Home Archivio News-Eventi Florian Lasne - mano, amico, ma no, nemico
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
Florian Lasne - mano, amico, ma no, nemico PDF Stampa E-mail
Votazione Utente: / 0
ScarsoOttimo 
cassetto degli articoli - armadio degli articoli
Scritto da Super Amministratore   
Venerdì 22 Luglio 2011 15:25

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


Hai letto questo testo di Scritturalia?

Esprimi il tuo apprezzamento, da scarso a ottimo.
Non è un concorso. Non c’è nessun premio. Tu e l’autore non vincerete nulla.
Perché votare allora? Semplicemente perché il tuo giudizio di lettore anonimo,
onesto, schietto e disinteressato, potrà essere utile all’autore.
La tua disponibilità a un semplice click come stimolo per lo scrittore/scrittrice
a ripensare e a migliorare la propria scrittura…

 

scritturaliafoto

Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

che cos’è SCRITTURÀLIA


LEGGI I RACCONTI DI SCRITTURALIA



possibilità di pernottamento
presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
a costi di Bed and Breakfast

 

LOGO
Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 

 

 

MANO, AMICO, MA NO, NEMICO

di Florian Lasne
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 12 febbraio 2006




Devo proprio andare là? No, perché l’altra volta già m’hanno tenuto per tre ore a parlare di chissà che cosa e io non trovavo nessun modo di scappare. Sicuro, loro hanno già preparato tutto perché in generale sono precisi.
Ma saranno contenti?
Sì, credo di sì. Non sono mai sicuro. La gente si conosce così male. Forse alla fine non sono così metodici. Voglio dire che l’altra volta sì, ma non è che per forza, quando uno è fatto in un certo modo, preciso eccetera… non è che per forza lo è sempre, così.
Poi non siamo così amici. Ok ci conosciamo da un po’ di tempo e non è la prima volta che ci vediamo. Ci divertiamo anche abbastanza; però cosa mi porta a pensare che ci possiamo chiamare amici. Ho conosciuto tante persone che lo sono state per tanti anni e poi all’improvviso si sono scoperti totalmente nemici. Non si sa mai.
Infatti io non so mai… cioè, non so mai se un mio amico lo è o no, nel senso che forse lo è, un amico, però chissà per quanto tempo? Allora, se un amico è potenzialmente un futuro nemico, lo è ancora, un amico? Non è semplice.
Guarda, per esempio, questi da cui devo andare: Giulia e Robert. Prima erano nemici. Non fra di loro, voglio dire, anche se ancora non si può sapere perché sono sposati da anni… però potrebbe essere che, in fondo, lo siano, senza esserne coscienti, e allora magari dovrei farglielo sapere, che sono nemici. Però adesso non lo sono tra di loro, ma prima con me, nemici, lo erano, credo. O piuttosto, non esattamente, ma... diciamo rivali.
Lavoravamo per due ditte che costruivano mani artificiali. Ogni tanto ci incontravamo per confrontare i nostri lavori e vedere cosa avevano di diverso. Allora per questo eravamo nemici, in senso commerciale. E questo è ancora un altro discorso, perché se uno è nemico commercialmente, abbiamo tendenza a pensare che anche nella vita normale lo è, allorché forse no.
Comunque che non ci eravamo simpatici era reciproco. Finché un giorno le contingenze hanno portato le nostre due ditte di mani a sciogliersi in una sola fabbrica di manopole.
Ed è stato molto difficile, primo perché eravamo pubblicamente concorrenti e adesso dovevamo essere compagni come se niente fosse; secondo, perché quando abbiamo dovuto unire le due fabbriche e il grande direttore aveva detto: “Andiamo in una nuova città e là, con fusione creiamo una sola, unica, unita impresa, un pour tous et tous pour un!”, si era creato una sorta di gelo, d’imbarazzo.
Era giunto il momento delle strette di mano sotto le folate di flash della folla di giornalisti in farfalla.
Ci siamo guardati tutti, con gli occhi sulle mani degli altri. Osservazione lunga, lunga. In questi momenti uno si sente perso, anche solo con tre secondi di silenzio, di freddo.
Perché, mi direte, perché tutto questo pasticcio? Beh, diciamo che dovendo stringerci le mani, nessuno si fidava dell’altro.
“Sarà una vera stretta di mano o no?”. Tutte queste persone e tutte queste mani da stringere, è imbarazzante. Non sai quale devi salutare più dell’altra, soprattutto quando sai che tutta la gente intorno a te costruisce delle cose artificiali e che queste cose sono delle mani.
Cioè se stringo la mano di una persona che mi sembra ipoteticamente simpatica e scopro poi che la mano dentro la mia è fasulla, fabbricata, non vera, ma molto simile, cosa devo pensare? “Ah, che simpatico, sta scherzando con me, mi ha presentato una falsa mano, possiamo diventare amici?” Però cosa mi certifica che lui non pensi: “L’ho fregato, mica mi sporcherei le mani con un rivale, una persona che non conosco.”
Ecco ciò che è successo, tutti eravamo presi da quest’ansia.
“Chissà se posso fidarmi degli sguardi perfidi degli altri che sembrano dirti benvenuto stringendoti una mano che non è proprio la loro?”
Eravamo in 18 e ci siamo ritrovati con 73 mani da stringere, così tante che mentre fai una foto con due mani che fingono di coccolare la tua, che la circondano come fanno i politici, mentre credi di farti un amico, ti fai rubare il portafoglio dalle due altre mani - vere questa volta - del tipo che, di fronte, ti sorride.
Ma non è neanche cosi semplice, perché se uno ti ruba il portafoglio, sei arrabbiato, perché hai perso la paga di tutto il mese precedente più le 60 ore di straordinari per poter fare una bella festa al tuo bambino che poco tempo fa ha avuto una polmonite molto brutta che l’ha fatto rimanere tre mesi e 23 giorni in ospedale con un’infermiera bisbetica che gridava sempre e che per salutare gli dava un enorme colpo sulla spalla e gli faceva direttamente vomitare tutta la colazione e gli svegliava un vulcano interno che gli consumava quel poco di polmone che gli rimaneva.
Insomma se hai perso il portafoglio, sai che la persona davanti a te è un nemico. Però se l’altra persona non ti ruba niente e comunque ti stringe una falsa mano, come fai a sapere chi sarà per te? Perché forse lui ha un buon spirito, ma una cattiva memoria. Allora ti stringe la mano dimenticando che oggi ha messo quella falsa. E tu la senti subito, ma lui non se ne accorge e nasce di nuovo il dubbio: mano, amico, ma no, nemico. E via che la va, rimani senza risposta e incerto sulla scelta da fare.
Allora questi miei amic’, compagn’, collegh’, boh, le persone da cui devo andare stasera? Non so bene?
Mi sembra che all’inaugurazione della fusione delle ditte ci siamo trovati tutti bene, complici. Le nostre mani si sono veramente incontrate, ci siamo veramente stretti due false mani, e abbiamo riso della truffa comune. Era sparita l’ambiguità e nata l’amicizia…
Ma questi due amici che mi aspettano a cena, se ogni volta che vado da loro mi annoio, e sicuramente anche loro si annoiano, perché siamo amici? O, senza perché, siamo amici? Nel senso che se io riuscissi a costruire delle mani artificiali che sembrano vere, cosa m’impedisce di pensare che non sia possibile costruire delle relazioni artificiali che sembrano vere?
Per questo sono indeciso. Non ho nessun piacere di andare da loro. E loro non credo siano tanto entusiasti di vedermi. Allora non ha senso. Meglio non andare.
Però non ho niente da fare stasera. Cosa farei da solo? Non so bene. Bah, una noia in più, una noia in meno. Arrivo amici!

 
 

 

5x100

 
 
 

 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 08:42 )
 

Time Zone Clock

Sondaggio

Accentazione ortoèpica lineare