandro.
Dirigendosi verso il gruppo non sapeva ancora se avrebbe avuto il coraggio di chiedere in quale città si trovasse.
Poteva essere un caso e l’avrebbe assecondato, poteva essere saggio dare modo a quella svista, a quell’errore, di crescere fino a diventare autonomamente un progetto; la prenotazione, il viaggio per Tripoli cancellato, poco importava.
Con la piacevole sensazione che talvolta la sicurezza di sé trasmetteva a gambe e braccia, Niccolò Duns salì i pochi gradini che lo separavano dalla porta a vetri dell’ingresso; questo era un locale oblungo, una piccola basilica dove trovavano posto due lunghi tavoli di legno ingombri di quotidiani sfogliati con garbato fruscio di carta tra le tazze del caffé. Le esedre che dilatavano i lati corti del locale con la loro pancia ospitavano scaffali stipati di libri e riviste dal dorso colorato.
Nella seconda stanza vide Alex impegnato in una conversazione con una donna dai capelli neri cui stringeva rassicurante la mano, quindi decise di aspettarlo al bar.
Quasi si scontrò con un ragazzo che ne usciva, questi si bloccò sulla soglia, una spalla abbassata da una valigia di tela blu, fissandolo con l’espressione sorpresa di chi aveva riconosciuto un volto familiare, sarebbe stato facile canzonarlo, perché tale era il suo spirito quel pomeriggio, invece cedette il passo così da seguirlo con lo sguardo per osservarlo guadagnarsi l’uscita; entrò finalmente nel bar e, salutato l’amico dietro il bancone, ordinò qualcosa da mangiare.


 
 

 

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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 08:39 )
 

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